
05/05/10
Una settimana ad Hinche
Ad ogni buca urtavo con la testa sul montante della portiera e mi ripetevo: “la prossima starò più attento” ma poi mi perdevo incuriosito nel paesaggio e ritornavo in me stesso di colpo, con la buca successiva. Il mio amico Michele non stava messo meglio. Schiacciato tra me e l’autista, per non disturbarlo nella guida, teneva le gambe in diagonale verso di me e per lui ogni buca significava una ginocchiata sul cruscotto. Avevamo il fuoristrada stracolmo di aiuti alimentari, ed eravamo diretti ad Hinche, sull’altopiano centrale di Haiti a 120 km dalla capitale, dove una missione di suore salesiane gestisce una scuola. Alcuni giorni prima una macchina si era fermata nel piazzale d’ingresso della casa provinciale a Port Au Prince e avevamo fatto conoscenza di Suor Mariangela e della sua missione nel cuore di Haiti. Ci aveva parlato dei suoi bambini e di quelli nuovi arrivati dopo il terremoto e ci aveva chiesto aiuto per preparare le nuove schede di adozione, come dire di no?!. A un tratto veniamo superati da un fuoristrada più moderno e veloce del nostro, l’autista frena per lasciare spazio tra noi e l’altro, e per un attimo penso si tratti di una gentilezza. In realtà è un astuzia, una nuvola di polvere si solleva immediatamente rendendo la vista impossibile e per un breve attimo guidiamo alla cieca. Mentre di fronte a noi vediamo allontanarsi il fuoristrada e migliorare lentamente la vista, mi accorgo che le persone che camminano ai bordi della strada sono tante e ricoperte di polvere e si portano la mano sulla bocca. Mi volto e vedo che anche noi solleviamo molta polvere e provo subito rimorso per un disagio di cui siamo responsabili, anche se involontariamente. Costeggiamo un grande lago, passiamo tra alcuni piccoli centri abitati, superiamo una diga, saliamo e poi scendiamo una montagna. La strada è lunga, ma per noi nuova, affascinante e tutta da scoprire. In alcuni tratti è buona, in altri pessima. Superiamo file di baracche, bancarelle di ogni tipo, vediamo animali carichi di merci e persone condividere un cammino difficile sotto il sole caldo, immaginando le loro destinazioni, le loro speranze e i loro pensieri, mentre la polvere sollevata dai camion, dalle macchine e dalle motociclette li avvolge senza tregua. Alla fine arriviamo. Nella piccola città di Hinche gli sguardi delle persone sono di quelli che penetrano e colpiscono dritti al cuore. Sono sguardi pieni di dignità malgrado la maggior parte hanno i vestiti sporchi e i segni della sofferenza e della fame. Un piccolo labirinto di stradine tra casine di cemento e baracche costruite con la corteccia essiccata delle palme, ci porta finalmente a destinazione. Si apre un cancello ed entriamo finalmente nella missione, un alto muro percorre tutto intorno un terreno di circa due ettari. Suor Mariangela ci accoglie e ci fa sentire subito a nostro agio mostrandoci gli ambienti della missione dove vive quotidianamente con altre tre suore, e dopo aver scaricato il fuoristrada dei viveri ed esserci ripresi qualche minuto con un po’ d’acqua, ci parla subito dei bambini. E’ metà mattinata sono in classe e stanno facendo lezione. “Volete vederli?”, non aspettavamo altro. Mentre ci avviciniamo alle classi Suor Mariangela ci riempie di informazioni e cominciamo a renderci conto dei primi problemi della missione. Mancano le aule, ma il più importante dei problemi è l’acqua. Quella che si trova è molto inquinata, quella migliore bisogna trovarla in profondità e sono già sei i costosi tentativi falliti. Una volta trovata occorre una pompa per portarla in superficie e un potabilizzatore, ma è solo l’inizio, ad ogni problema se ne aggiunge un altro. Mentre ascolto in silenzio, osservo Suor Mariangela e mi chiedo come faccia a parlare di tutti quei problemi ed essere sorridente, ha quasi 70 anni, una vita dura da missionaria sulle spalle e l’energia e la grinta di un adolescente che traspirano da ogni gesto e da ogni parola che l’accompagnano. La prima cosa che vediamo sono i bagni, sono nuovi, terminati con delle donazioni poco prima del terremoto e a misura dei piccoli. Mi chiedo come facessero prima 380 bambini con due latrine sole. Quando ci affacciamo alla prima aula vedo tanti piccoli occhi che ci guardano stupiti e ripenso alla sensazione che provavo anche io, quando a scuola qualcuno veniva in classe e felici della distrazione, ci alzavamo tutti in piedi per dire un educato buongiorno. Suor Mariangela infatti si aspettava proprio questo, ma lo stupore ha allungato i tempi di reazione e i piccoli hanno bisogno di un aiuto. “Come si dice?” e improvvisamente un coro di angioletti ripete il rituale benvenuto alla Direttrice e ai suoi ospiti. E’ difficile descrivere la tenerezza di quel momento, ve la lascio immaginare. I bambini sono vestiti tutti uguali con una divisa per i maschietti e una diversa per le femminucce e stanno facendo la pausa pranzo con un piatto di riso e fagioli. Più tardi ci viene spiegato che la divisa deve essere uguale per tutti ed è importante per nascondere i segni della povertà e far sentire i bambini tutti uguali e a loro agio tra i compagni. In molti casi tornati a casa alcuni di loro indossano stracci e camminano a piedi scalzi per strada e se non ci fosse la scuola non mangerebbero tutti i giorni. Visitiamo le altre classi e salutiamo tutti, poi anche noi andiamo a pranzo, ma prima dobbiamo lavarci le mani. In un secchio c’è l’acqua disinfettata con il cloro, una ciotola per prenderla e vicino il sapone. Per la doccia e il wc stessa cosa. Vita da missione. E’ finita la scuola i bambini sono tutti nello spiazzo, i grandi da una parte i piccoli dall’altra, qualcuno chiacchiera e qualcuno si incammina verso casa, altri si rincorrono tra gli alberi, ma appena ci vedono uscire dalla porticina di ingresso, tutti ci fissano. Sono imbarazzato e sento irrigidirmi tutto il corpo. I più grandi sono più diffidenti e restano distanti mentre una nuvola di piccoli mi viene incontro correndo e ridendo. Tutti cercano di prendermi le mani, qualcuno mi tira la maglietta e mi guarda sorridendo. Nei loro occhi ci sono mille domande: “chi sei?, che fai qui?, ci hai portato qualcosa?, sei buono?”. Michele è più a suo agio di me, prende un piccolo e lo solleva al cielo. Lui si diverte e tutti gli altri vogliono il loro turno in quel gioco improvvisato. I “miei” bambini, tutti intorno a me mi tirano la maglietta ancora più forte, alzando le braccia, vogliono lo stesso gioco, imito Michele e all’improvviso i piccoli di Hinche volano e gridano in cielo tra mille risate. Nel pomeriggio arrangiamo un tendone con dei teli e dei pali, abbiamo in mente di realizzare un’aula di fortuna. L’entusiasmo è tanto, i mezzi sono scarsi. Dopo aver cucito i teli tra loro e piantato i pali sistemiamo il terreno con pale e rastrelli, togliendo i sassi più grandi. Contempliamo il risultato e ci confortiamo dicendo: “Non è venuto male” in realtà pensiamo senza dirlo: “se piove sarà inutile!”. Alla sera il buio avvolge il paesaggio e le baracche obbligandoci a fermarci, mentre il cielo si punteggia di stelle. La luce ad Hinche è un lusso, noi abbiamo un generatore che illumina solo una parte della missione, per tutto il resto ci sono le torce. La mattina per le suore inizia molto presto. Alle 5.00, sono già in piedi e si preparano per la giornata. Alle 7.40 arrivano i primi bambini, si mettono tutti in fila davanti alla direttrice, ascoltano le sue parole, segue l’inno nazionale e alla fine tutti in classe. I bambini si sono accorti della nostra aula di fortuna, ma l’hanno interpretata come un punto di raccolta per le loro biciclette. Giustamente per loro, quella “cosa” tutto poteva essere tranne che un aula. Il giorno dopo, riprendiamo il nostro progetto di costruire almeno due aule, ma questa volta con i mezzi adeguati. L’Unicef ha donato una tenda di 12 metri per 6. Divisa a metà con un lenzuolo ricaveremo due aule e andrà benissimo. Il giorno dopo la tenda è finita e il risultato finalmente ci soddisfa tutti.……. L’ultimo giorno ad Hinche lo trascorriamo visitando alcuni laboratori di cucito dove le suore tengono lezioni per le ragazze più grandi che vogliono imparare un mestiere, altre aule dove si tengono lezioni di cucina e il piccolo Ospedale gestito dalle suore di Madre Teresa. L’ospedale è diviso in padiglioni. In quello dei bambini ci troviamo di fronte ad uno spettacolo straziante. Molti piccoli sono gravemente ammalati e altri denutriti. La mattina, prima della nostra visita ne sono deceduti due. Quella visita ci riporta tristemente alla realtà e ci ricorda che Hinche non è solo un posto meraviglioso pieno di vita, di bambini e di allegria, ma è pur sempre uno dei luoghi più poveri della terra dove si lotta per la vita tutti i giorni e si può ancora morire di fame. La missione delle suore è un isola felice, il baluardo della speranza per tanti piccoli che possono sperare di sopravvivere alla povertà che li affligge dalla nascita, crescere, studiare e avere una possibilità di cambiare il proprio destino.
Torniamo silenziosi alla missione, il cancello si apre e quello che vedo non è più una scuola, ma la grande sfida di 4 suore che credono e combattono tutti i giorni, con amore, per 380 buone ragioni.
A presto
Kristian
Facciamo seguire alcune fotografie che ci ha inviato il nostro volontario Kristian
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04/05/10
Cari Amici,
Questa é l’ultima lettera che vi scrivo da Haiti. Almeno per il momento, torno in Italia in attesa della prossima missione che il Signore vorrà affidarmi.
Purtroppo mi sono preso la malaria e l’ultima settimana non e’ stata molto facile per me. Sono un pò stanco e debilitato fisicamente e quindi ho ritenuto opportuno anticipare il mio rientro di poche settimane.
Nonostante quel che abbiamo vissuto in questi mesi, moralmente sto molto bene; quando si decide di affidare anche la sofferenza come preghiera al Signore tutto diventa piu’ sopportabile.
Torno in Italia sereno perchè so di aver fatto il massimo che potevo, poco o molto che sia stato il mio impegno nella raccolta fondi per il bellissimo e sofferto popolo Haitiano. Questa ripartirà quando metterò piede in Italia ed avrò ripreso le forze.
Sono già in programma alcuni incontri, tra questi il festival Jazz di Bologna, che si terrà i primi di luglio, dove sarò felice di partecipare portando la mia testimonianza.
Lascio ad Haiti il buon Kristian con il quale ho condiviso emozioni contrastanti: piccole liti, lacrime, sorrisi e soddisfazioni per i lavori svolti.
Sono certo che continuerà l’esperienza con la costanza di sempre.
Un grazie allo staff del VIDES Internazionale per il supporto amorevole e costante che mi ha fornito in questi mesi.
Un grazie anche a tutti gli amici noti e non che hanno letto e commentato via mail le informazioni che abbiamo condiviso.
Per chiunque volesse contattarmi la mia mail è michele.abbate@libero.it
Grazie a tutti
Michele A.

20/04/10
Cari Amici,
ecco la mia terza lettera a due mesi dal nostro arrivo a Port au Prince. Tante cose sono accadute e tante esperienze abbiamo fatto, alcune delle quali non e’ il caso di raccontare qui perchè’ troppo forti ed anche perché il raccontarle bene richiederebbe un’introduzione ed una descrizione troppo lunghe.
Noi stiamo molto bene, anche se non nascondo che alcune volte la stanchezza si fa sentire. Una stanchezza più emotiva che fisica tuttavia; quella fisica si recupera con un po’ di sonno, quella emotiva penso che richiedera’ un lungo discernimento al mio ritorno a Palermo. Ma la fede in Dio e l’amore per ciò che faccio mi fa sempre sentire carico di energia e determinato.
La situazione ad Haiti e’ lievemente migliorata: si continua la demolizione degli innumerevoli edifici distrutti eseguita con le ruspe, sia dalle forze straniere che locali, ed anche da gruppi di persone autonomi che cercano di recuperare il ferro e quant’altro possibile dalle macerie per poter poi vendere il tutto e ricavare un po’ di denaro.
Finalmente in alcuni punti della città si stanno allestendo campi un po’ più organizzati, piccoli segni di rinascita che non sono poi così piccoli se si considera la mole della catastrofe subita, ed e’ solo attraverso questi piccoli segni che si ha la percezione del ritorno alla normalità. Ovviamente questo e’ un processo che richiedera’ anni.
In questi giorni assistiamo anche ad un evento meraviglioso: le strade si ripopolano di ragazzi in divisa che ricominciano ad andare a scuola, anche questo un grande segno che riempie il cuore di gioia; infatti le scuole hanno riaperto dopo Pasqua, le lezioni si tengono in tende o in strutture che il governo sta allestendo. Ovviamente non si tratta ancora di un’ attività ben regolamentata, ma pian piano siamo certi che anche l’attività scolastica ritornerà a regime.
In questo periodo dovrebbe iniziare la stagione delle piogge che, da un lato, e’ un male per le tante persone che vivono in tende di fortuna in mezzo al fango, ma dall’altro si rischierebbe di restare senza acqua se non dovesse cominciare a piovere!
Il grande problema reale di Haiti sin da prima del 12 gennaio, ma oggi forse più urgente che mai, è l’assenza di un governo solido che sappia lavorare per il bene del popolo e dialogare con le grandi organizzazioni straniere.
Non voglio dare l’idea che tutto vada bene ed ora, che è finita la fase di prima emergenza del recupero e salvataggio dei feriti del terremoto, si inizia ad entrare nella fase successiva , forse ancora piu’ delicata, della restituzione della gioia e delle prospettive di vita a quanti hanno avuto la fortuna di sopravvivere.
Alcune volte, mentre guardo la gente intorno a me, mi soffermo a pensare a quale tragedia queste persone hanno subito e quanto hanno perso! Ed allora il cuore mi si riempie di tristezza; ma il messaggio finale che voglio lanciare in questa lettera è di speranza, perché le cose iniziano molto lentamente a migliorare e adesso sta a tutti noi non dimenticare questo Popolo ed accompagnarlo in quel processo lento ma continuo di rinascita che lo riporterà al livello della qualità di vita che ogni essere umano merita.
Un caro abbraccio.
Michele A.
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16/03/10
Cari Amici,
Sono passate ormai diverse settimane dall’arrivo mio e di Kristian a Haiti, ed eccomi come da alcuni amici richiestomi a comunicarvi notizie, anche perché come già ci aspettavamo purtroppo in Italia tutto tace o quasi.
La situazione in queste settimane è un po’ cambiata le macerie in alcune parti sono parzialmente scomparse specie nella zona centrale della città, la situazione è ancora desolante nelle zone interne, Port au Prince è molto grande e sembra, come ho detto nella scorsa lettera, che le macerie non finiscano mai, è impressionante vedere gente accampata sotto costruzioni che sembra debbano crollare al primo soffio di vento, le macerie lasciano il posto a zone sterrate e le tende continuano a dominare la scena in ogni angolo della città.
L’attività dei campi intorno alle nostre missione si va strutturando con programmi giornalieri per intrattenere i ragazzi, ed il lavoro come si può immaginare non manca.
La cosa triste è vedere tante truppe mandate qui ad aiutare dai “grandi del mondo” andare via o prepararsi per farlo: Italiani, Francesi, Americani e altri ancora, dicono che l’emergenza è finita… ma qui la miseria è dilagante e l’indole della gente non aiuta a migliorare le cose. Temiamo per il prossimo futuro un aumento delle epidemie e della violenza dovuta oltre ai tanti criminali evasi inseguito al crollo del carcere alla gente esasperata, spesso la sera sentiamo spari e urla, la cosa peggioreranno quando cesseranno gli aiuti dei vari eserciti che portano cibo e acqua.
Tra le nostre varie attività in questi giorni abbiamo accompagnato due bimbi malati di tubercolosi in ospedale cercando loro una sistemazione, abbiamo girato i pochi ospedali disponibili al ricovero senza alcun risultato, il nostro stato d’animo era molto giù perché sapevamo che senza cure adeguate i bimbi, cosi indifesi e deperiti, che tenevamo in braccio non avrebbero superato probabilmente la notte, alla fine siamo riusciti a farli ricoverare al S. Damien grazie alla grande sensibilità della Fonazione Rava.
La situazione negli ospedali locali è un po’ desolante, più efficienti sono gli ospedali da campo allestiti dalle varie nazioni, purtroppo questi sono veramente pochi, la gente presente negli ospedali è veramente impressionante.
La settimana scorsa siamo stati in una missione a est di Haiti, faccio seguire una piccola scheda informativa sulla missione e delle foto sulla missione e sulla raccolta delle documentazione per il sostegno a distanza.
Informazioni generali: Hinche è un paese di circa 30.000 abitanti, dista circa 120 km dalla capitale Port au Prince raggiungibile in circa tre ore di macchina.
La religione ufficiale è il cattolicesimo ma è molto diffusa il woodoo. Nonostante la scuola sia obbligatoria fino al nono grado, più del 50% dei bambini non frequenta perché le famiglie essendo molto povere, preferiscono mandare i piccoli in cerca di lavori di fortuna.
I segni del terremoto in misura molto ridotta sono visibili nel piccolo centro, le scuole sono state chiuse dal 13 al 31 gennaio 2010.
Oggi Hinche è meta di un grande numero di Haitiani che dopo aver perso tutto nel terremoto del 12 gennaio scorso, cercano ospitalità in posti più sicuri.
Il paesaggio si presenta molto verde, e questo camuffa un po’ a primo impatto la povertà dilagante, gli edifici con l’acqua corrente sono molto pochi, e l’elettricità è quasi del tutto assente nel villaggio. Le suore della piccola missione salesiana, hanno scavato ben cinque pozzi cercando l’acqua ma i risultati sono stati al quanto deludenti, l’acqua trovata è ricca per il 60 % di carico organico e batteri, ovviamente inutilizzabile.
La missione: La missione salesiana esiste da otto anni, ha un totale di 380 studenti, quarantacinque dei quali provenienti dalla capitale dopo il terremoto, sono attive due classi per la materna e sei classi dal primo al sesto grado (le nostre elementari). Responsabile della missione è una splendida ed energica suora italiana, S. Mariangela Fogagnolo, che da quaranta anni lavora nelle missioni di Haiti.
Un caro saluto a tutti
Michele A.
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09/03/10
Le quattro volontarie Carrie Roudebush, Maria Carmen Medina Castillon, Molly Fohn e Irma Ortega Bijarro, partite con il gruppo del Vides USA per Haiti sono rientrate dopo un mese trascorso nel Paese colpito dal terremoto. Questo mese è stato per loro una straordinaria esperienza di solidarietà in una situazione così problematica quale oggi è Haiti.
Giunte nel Paese si sono subito confrontate con la sua realtà difficile ma anche con la dignità e la grande fede che questa popolazione continua a dimostrare. Ad animare le volontarie nel loro contributo alla gente di Haiti, soprattutto il coraggioso lavoro delle suore salesiane che continuano a portare avanti, anche dopo il terremoto, la loro missione educatrice rivolta ai giovani ed ai poveri. Dai loro racconti emerge quanta forza hanno ricevuto dalle attestazioni di solidarietà e collaborazione di cui hanno fatto esperienza, nel tentativo di riportare il Paese alla normalità . La strada verso la normalità di Haiti non è agevole poiché il Paese già prima del terremoto presentava una situazione complessa e difficoltosa . Gli edifici, già fatiscenti, non essendo costruiti a norma, non hanno retto l’impatto violento delle scosse telluriche. In particolare, gli immobili scolastici costruiti con materiale polveroso hanno subito un facile collasso. Anche gli edifici scolastici delle suore salesiane hanno subito ingenti danni. Ricostruire questi edifici è importante per i bambini di Haiti, affinché possano continuare la loro educazione e formazione. Basti pensare che sono 1500 gli studenti di cui le suore si occupano e 2000 quelli delle scuole che usufruiscono dei loro locali.
I bambini, le vittime più indifese della tragedia di Haiti, ai quali le volontarie del Vides USA hanno rivolto le proprie cure nutrendoli e assistendoli sono coloro che più di tutti hanno regalato forza e coraggio nonostante la loro sofferenza per lo shock subito; il loro bisogno di attenzione ed amore è evidente così come la loro capacità di illuminare i cuori con i loro sorrisi in risposta ad ogni sguardo che si posi su di loro. Le volontarie hanno contribuito a fornire acqua, cibo e tende alle circa 900 persone che hanno fatto meta alla Casa Provinciale; quello che ovunque sono le Figlie di Maria Ausiliatrice è considerato il loro quartiere generale. Carrie, Maria Carmen, Molly ed Irma sono state testimoni dell’operosità delle suore salesiane che gestiscono sette campi per un totale di circa 20.000 persone cui forniscono acqua e cibo.
Il problema delle tende ad Haiti è molto importante poiché quelle a disposizione molto spesso non sono impermeabili, motivo per cui, poco utili a riparare nei giorni di pioggia. La gente di Haiti ha perso tutto e per questo necessita oltre che di acqua, cibo e tende anche di grande coraggio ed energia per reagire ed andare avanti.
Questa straordinaria popolazione dimostra di avere un forte bisogno di leadership; bisogno di punti di riferimento capaci di stimolare lo sforzo collettivo verso un cambiamento e verso uno spirito comunitario, un sentimento a cui le suore cercano di dare risposta. All’interno di quello che oggi è chiamato “il Campo”, la zona intorno al convento che comprende i locali delle suore, è stato creato un comitato di giovani adulti che fanno da leaders; una grandissima opportunità per queste persone di condividere le regole del campo imparando a vivere insieme come una grande famiglia. Se hanno una buona e forte leadership la voglia di cambiare sarà maggiore così come quella di migliorarsi.
Le suore cercano di mobilitare la generosità e la collaborazione di molti e molteplici sono state le manifestazioni di aiuto di cui sono state testimoni le volontarie del Vides USA che hanno contribuito non poco a rafforzare la loro fiducia nella capacità di poter aiutare questa incredibile popolazione. Sarah, una ragazza di 24-25 anni che lavorava con World Doctors , ha aiutato nella registrazione con le Nazioni Unite e l’ UNICEF, ma altresì ha fornito 10 tende formato famiglia di cui una impermeabile. Altro esempio di solidarietà verso le suore è venuto da Penny, un inglese che gestiva la logistica del campo medico che in cambio di uno dei quattro generatori in possesso delle suore per la loro sala operatoria ha donato cibo, zucchero, biscotti proteici ed inviato medici alla Casa Provinciale per prendersi cura dei residenti nelle tende allestite. Jorge e Ramon di Porto Rico hanno raccolto nei villaggi vicino cibo, acqua e medicine equipaggiando cinque camion che hanno poi traghettato passando per Santo Domingo ad Haiti.
L’aiuto prezioso dei tanti mossi da spirito di generosità non è mai abbastanza, nonostante gli esempi di solidarietà, ancora molto c’è da fare ed è necessario per aiutare la popolazione di Haiti soprattutto se si considera che sta per arrivare la stagione delle piogge che finirà per aggravare la situazione già di per sé precaria.
La voglia di lavorare affinché Haiti possa migliorare è un sentimento molto forte che si tocca con mano affiancando il lavoro delle suore; un sentimento che vanifica subito i timori iniziali e le paure di chi come le nostre volontarie arrivi sul posto e si trovi di fronte alle conseguenze disastrose del terremoto. Come dice Sr. Monique “ Non possiamo lasciare che il sacrificio dei molti che sono morti vada sprecato, costruiremo una strada per una vita migliore per coloro che ci hanno lasciato”. Per questo la gente di Haiti non va dimenticata, lo sforzo nel sostenerla sia materialmente che psicologicamente deve continuare.
Ringraziamo Carrie, Maria Carmen, Molly ed Irma per il loro lavoro con il Vides Usa ad Haiti, per lo spirito di generosità e solidarietà che hanno dimostrato nell’aiutare i bambini e la gente di questo sorprendente Paese.

Facciamo seguire alcune fotografie che ci ha inviato il nostro volontario Michele
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27/02/10
Cari amici,
Siamo qui da pochi giorni e non nascondo che l’impatto con la realtà locale è stato molto duro.
Arrivando ad Haiti la situazione è apparsa devastante, ma solo ieri andando in giro in macchina per visitare le missioni delle suore salesiane le dimensioni della tragedia si è rivelata in tutta la sua grandezza, la città è una tendopoli, dalle tende classiche arrivate da tutto il mondo alle tende fatte con i più svariati mezzi di fortuna.
Descrivere la sensazione che provo stando qui è impossibile, sicuramente il primo stato d’animo che prende il sopravvento è la tristezza mista ad una profonda desolazione interna, ieri in macchina stentavo a credere che tutta questa distruzione avessi una fine, perché in ogni angolo della città i cumuli di macerie sono infiniti.
Non nascondo che in alcuni momenti trattenere le lacrime è dura, fa male vedere tanta gente per strada, tanti bambini senza più una famiglia, il pensiero del loro futuro quando passerà l’emergenza.
Le case delle suore sono molto danneggiate specie due missioni che sono un cumolo di macerie.
Intorno alle nostre missioni si sono creati diversi campi, ecco alcuni dati:
1. Petion ville: settanta persone dormono nella missione delle suore dove la casa è stata completamente distrutta.
2. Collegio Marie Regine: (5 suore + 2 volontari italiani più collaboratori, giovani del posto) 10.000 persone vivono nel campo, delle quali bambini circa 2.000 (300 da 0 a 5 anni, 7 nati nel campo dopo il terremoto). La distribuzione del cibo e dell’acqua è a carico dell’Esercito Messicano.
3. Citè Militare: 3500 persone vivono nel campo assistenza generale cibo e acqua a carico delle suore.
4. Maria Auxiliatrice: 300 persone più bambini
5. Casa provinciale: 924 persone, cibo e acqua per alcuni giorni con distribuzione di pacchi e assistenza spirituale e sanitaria più i medici portoghesi sempre presenti nella casa. 33 orfani ospiti nella casa.
Dai numeri sopra riportati è facile capire come, dopo la desolazione iniziale, la speranza e la gioia porta a voler fare sempre di più per la rinascita del paese, e si riesce a vedere in tante piccole cose la forza della gente che nonostante tutto cerca di ritornare ad una vita normale, per quanto possibile.
Oggi abbiamo montato delle tende nel campo vicino la missione la gioia di lavorare e condividere con queste persone la vita di tutti i giorni è qualcosa che riempie totalmente, e non posso che essere felice di essere qui accanto a tante persone che hanno deciso di donare la propria vita per il prossimo.
Mentre vi scrivo sta diluviando è notte e il pensiero non può non andare a tutte le persone che vivono nelle tende spesso non impermeabili, una cooperante francese mi ha appena detto che nel sud di Haiti un allagamento causato dalla pioggia ha causato la morte di 10 persone.
Le scosse di terremoto saltuariamente si fanno sentire, la scorsa notte c’è stata una di 4.5,
per il resto i segni del lavoro fatti in questo mese sono visibili, sono certo che se gli aiuti saranno usati bene da questa tragedia la popolazione Haitiana potrà vivere una grande rinascita.
Spero di poter scrivere presto,
Michele A.
Facciamo seguire alcune fotografie che ci ha inviato il nostro volontario Kristian:

23/02/10
Oggi, 23 febbraio 2010, sono partiti per portare soccorso alla popolazione di Haiti due nostri volontari: Kristian Talamonti e Michele Abbate.
Auguriamo a Kristian e a Michele una buona esperienza e assicuriamo loro la nostra vicinanza con le nostre preghiere!
Kristian è un ex allievo delle suore salesiane e psicologo laureatosi presso la Pontificia Università Auxilium. Egli ha svolto un’esperienza di volontariato durante la recente emergenza Abruzzo. |
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Michele ha conseguito il dottorato di ricerca in Scienze Chimiche e attualmente è chimico presso l’Università degli Studi di Palermo. Dal 2005 è volontario del VIDES Internazionale con esperienze in India ed in Etiopia dove tra il 2008 e il 2009 ha svolto il compito di docente volontario presso la scuola di Adwa. |
Facciamo seguire una piccola testimonianza di Michele:
“Negli ultimi anni la mia attività di volontariato ha trovato ampia realizzazione nello spirito salesiano di Don Bosco attraverso il VIDES Internazionale, dove ho avuto modo di imparare a conoscere realtà molto diverse che mi hanno completato sotto molteplici punti di vista.
In questi anni ho avuto inoltre modo di imparare a donarmi agli altri cercando di uscire da me stesso e mettendo in primo piano il bene del prossimo. Solo attraverso questa esperienza di totale abbandono riesco a provare quella sensazione di profondo benessere che mi fa sentire in completa comunione con Dio”.
Michele prima della sua partenza per Haiti ha organizzato nella sua città, Palermo, due serate (18 e 19 febbraio) di raccolta fondi per questa terra colpita dal terribile terremoto che ad oggi ha causato più di 200 mila morti. Numerose sono state le partecipazioni alle due serate che gli hanno permesso di raccogliere i fondi per l’acquisto di tende che porterà personalmente ad Haiti insieme ad altri fondi che donerà direttamente alle suore salesiane presenti in loco. Infatti, le suore salesiane si sono attivate immediatamente per portare soccorso alla popolazione allestendo un campo che offre ospitalità a più di 3000 persone, distribuendo cibo e assistenza, radunando i bambini e i ragazzi e proponendo varie attività di sostegno ed animazione. Le suore salesiane hanno tristemente constatato come i bambini siano le vittime più indifese e con una grande necessità di supporto non solo fisico, ma anche e soprattutto psicologico. Infatti, la maggior parte di questi bambini non riesce più a comunicare. Lo shock per quello che hanno vissuto è stato talmente forte da impedire loro di esternare il dolore, la sofferenza, la paura per questa tragedia.
Facciamo seguire alcune fotografie della serata:

23/02/10
Dopo il terribile terremoto che ha colpito Haiti causando più di 200 mila morti, le suore salesiane si sono attivate immediatamente per portare soccorso alla popolazione:
- Hanno allestito un campo che offre ospitalità a più di 3000 persone
- Distribuiscono cibo e assistenza
- Visitano le famiglie per meglio capire le necessità di ognuno
- Radunano i bambini e i ragazzi e propongono varie attività di sostegno ed animazione
Anche grazie all’aiuto e alla generosità di tanti sostenitori italiani è possibile tutto questo!
Un grazie particolare a tutti quelli che sono stati e saranno vicino alle sofferenze della popolazione haitiana.

09/02/10
Haiti nella nostra Preghiera 
02/02/10
Dopo il terribile terremoto che ha colpito il 12 gennaio la popolazione di Haiti, l’isola deve affrontare un’enorme emergenza: 150 mila morti, migliaia di feriti e mancanza di acqua potabile e di cibo affiancata a una enorme difficoltà nel coordinamento degli aiuti.
Le FMA hanno subito danni nelle opere di Port-au-Prince e “Santa Maria D. Mazzarello” di Pétion-Ville. Ora in tutte le case, nelle parti rimaste in piedi, le suore salesiane si sono attivate per accogliere la gente.
Sul sitoweb delle Figlie di Maria Ausiliatrice possiamo leggere:
“Il canale televisivo colombiano RCN ha trasmesso un'intervista a suor Rocio Perez, missionaria in Haiti di origine colombiana. Nel servizio sono state mostrate alcune immagini in cui si vedono le nostre sorelle che lavorano in un grande campo con oltre 3.000 persone, che è stato allestito nella zona verde di una delle nostre comunità. Suor Rocio ha raccontato che nel mese di dicembre avevano ricevuto in regalo tende da campo, che adesso hanno messo a disposizione della popolazione. I cronisti mostrando le immagini hanno commentano che il luogo dove operano le fma era uno dei pochi organizzato bene e le persone intervistate hanno manifestato la loro gratitudine per l'aiuto ricevuto”
Le Suore Salesiane presenti sul territorio da subito si sono attivate per soccorrere la popolazione constatando come i bambini sono le vittime più indifese e con una grande necessità di supporto non solo fisico, ma anche e soprattutto psicologico. Infatti, la maggior parte di questi bambini non riesce più a comunicare. Lo shock per quello che hanno vissuto è stato talmente forte che impedisce loro di esternare il dolore, la sofferenza, la paura per questa tragedia.
Per questo motivo, le nostre suore oltre a dare ai piccoli il cibo e l’acqua cercando di donare loro affetto, amore, protezione. Aiuta anche tu questi bambini attraverso un gesto concreto di solidarietà!
Volontari VIDES Internazionale e VIDES USA ad HAITI
Un particolare ringraziamento va ai volontari del VIDES Internazionale (Michele Abbate) e Vides USA (4 volontari) che con un gesto di grande solidarietà e generosità si sono messi a disposizione per andare ad aiutare i bambini di Haiti.

Michele Abbate,
Italia |

Maria Castillon,
USA |

Molly Fohn,
USA |

Irma Ortega Bijarro,
USA |

Carrie Roudebush,
USA |
12/01/10
Poco prima della mezzanotte italiana di martedì 12 gennaio Port-au-Prince, capitale di Haiti, è stata devastata da quattro scosse di terremoto molto violente. La città di due milioni di abitanti in pochi secondi si è trasformata in una distesa di rovine e con il passare delle ore l’entità del disastro si avvicina sempre di più a quello di una catastrofe e si teme che i morti e i dispersi siano già migliaia. Una tragedia che ha colpito un paese già in ginocchio da anni e che è il più povero dell’area caraibica.
Il VIDES Internazionale e le Figlie di Maria Ausiliatrice operano da anni ad Haiti attraverso attività di sostegno ai bambini di strada, ai giovani e alla popolazione più svantaggiata.
Le Suore Salesiane sono presenti a Port–au-Prince con 6 Case adibite a scuole, centri di accoglienza ed oratori.
Le FMA hanno subito danni nelle opere di Port-au-Prince e “Santa Maria D. Mazzarello” di Pétion-Ville. Al momento risulta ricoverata in ospedale anche una Figlia di Maria Ausiliatrice. Per maggiori notizie, vi consigliamo di leggere anche quanto scritto dall’Agenzia di Informazione Salesiana: http://www.infoans.org/1.asp?Lingua=1&sez=1&sotsez=13&doc=4666
Davanti a una tragedia di tale entità le necessità sono veramente numerose e per questo motivo chiediamo a tutti voi un aiuto per la popolazione di Haiti.
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