ANNI DI POVERTA’ - L’indice della fame globale 2008
12/03/09 Il Vides Internazionale ha partecipato alla presentazione del rapporto sull’indice globale della fame 2008 promosso da Link 2007 (rete di ONG italiane impegnate nella cooperazione internazionale) redatto dall’International Food Policy Research Institute di Washington, l’ONG tedesca Welthungerhilfe e l’ONG irlandese Concern Worldwide.
Il Presidente di Link 2007, Arturo Alberti, ha introdotto la tematica improntando il discorso della fame non solo partendo dall’Advocacy, ma attraverso la ricerca di un percorso possibile di collaborazione con le ONG locali.
Carmen Lasorella, in qualità di moderatrice, ha messo in luce come i dati del rapporto si basino su rilevazioni effettuate nel 2006, dunque antecedenti la crisi globale che ne ha aggravato il quadro odierno. L’evento risulta di particolare rilievo in quanto l’Italia ospiterà a breve il G8.
L’assessore per le politiche sociali e la famiglia Claudio Cecchini ha portato i saluti della provincia di Roma. Ha sottolineato inoltre come il tema sia di drammatica attualità.
Stefano Piziali, di Link 2007, ha commentato il rapporto che misura la fame globale a partire da 3 indicatori: la percentuale di bambini malnutriti, il tasso di mortalità infantile e la percentuale di popolazione che non ha accesso ad una quantità adeguata di calorie. Questi indicatori risultano utili per capire dove si concentrano le situazioni più critiche. I paesi che versano in condizioni peggiori riguardano l’Africa sub-sahariana. Altri elementi importanti sono le cause che provocano la fame: l’aumento della popolazione mondiale, la concorrenza dei biocarburanti, l’uso di conoscenze tecnologiche arretrate, il cambiamento climatico (erosione), l’urbanizzazione e le speculazioni commerciali. Risulta allora fondamentale focalizzare la situazione del settore agricolo nel Sud del mondo: diminuiscono gli investimenti nell’agricoltura, sono altalenanti i prezzi di cereali e riso…Il rapporto conclude con proposte concrete rimarcando la connessione che intercorre tra sviluppo economico, sociale, sanitario e la fame. E’ necessario rispondere all’emergenza di: food facility, i tipi di opportunità per risolvere il problema della fame (l’ultimo miglio), un nuovo tipo di consumo nei paesi avanzati.
Il Ministro Plenipotenziario, Marco Baccin, ha evidenziato come la politica italiano sia sbagliata perché tende a considerare impraticabile la cooperazione a causa della crisi. Bisogna investire sul futuro comune non solo in qualità di dovere morale ma come impegno assunto con solennità nelle sedi internazionali. Ha condiviso inoltre le analisi e proposte concentrandosi su 3 punti: giusta l’interrelazione tra lotta alla fame e povertà (Primo Obiettivo di Sviluppo del Millennio), il ruolo italiano nella cooperazione internazionale, aumentare gli sforzi nell’agricoltura per avere un impatto sulla crisi alimentare.
Vittoria De Marchi, del Programma Alimentare Mondiale (WFP), ha sostenuto che il problema delle risorse, dovuto agli alti prezzi degli alimenti congiunto alla crisi finanziaria, ha accresciuto le difficoltà. E’ fondamentale l’attività di sensibilizzazione perché l’alimentazione rimanga una priorità nell’agenda. Sono necessari delle reti di protezione sociale e il sostegno mirato all’agricoltura. Attraverso progetti pilota è possibile facilitare agli agricoltori l’accesso ai mercati. Oltre a più fondi, bisogna creare un fondo globale alimentare cerealicolo per lo stoccaggio.
Sergio Marelli, del Global Call to Action Against Poverty (GCAP, network di cui fa parte anche il Vides Internazionale), ha sottolineato 3 deduzioni a livello generale:
- Il rapporto sconfessa coloro che pensano che la crisi finanziaria sia motivo dei tagli perché rappresenta un circolo vizioso che peggiora la situazione.
- Il rapporto sconfessa anche la teoria che paesi meno integrati nel sistema economico globale risentono meno della crisi. Ciò è falso in quanto ha ricadute pesantissime. Inoltre calano le rimesse nei paesi (Kenya diminuzione del 300%), calano gli investimenti del settore privato e aumenta il tasso di interesse sui prestiti.
- il rapporto sconfessa il modello di sviluppo fin qui perseguito. E’ necessario investire nei settori produttivi ed agricoli. Negli anni 80 l’aiuto italiano dedicato al settore agricolo era del 30%, oggi è del 3-4%. Il modello di sviluppo per l’esportazione è sbagliato. Gli obiettivi di sviluppo del millennio devono essere raggiunti attraverso un cambiamento di strada nel perseguirli.
La dott. Mari, dell’EuropeAid Cooperation Office, ha presentato i nuovi programmi della Commissione Europea sulla sicurezza alimentare. La Commissione Europea ha dato una risposta forte per la crisi alimentare nei paesi in via di sviluppo e stanziato 1 miliardo di euro come fondi addizionali. Lavorando nel quadro delle Nazioni Unite, delle tre agenzie italiane (FAO, IFAD e PAM) e la Banca Mondiale, il denaro verrà allocato a 50 paesi scelti attraverso studi e 7 indicatori specifici.
La presentazione del rapporto si è conclusa con l’intervento di Luca Alenovi, della FAO, che ha precisato come in molti paesi la popolazione rurale rappresenti il 70-90% e l’agricoltura il 40% del PIL. Non si investe nell’agricoltura per eliminare la fame malgrado questa sia il sostentamento principale per molte nazioni.