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L’amore che cura. Guida alla relazione d’aiuto |

L’amore che cura. Guida alla relazione d’aiuto
di Carlo Lazzari e Maria Angela Masino, Franco Angeli,
pag. 110,
prezzo12,50 €
Non è semplice nella nostra società attuale sapersi ‘ fermare’ per accorgersi dell’altro e trasmettere messaggi disinteressati di attenzione.
Sembra che il contatto umano sia diventato un lusso che non tutti si possono permettere.
Il sentirsi soli, il sospetto e il timore sono diventati dei mali di cui soffrono molte persone. Sempre più si avverte il bisogno di sentirsi protetti e sicuri. Con il rischio che si cerca questo sostegno negli altri senza pensare che ciascuno di noi può essere in grado di instaurare relazioni che generano vita.
Il libretto scritto dal Dott. Carlo Lazzari, specializzato in counselling individuale , e da Maria Angela Masino, giornalista e divulgatrice scientifica affronta questo tema trasmettendo già nel titolo (L’amore che cura) un orientamento positivo.
Come sviluppare e rafforzare le relazioni d’aiuto? gli autori si chiedono e rispondono attraverso il ricorso a esemplificazioni concrete e riflettendo sugli elementi che intervengono in una relazione d’aiuto (carisma, sincerità, empatia).
E’ un libretto che si legge volentieri grazie ad un linguaggio scorrevole, la concretezza degli esempi riportati e l’indicazione di esercizi pratici.
Lo consigliamo ai volontari che si troveranno in contatto con situazioni difficili, agli educatori, agli insegnanti e genitori, a tutte quelle persone che vedono nell’esistenza dell’’altro’ un bene da salvare.
Mi piace chiudere con le parole degli autori (p.109)
“Si è[ …] soli quando non esiste alcun legame con gli altri. Per questo ci si può sentire soli in mezzo alla gente. Per tale ragione ci si sente tremendamente isolati (“separati dagli altri”) quando nel lavoro non si percepisce la solidarietà dei colleghi, dei superiori o dei collaboratori. Eppure, affetto e solidarietà sono atti reciproci. Si possono ricevere ma si possono anche offrire. Pertanto puoi essere tu il primo a rompere l’isolamento, muovendoti verso gli altri, determinando che non vi debba essere alcuna “separazione” tra il tuo modo di vedere le cose e quello degli altri”.
MariaGrazia Caputo |
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