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Seminario internazionale: "Requiem per la cooperazione?"

18/05/10
Roma, 11 maggio 2010 - In occasione dei 25 anni del Cipsi e della Marcia per la Pace Perugia - Assisi 2010, si è tenuto a Roma presso il Teatro del Pontificio Oratorio San Paolo il seminario internazionale “Requiem per la cooperazione?” frutto della collaborazione tra CIPSI, CNCA ed Enti locali.

Durante la giornata si è discusso sullo stato degli aiuti, che è preoccupante, soprattutto se visto attraverso la prospettiva del raggiungimento degli otto Obiettivi di sviluppo del millennio. “Gli Stati membri (spiegano le organizzazioni) con ogni probabilità mancheranno di 13 miliardi di euro i loro obiettivi in materia di aiuto allo sviluppo per il 2010”.
Ad affermarlo, spiegano, un documento riservato elaborato dalla Commissione europea prima del vertice dei Ministri dello Sviluppo tenutosi il 17 e 18 febbraio scorsi in Spagna.

L'incontro, ha avuto lo scopo di individuare nuove strategie per la cooperazione internazionale che oltrepassino la logica aiuto - sviluppo per stimolare, come dicono i promotori, "il senso di responsabilità, la dignità e l'identità" delle popolazioni locali.
"La cultura, la mentalità, la prassi che vogliamo innovare e' purtroppo ben radicata anche nel mondo delle cosiddette ONG", hanno riferito dal Cipsi, "la realtà odierna però e' profondamente cambiata. Bisogna che ne teniamo conto e che aggiorniamo il nostro modo di agire, dando segnali di novità anche verso la storia che esige lungimiranza per costruire giustizia, solidarietà e condivisione". E' proprio per l’ avvenire della cooperazione che bisogna trovare il coraggio di osare una mentalità, una cultura e una politica nuove". Secondo un proverbio africano, "la mano che riceve l'aiuto é sempre al di sotto di quella che lo dona, ha osservato Guido Barbera, presidente di Cipsi, "finché si continuerà a pensare solo che bisogna aiutare, si continuerà ad accettare che vi siano persone che dipendono da altre. La cooperazione, se vuole davvero essere se stessa, deve essere attenta non tanto alle strutture o alle infrastrutture, ma alle persone. Deve divenire motore trainante di un cambiamento politico, economico, ma anche culturale, che ponga i diritti di tutti e il loro rispetto al centro di ogni scelta".

“Vogliamo denunciare con forza (dichiara don Armando Zappolini, vicepresidente del Cnca), la grande ipocrisia in cui l’Europa e l’Italia cadono quasi ogni giorno: non si può dire che le persone vanno aiutate nei loro paesi di origine, favorendo lo sviluppo di quelle comunità, e poi non investire nella cooperazione. Dovrebbe essere chiaro, ormai, che volontariato e Ong da soli non ce la fanno e che la repressione è inutile e dannosa”. Per Eugenio Melandri, direttore della rivista Solidarietà internazionale, sugli aiuti internazionali cresce la confusione della gente. “Non è un caso che tendono a confondersi aiuti umanitari e missioni militari che troppo spesso, sotto lo slogan del peace keeping, tendono di fatto a creare un mondo ad immagine e somiglianza dell’occidente e dei suoi interessi”. Per questo oggi serve un cambio di rotta, soprattutto dal punto di vista culturale.

Il seminario in conclusione è stato un momento di riflessione e dibattito per ripensare la cooperazione alla luce delle esperienze passate, fare autocritica, valutare le possibili prospettive.

Tanti i relatori intervenuti al seminario. Tra loro, Yayi Bayam Diouf, presidente del collettivo donne contro l'emigrazione clandestina; He'le'n Yinda, teologa del Camerun; Aline Koala, ex ministra della Cultura del Burkina Faso; Jean Leonard Touadi, giornalista e parlamentare italiano; Francesco Petrelli, presidente Associazione delle ong italiane.
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