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Incontro con L’Alto Commissario per i Diritti Umani Sig.ra Navanethem Pillay


17/03/10
In Italia, per una serie di colloqui istituzionali, l’alto Commissario per i Diritti Umani ha incontrato, ieri, 11 marzo 2010, presso la sede della Fondazione Basso, i rappresentanti della società civile.
Durante l’incontro la Sig.ra Pillay ha espresso particolare piacere nella sua partecipazione, ponendo l’accento sull'importanza dei suggerimenti e raccomandazioni della società civile, affinché possa far valere concretamente gli strumenti previsti dal suo mandato. L’Alto Commissario ha ritenuto che gli incontri in Italia ed in particolare quello con la società civile acquistano particolare utilità considerato che il nostro Paese è attualmente impegnato nel processo dell’UPR e dovrà presentare proprio nel giugno prossimo le risposte alle 92 raccomandazioni sollevate a Ginevra nella settima sessione del Consiglio dei Diritti Umani nell’ambito del Gruppo di lavoro dell’UPR.
Durante l’incontro la sig.ra Pillay ha tenuto più volte a ricordare alla società civile italiana di non perdere l’occasione di sfruttare al massimo i meccanismi di advocacy che il processo dell’UPR consente, evidenziando come l’efficacia di questi ultimi dipende dalla forza con cui sono utilizzati.

Dopo il saluto di benvenuto di Barbara Terenzi ( Fondazione Basso) in qualità di Coordinatrice del Comitato per la promozione e protezione dei Diritti Umani, la parola è passata a Carola Carazzone (VIS) che come Portavoce del suddetto Comitato ha posto l’attenzione dell’Alto Commissario sulla mancanza in Italia di un Istituzione Nazionale Indipendente per i Diritti Umani in linea con gli standards promossi dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvati nella risoluzione n° 48/134 del 20 Dicembre 1993 e con i Principi di Parigi. La portavoce ha reso noto alla sig.ra Pillay lo stato di grave ritardo e stallo in cui versa la procedura di follow up inerente quest’istituzione, il cui relativo Disegno di Legge, dopo innumerevoli vicissitudini, è al momento bloccato, in fase di esame, sotto forma di un testo unificato Contini/Marcerano, presso il Senato della Repubblica.
Carola Carazzone ha chiesto l’appoggio e l’aiuto dell’Alto Commissario affinché faccia proprie le preoccupazioni del Comitato richiamando il Governo italiano su questa questione, permettendo a quest’ultimo di avvalersi dell’assistenza tecnica fornita dall’Ufficio dell’Alto Commissario.

Nel corso dell’incontro la Commissaria ha con grande attenzione ascoltato gli statements che alcune associazioni e ONG hanno rilasciato chiedendo a quest’ultima di far proprie presso il Governo italiano le loro preoccupazioni riguardo la stato della protezione di molte categorie di Diritti Umani nel nostro Paese.
La rappresentante di Articolo 21, nonché Membro del Parlamento, Tana de Zulueta ha affrontato il tema della libertà dei media in Italia illustrando gli aspetti più gravi dell’anomalia che il nostro Paese presenta.
Amnesty International, attraverso la voce del Presidente della sezione italiana, ha manifestato alla Commissaria Pillay l’apprensione per lo stato dei Rom in Italia ed in particolare per il Piano Nomadi del Comune di Roma. A queste situazioni si aggiungono preoccupazioni inerenti alle evidenti violazioni, perpetuate nel nostro Paese, del principio di non refoulement e dell’accesso alle procedure di asilo, nonché la criminalizzazione dell’immigrazione irregolare.
Massimo Zortea, Presidente del VIS- Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, ha denunciato la mancanza in Italia di un piano concreto di educazione ai Diritti Umani; della sua necessità soprattutto di fronte a sempre più numerose manifestazioni di xenofobia, razzismo e comportamenti violenti a cui si assiste nel nostro Paese. Un secondo punto sollevato dallo stesso Presidente del VIS è stato quello della necessità in Italia di una revisione del sistema di Cooperazione e Sviluppo internazionale che ne migliori sia i suoi aspetti quantitativi (l’Italia è uno dei Paesi donatori con la percentuale più bassa di donazioni) sia i suoi aspetti qualitativi (la mancanza di coerenza nel sistema di cooperazione italiano, troppo segmentato).
Maggiore integrazione è stata richiesta da Roberto Salvan, Direttore Generale UNICEF Italia, per quanto riguarda il nuovo Piano Nazionale per l’infanzia ormai scaduto dal 2004, accanto al bisogno di maggiori misure pro-attive per prevenire l’esclusione sociale e la discriminazione soprattutto per gruppi vulnerabili come i bambini immigrati e alla necessità dell’istituzione di un Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza.
Particolari timori sono stati espressi da Valentina Giorda, rappresentante di Libera, a proposito del crimine organizzato come base per la violazione dei diritti umani, così come ultimamente evidenziato nei recenti fatti di Rosarno. Il bisogno di investire nella protezione e nella promozione è un fatto culturale, come ha ricordato la rappresentante di Libera; prevenzione che deve configurarsi in termini di educazione alla legalità e protezione per le vittime e i testimoni degli abusi.
I Medici per i Diritti Umani hanno invitato ad una riflessione sulla grave situazione dello stato di salute degli immigrati e dei richiedenti asilo, i quali vessano in condizioni di particolare carenza nell’assistenza sanitaria. Esempi di grosse criticità sono quelli della comunità afgana e somala di Roma e Firenze e dei rumeni e sinti che subiscono gli sfratti forzati delle autorità italiane.
Andrea Saccucci, Rappresentante dell’Unione Forense per i Diritti Umani ha posto la questione della criminalizzazione vigente in Italia dell’immigrazione irregolare che provoca reazioni di razzismo e violenza nonché la situazione dei respingimenti in Libia che denotano la mancanza di effettività alla procedura di asilo.
In fine, La Comunità di Sant’Egidio si è detta particolarmente turbata per le aperte violazioni dei diritti umani prodotte dal c.d. “Pacchetto sicurezza”, evidenziando le gravi conseguenze che possono comportare misure da esso previste quali: l’incapacità al matrimonio con effetti civili per lo straniero privo del permesso di soggiorno; la detenzione dei migranti irregolari nei centri di identificazione per l’espulsione sino a diciotto mesi; il divieto di iscrizione anagrafica in mancanza della disponibilità di un alloggio dotato di idonea certificazione dei requisiti igienico-sanitari, per i residenti stranieri regolarmente soggiornanti. Queste misure rischiano di portare non solo all’illegalità, ma provocano pesanti disordini fisici e psicologici negli immigrati. A tutto ciò va aggiunta la tendenza da parte di molti politici a lasciarsi andare a dichiarazioni pericolose sull’immigrazione che contribuiscono a stigmatizzare quest’ultima in termini di criminalità.

Rispondendo alle dichiarazioni ascoltate, l’Alto Commissario per i Diritti Umani, ha ringraziato per aver condiviso con Lei le suddette preoccupazioni. Facendo riferimento agli incontri avuti nella mattinata con il Ministro della Giustizia, quello degli Interni e con il Presidente della Commissione Straordinaria per i Diritti Umani del Senato, ha espresso la sua delusione per la mancanza di risposte ottenute dalle autorità italiane riguardo a moltissime delle questioni che i rappresentanti della società civile hanno sollevato. Cercando di stemperare l’atmosfera ha, altresì, evidenziato con ironia di essersi sorpresa, di ritorno da un viaggio a Gibuti e dai c.d. Paesi in Via di Sviluppo, di essere arrivata in Italia, Paese Sviluppato ed aver incontrato solo uomini ai posti di potere; una battuta di spirito con la quale la Sig.ra Pillay ha manifestato la sua preoccupazione per la scarsa partecipazione delle donne nella vita politica italiana. Si è detta molto disponibile a collaborare con la società civile italiana condividendo con quest’ultima le preoccupazioni per il “pacchetto sicurezza” del quale ha chiesto più volte, durante gli incontri istituzionali, chiarimenti a proposito della logica che lo sostiene, senza ricevere risposte. Riguardo alla questione del legame tra crimine organizzato e violazione dei Diritti Umani, l’Alto Commissario ha detto di aver avviato presso il suo ufficio, un indagine approfondita sulla questione e che condivide pienamente l’utilità di educare ad una cultura della legalità. Sul bisogno di un Piano di educazione ai Diritti Umani nelle scuole si è dichiarata profondamente convinta della sua necessità; motivo per cui ha riferito di aver avuto rassicurazioni dal Governo Italiano circa l’esistenza di iniziative e programmi ad esso miranti . Quest’ultima dichiarazione ha sollevato il mormorio dell’uditorio che ha così reso evidente alla Sig.ra Pillay la mancanza di concretezza di tale rassicurazioni. Con riferimento allo stato di discriminazione dei Rom, anch’esso al centro delle apprensioni dell’Alto Commissario, quest’ultimo ha riportato il suo stupore nel ricevere da un Ministro italiano, a cui aveva sottoposto la questione, la dichiarazione ferma e puntuale, che in Italia non c’è nessuno stato discriminatorio verso questa minoranza. La Commissaria ha, altresì, ricordato, vista la sua esperienza con il Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda, che per quanto nessun paragone al momento sussiste tra Italia e Ruanda , anche in quel Paese la discriminazione è iniziata a piccoli episodi e poi è scoppiata come una febbre.
Prima di lasciare la sala, ha incoraggiato la Società Civile italiana a collaborare con il suo ufficio di Ginevra ed ha ricordato, pur convinta del bisogno per quest’ultima di uno spazio più proprio per far ascoltare la propria voce che in mancanza di un meccanismo che possa costringere gli Stati al rispetto e alla protezione dei Diritti Umani, bisogna approfittare di quello fornito dall’UPR:
In particolare, ha invitato i rappresentanti delle ONG presenti a partecipare alla riforma del Consiglio per i Diritti Umani identificando e sostenendo gli Stati che portano avanti le istanze a loro più vicine.
Come ha tenuto a ricordare, bisogna difendere il Consiglio dei Diritti Umani e soprattutto indirizzare il proprio lavoro sul modo di favorire l’implementazione delle sue raccomandazioni. Lasciando la sala, ha ammesso di uscire da quest’incontro molto motivata e stimolata a continuare a fare quelle domande scomode che i Governi non vorrebbero vedersi sottoporre.

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