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Vivendo la Conferenza mondiale di Durban2

21/04/09
Sto vivendo la Conferenza di Durban2 non come rappresentante di uno Stato e neppure come rappresentante di una ONG che ha qualcosa da dichiarare, ma come FMA che sente forte nel suo cuore il desiderio che si realizzi “la pace nel mondo, grazie a tutte le persone di buona volontà”.
E’ per questo che ascolto con attenzione cercando in tutto quanto viene detto segni di speranza.

Mi incontro con rappresentanti delle Ong e imparo quanto stanno realizzando per dare voce a quelli che sono i più nascosti; parlo con i rappresentanti diplomatici dei vari paesi e scopro al di sotto dell’aspetto burocratico la persona che ti parla dei suoi figli nel desiderio che possano vivere in un mondo migliore. Respiro desiderio di pace.

Visione troppo semplicista? Può darsi …ma vedo muoversi qui a Ginevra i rappresentanti di tutto il mondo che hanno l’intenzione di lanciare un segnale molto forte: una Conferenza che vuole verificare come gli Stati stiano realizzando i propositi, presi a Durban nel 2001. di lottare contro il razzismo e l’emarginazione.
I risultati dei colloqui e delle consultazioni hanno portato al consenso su un documento che avrà il suo impatto a livello mondiale.

Leggendo i giornali si avverte una certa diffidenza verso la Conferenza di Durban2: l’assenza di alcuni paesi, il discorso del Presidente Ahmadinejad, le reazioni che ne sono seguite sembrano giustificare questo atteggiamento.
Mi ha toccato, come a molti partecipanti, la non presenza di alcuni Paesi (“poco rispetto verso le vittime” mi commentava tristemente  un rappresentante della Tunisia,  “non attenzione da parte di alcuni paesi agli sforzi da parte della Palestina e della Conferenza Islamica di togliere dal documento in esame quanto poteva dispiacere (eliminazione della parola ‘sionismo’, rispetto della libertà di religione, riconoscimento della libertà di espressione…)” rifletteva un rappresentante significativo.
Come italiana ho sentito in particolare il ritiro da parte dell’Italia, il suo non essere presente in un discorso che condanna il razzismo.

Ero nella sala quando ha parlato il presidente dell’Iran, ho ascoltato il suo discorso e non sta a me giudicare le sue intenzioni. Ha usato espressioni che fanno pensare e che nessuno in quella sede dice :“per lottare contro le manifestazioni di razzismo bisogno ritornare ai valori morali, ai valori spirituali e alla devozione a Dio….la radice del razzismo sta nella mancanza di comprensione di ciò che è la realtà umana come creatura scelta da Dio…la vittoria del bene sul male e l’instaurazione di un sistema mondiale giusto sono stati promessi da Dio e dai suoi Messaggeri(come Mosé,Gesù Cristo, Maometto) e hanno costituito un obiettivo comune delle diverse società e generazioni nel corso della storia…”) e allo stesso tempo si è espresso con forza contro il regime “razzista” del sionismo, e la prepotenza politica ed economica di altri paesi, sollevando entusiasmo da parte di alcuni e reazioni da parte di altri.
In tutto questo ho ammirato l’equilibrio del Segretario Generale Ban Ki- Moon (“E’ spiacevole che il mio appello all’unità non sia stato ascoltato…”, dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite ai Diritti Umani Navi Pillay (“…La migliore risposta per questo tipo di eventi è quella di replicare e correggere, e non di ritirarsi o di boicottare la Conferenza…”) e di quanti non si sono lasciati coinvolgere dall’emotività di quanto avveniva nella sala.
Mi ha colpito la reazione di un rappresentante della Palestina che mi ha commentato (tra l’arrabbiatura e la tristezza) “Non sono per niente soddisfatto di quel discorso…ci ha creato solo problemi che ora dobbiamo risolvere.”

La  Conferenza è continuata normalmente senza ritornare più sull’accaduto e oggi, 21 aprile, c’è stata l’approvazione, per consenso, del documento finale, con grande soddisfazione dei presenti.
Silvano Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede all'Onu di Ginevra e capo delegazione vaticano alla conferenza sul razzismo ha detto a Radio Vaticana «Il documento non è perfetto , però rispetta i punti sostanziali dei diritti umani, apre la strada a continuare a negoziare in futuro su alcuni temi che, per la prima volta, sono stati accettati universalmente».

Solo 9 Paesi (La Germania,l’Australia, il Canada, gli Stati Uniti, l’Italia, Israele, i Paesi Bassi, la Polonia e la Nuova Zelanda) non risultano in questa approvazione finale a motivo della loro assenza.
Tutti i popoli e gli individui costituiscono una sola razza umana” recita il documento e nel mio cuore fa eco una preghiera che le dà un fondamento “che tutti siano Uno, Padre”.
Ed è questa promessa che sostiene la mia speranza.

Maria Grazia Caputo
Responsabile Diritti Umani a Ginevra
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