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Notizie e auguri dal Madagascar

08/04/09
Carissimi amici,
molti ci chiedono notizie del nostro caro Paese. Ho ricevuto questo articolo del Vescovo Salesiano di Ambanza (diocesi a nord del Madagascar) e ve lo invio con la speranza che tanti possano unirsi alla nostra preghiera e con atti di bontà possiamo intercedere per il ritorno alla normalità: ne abbiamo tanto bisogno!
Un caro saluto e un augurio di ogni bene in questa preparazione alla Santa Pasqua.
Gesù Risorto ci faccia risorgere con lui e con la sua gioia.
Il Signore vi benedica tutti e dia gioia alle vostre famiglie
Ecco i siti che potete anche consultare: www.missionidonbosco.org e www.noiperloro.org

Un po’ di notizie del «nostro» Madagascar

Il Madagascar da sempre è stata conosciuta come un’isola meravigliosa: il clima, le spiagge, la fauna unica in tutto il mondo, i bellissimi e sempre diversi paesaggi...
Ma soprattuto la ‘Grande Isola’ è conosciuta per l’accoglienza della gente. Dal primo momento in cui tocchi il suolo malgascio ti trovi bene, ti senti accolto, c’è un sorriso che ti incoraggia.

Girando intorno ti accorgi subito che la vita della gente è dura: povere capanne, niente lavoro, cibo scarso, malattie che si propagano dappertutto... Ma nonostante questo sei ammirato a vedere la gente che vive la vita con fierezza e coraggio, pronta ad affrontare le difficoltà che le si presentano dinanzi.
Tra la gente e la classe politica c’è stato sempre un distacco notevole. Da sempre una classe dirigente poco competente, frutto di clientelismo e di favoritismi aveva fatto i propri interessi. La colonizzazione aveva come addormentato il paese e nel 1960 quando arriva l’indipendenza la gente ha subito cercato la strada della democrazia.
I fatti sono conosciuti: presidenti e repubbliche che si alternano senza sostanziali cambiamenti, dirigenti che tramandano da padre in figlio i loro poteri, tentativi di rinnovamento che fanno ricadere nel già sperimentato, discorsi e utopie presentati come soluzioni imminenti...

Il Presidente appena spodestato – Marc Ravalomanana – era salito al potere nel 2002 e aveva largamente seminato promesse e speranze. Si era impegnato, e in tante cose c’era riuscito, a costruire strade, ospedali, scuole.... Aveva acquistato la fiducia dell’Unione Europea e dell’Unione Africana, aveva anche avuto un premio di “Buon Governo” da parte degli USA...
Aveva pero’ – la storia ne sarà giudice – bloccato qualunque tipo di opposizione e aveva, rimaneggiando la Costituzione accentrato su di sé i poteri dello stato: Il Presidente era diventato il capo del potere esecutivo, del legislativo e del giudiziario...

In questi ultimi tempi la situazione era diventata tesa. Da tutte le parti si notavano malcontenti. Il fatto poi che si parlava tanto di “povertà” che veniva sconfitta e di “progresso” che avanzava, faceva aumentare il malcontento.
Due gocce hanno fatto travasare il vaso:
l’acquisto di un aereo presidenziale di 60 milioni di dollari che si scontrava con la vita della povera gente che a fatica riesce a trovare da mangiare.
L’aver ceduto, senza alcuna contropartita ufficiale, un territorio di un milione trecentomila ettari ad una società coreana che vi avrebbe coltivato mais e palma da olio. “ Chi ha il diritto di vendere la terra degli antenati?” – diceva la gente.

La Chiesa cattolica da tempo ne aveva parlato ed aveva indicato delle vie di soluzione. I Vescovi in diverse lettere avevano fatto notare i punti positivi del Presidente e del suo staff, ma ne avevano messo in rilievo le debolezze e le incongruenze.
Purtroppo chi aveva la responsabilità faceva orecchio da sordi.

La conclusione è stata che nella giornata del 26 gennaio, nella capitale del Madagascar sono scoppiati episodi di violenza che hanno tenuto con il fiato sospeso la Nazione.

Sostenitori del sindaco di Antananarivo, - Andry Rajoelina - hanno assaltato, saccheggiato e bruciato la Radio/TV nazionale e altre proprietà del Presidente che ha una grande ed estesa catena di negozi. I saccheggi e gli incendi si sono susseguiti anche durante la notte. Dopo questo gli episodi di violenza si sono estesi nelle province e nelle principali città. Non era più un discorso politico, ma un malcontento e una rabbia latente che da tempo covava sotto la cenere e che ora esplodeva senza direzioni e freni. La maggioranza dei malgasci ha assistito ad un arricchimento progressivo di una piccola aristocrazia e l’impoverimento della gente comune e ha voluto esprimere in questa maniera violenta il suo malcontento.

La radio e la televisione nazionale non erano più la voce del popolo ma erano diventate la voce del governo che imponeva il suo punto di vista. Il gesto esecrabile di saccheggiare e dare alle fiamme la sede delle due emittenti nazionali deriva da questa frustrazione: invece di essere al servizio di tutti, questi mass-media sono ormai considerati come l’altoparlante di una sola parte. Fermare una folla inferocita è impossibile e i gesti di vandalismi, vendette, saccheggi si sono subito allargati.

Nonostate gli sforzi di tante persone (il Nunzio apostolico, la Conferenza Episcopale, i capi delle varie Chiese, gli ambasciatori e le Organizzazioni internazionali) il dialogo è stato impossibile fra le due parti.

“Quando gli elefanti lottano – dice un proverbio africano – chi ne soffre e ne muore è l’erba”.

Chi ne ha pagato le spese è stata la gente. Pesante purtroppo il bilancio dei morti: più di duecento di cui una quarantina uccisi in un conflitto a fuoco. Più di 20.000 persone hanno perso il posto di lavoro. Il piccolo commercio a cui è legato un numero molto alto di persone, è bloccato. Le scuole funzionano a singhiozzo. I trasporti bloccati... Il turismo azzerato... Gli imprenditori hanno congelato tutti i loro programmi...

Il braccio di ferro tra i due durato due mesi si è concluso con la vittoria di Andry Rajoelina che l’esercito ha dichiarato « Presidente della Alta Autorità della Transizione ». Il Presidente è partito.

L'unica cosa buona è che – speriamo - ormai non ci saranno più scontri armati.
Ci sono ancora molti problemi giuridici (siamo proprio nel caos) e politici che bisogna risolvere. La "transizione" dovrebbe durare 24 mesi... Ma nel frattempo – ci chiediamo - chi si occuperà della povera gente?

Tante situazioni ci fanno pensare che stiamo vivendo insieme al caos giuridico un caos economico sociale e soprattutto morale. Il Madagascar rischia di perdere i valori fondamentali della propria tradizione e della saggeza ancestrale sostituendoli a giochi economici e di potere.

Intanto la gente è in ginocchio:

Il 70 % delle famiglie non riesce a provvedere al fabbisogno alimentare, a curarsi nè a mandare con regolarità i figli a scuola.

I contadini e la manovalanza guadagnano un euro al giorno, invece i prezzi dei prodotti di prima necessità aumentano di giorno in giorno.

Solo il 13% della popolazione puo’ comprarsi le medicine necessarie.

I bambini che vanno a scuola diminuiscono di anno in anno Attualmente in Africa il Madagascar è tra i 6 paesi che destano più preoccupazione.
Su 1000 bambini che entrano in prima elementare,
· 230 (23 %) abbandonano la scuola in seconda.
· 85 (8,5 %), arriveranno alla quinta elementare.
· 40 (4 %) riceveranno il diploma di terza media.
· Solo 14 (1,4 %) conseguiranno il diploma di maturitá.

Le strutture sanitarie, soprattutto nelle campagne, sono insufficienti, non funzionano sia per la mancanza di personale specializzato sia per la cattiva amministrazione, e soprattutto per la mancanza di medicine.
La prevenzione delle malattie e la cura abituale sono quasi ignorate.

Difficile dare la colpa alla gente di tanti villaggi in cui la vita si é fermata secoli addietro: non esiste elettricitá, le strade sono impraticabili durante tutta la stagione delle piogge e di difficile accesso durante gli altri mesi. In molti villaggi manca la scuola, spesso i bambini dovrebbero essere costretti a percorrere 9-10 Km per raggiungere il centro scolastico piú vicino. Cosi’ lo stesso i malati : vengono portati in barelle di fortuna per chilometri e chilometri e non sempre arrivano al posto sanitario.
I giovani non hanno un futuro se non continuare con gli stessi mezzi e con gli stessi metodi il lavoro del padre nei campi.

Le donne (anche a causa di una cultura dominante in Madagascar) non contano niente e vivono in una situazione di sottomissione, spessissimo non hanno avuto e non hanno alcuna possibilitá di studiare.

Dice un provebio malgascio: « Non guardare la valle silenziosa ma alza in alto lo sguardo a Dio » e ancora « Chi si separa è come la sabbia, chi si unisce è come la roccia ». Confidiamo in Dio e mettiamo insieme gli sforzi.

+ Rosario Vella SDB
Vescovo di Ambanja
Madagascar


Come vedete, sono i più piccoli che soffrono e per questo non mi stanco di ringraziare tutti i benefattori e gli amici che in tanti modi ci aiutano. Continuaiamo a pregare e a sperare!
La VITA e il BENE avranno l'ultima parola! Questa è la nostra fede, questa è la nostra forza!!!
Buona Pasqua a ciascuno di voi!

Suor Germana Boschetti e tutte le Figlie di M. Ausiliatrice del Madagascar
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