23/12/08
Cari amici,
anzitutto, grazie per esserci stati vicini nei giorni della recente guerra che ha avuto risonanza in tutto il modo. Il grazie ve lo diciamo anche a nome dei nostri fedeli e delle persone, di varia estrazione (poveri, anziani, profughi nuovi e vecchi, ragazzi, ammalati, famiglie, giovani coppie), che col vostro aiuto cerchiamo di sollevare.
Se per alcuni aspetti la situazione in generale sembra essere migliorata, così può sembrare a chi arriva all’aeroporto internazionale di Tbilisi, tuttavia non sembra andare a vantaggio di tutti: non sono poche quindi le situazioni che continuano ad essere bisognose di attenzione, non solo a causa della guerra, ma soprattutto per quella situazione generale di disagio, di carovita, di problemi rimasti insoluti; basti ricordare come ancora siano molte le persone che continuano ad emigrare creando dei grossi vuoti all’interno delle famiglie, delle comunità, della società.
Se qualcuno ci chiedesse: «Ma i nostri aiuti servono a qualcosa, servono a far progredire il paese e non solo a rispondere a delle emergenze, servono a migliorare i rapporti tra le persone, tra i cristiani, tra le nazioni.» la risposta potrebbe essere facile guardando agli aiuti mirati dati, potrebbe essere alquanto complessa invece guardando alla situazione in generale; ci pare importante che debbano essere soprattutto le organizzazioni internazionali a prendersi a cuore anche questo problema non accontentandosi di dare semplicemente, come se fosse un semplice investimento economico.
Siamo certi comumque che il vostro interesse e la vostra amicizia continueranno, nonostante i riflettori si siano spenti sulla Georgia e si siano accesi su altre realtà non meno dolorose in altre parti del mondo.
La festa del Natale per noi, questo anno più che mai, è un invito alla pace, alla vera pace, quella che nasce, non dalla sospensione delle azioni belliche, dalle parole più o meno veritiere degli uomini, dai sentimenti incontrollati di chi viene colpito, ma dall’accoglienza in noi, nelle nostre famiglie, nelle comunità religiose e parrocchiali del messaggio di Gesù, che è per tutti gli uomini di buona volontà.
Se la carta stampata è di un giorno e presto viene dimenticata, nonostante le cose interessanti e le cose gravi che può raccontare, il mistero del Natale del Signore nella carne ci sorprende ancora una volta con la sua perenne novità e la sua straordinaria umiltà e gratuità; non siamo noi con le nostre luci a illuminarlo ma è lui con la sua luce a invaderci di luce.
Sia il nostro augurio di Natale e di nuovo anno, di pregare per la pace nel Caucaso, non semplicemente parole a parole, ma vicinanza e amicizia nella preghiera e nella carità con voi per tutti.
"GLORIA, GLORIA, GLORIA..."che canta ogni cuore.
A nome della comunita’ e dei bambini con i loro genitori