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Il VIDES partecipa alla riunione di esperti sul diritto umano alla pace e all’alimentazione |

07/05/08
All’ ”Instituto Cervantes” di Piazza Navona, a Roma, ha avuto luogo la presentazione del libro “La Dichiarazione di Luarca sui Diritti Umani alla Pace”, seguita poi da 2 sessioni di lavoro e da un dibattito.
La S.ra Barbara Ekwall, coordinatrice dell’Unità di Diritto all’Alimentazione della FAO, dopo un breve escursus storico a seguito della seconda guerra mondiale, ha spiegato le modalità di implementazione del Diritto all’Alimentazione seguendo le Direttive della FAO adottate per consensus. Sono 7 i criteri per la messa in atto nei paesi: identificare chi ha fame (spesso sono marginalizzati), valutare se le istituzioni sono adatte a combattere la fame, le strategie di sicurezza alimentare, la responsabilità e la trasparenza delle istituzioni, integrazione del diritto alimentare con quadri giuridici, sistemi di follow up, rapporti di controllo.
Roberto Papini, segretario generale dell’Istituto Internazionale Jacques Maritain, ha focalizzato l’attenzione su 3 diritti fondamentali attinenti al Diritto alla Pace: diritto all’alimentazione, diritto al lavoro, diritto ad un ambiente sano.
Carlos Villàn Duràn, Presidente del SEDIDH ed in veste di moderatore, ha presentato “La Dichiarazione di Luarca sui Diritti Umani alla Pace”, sintesi di un lavoro dove si pone in enfasi la necessità di stabilire un nuovo ordine economico internazionale che elimini le disuguaglianze, l’esclusione e la povertà, in quanto tutto ciò genera una violenza strutturale giudicata incompatibile con il conseguimento della Pace tanto a livello interno quanto a livello internazionale. Il libro, opera collettiva che ha richiesto oltre 2 anni di lavoro, prevede una Campagna Mondiale del diritto alla pace che culminerà nel 2010 in una Conferenza Mondiale e verrà poi presentato al Consiglio dei Diritti Umani.
La Dichiarazione di Luarca spiega come non esista un testo giuridico internazionale sul Diritto Universale alla Pace. É dunque compito della società civile sensibilizzare. Infatti, malgrado esista la Carta dell’ONU che proibisce l’uso della forza, vi sono 40 conflitti armati oggi. Risulta evidente il mancato funzionamento del sistema preventivo, in quanto non risponde ai bisogni attuali. Perché attecchisca la pace è necessario che non vi sia alcun tipo di violenza, e purtroppo il nostro mondo è costruito sulla cultura della guerra. E pensare che basterebbe investire il 10% delle spese militari USA per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.
Dopo un breve dibattito si è proceduto con la seconda parte del programma che prevedeva 2 sessioni di lavoro.
La prima ha riguardato un ulteriore approfondimento sul diritto umano alla pace. Carlos Villàn Duràn ha auspicato la necessità di lavorare maggiormente sui diritti umani emergenti (diritto al disarmo, diritto all’ambiente, diritti sociali, economici e culturali...) quale premessa per raggiungere il Diritto Umano alla Pace. Appare ormai superato il concetto tra diritti umani individuali/collettivi, retaggio della guerra fredda.
Interessante l’intervento di Giovanni Impagliazzo, rappresentante della Comunità di San Egidio, sul tema “Immigrazione, povertà e pace in Italia”, dove sono state messe in luce le problematiche riguardanti l’immigrazione. Da una parte gli immigrati sono necessari allo sviluppo. Dall’altra vi è un diniego perché l’invasione incontrollata distruggerebbe il benessere. Eppure le politiche UE sono dominate dalla paura. Ma sono gli stranieri i primi a soffrire l’ingiustizia del nostro sistema (Art. 7 Dichiarazione Luarca) e ad essere le principali vittime (secondo l’ONU).
La seconda sessione di lavoro dal tema “Diritti alla Pace e all’Alimentazione nella Dichiarazione di Luarca”, ha visto nuovamente l’intervento di Roberto Papini. Quest’ultimo ha spiegato come un mercato senza regole non abbia finalità umane. I costi della povertà e della fame sono alti e riguardano epidemie, terrorismo, urgenze umanitarie, criminalità...la cui responsabilità spetta in primis agli Stati. Ma è anche vero che la globalizzazione favorisce le multinazionali agroalimentari e non le piccole imprese locali che sono alla base dell’autosufficienza alimentare. La fame permane la prima causa di morte nel mondo.
In conclusione a tale discorso è intervenuto Nicholas Crawford, Capo delle politiche umanitarie del Programma Alimentare Mondiale, che si è dilungato sulle situazioni pratiche che l’Organizzazione si trova ad affrontare. In molti paesi non è sufficiente salvare dalla fame, ma bisogna garantire anche altri diritti (In Colombia vi sono estorsioni dopo la distribuzione alimentare...). Si è dunque iniziato un approccio protettivo (per preservare la dignità umana...) basato su tre concetti:
- Calcolare quali rischi corre una comunità che riceve il cibo
- Un’analisi sulla fame, sulle cause che l’hanno generata... (alcuni Stati non amano che si pubblicizzi la loro mancanza di diritti umani...)
- La formazione del personale PAM e delle ONG che lavorano in quei contesti.
Quando i governi sono deboli, allora si cerca di insegnare loro a trovare la propria via all’autosufficienza alimentare.
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