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Bratislava - Seminario sulla valorizzazione della differenza |

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05-08/10/06
Dal 4 all’8 ottobre a Bratislava (Slovacchia) si è svolto il Seminario approvato dal Consiglio d’Europa: “Young People valorise the diversity: tools and strategies to fight the discrimination”.
Presenti 43 partecipanti provenienti da 8 paesi europei.
Scopo principale dell’incontro è stato quello di formare animatori interculturali che, attraverso una piena comprensione delle culture, possano valorizzarne le differenze ed individuarne le caratteristiche comuni.
Il Seminario ha contribuito a far conoscere la Campagna “All Different all Equal” ed i suoi principali obiettivi. In secondo luogo, ha contribuito a promuovere il dialogo ed il rispetto tra culture diverse, insegnando a combattere ogni forma di pregiudizio e di discriminazione. Si è poi promossa l’interazione e la collaborazione tra associazioni ed organizzazioni giovanili di diversi Paesi.
Nelle giornate si sono affrontate tematiche relative a:
- individuazione delle diversità nei rispettivi paesi
- reazioni nei confronti delle diversità
- riscoperta del valore della diversità e di ciò che è comune
- impegno nei confronti di questi valori.
Il giorno 4 è stato dedicato alla preparazione del Seminario. Si è impiegato un tempo considerevole nella discussione sui temi da affrontare, sulla metodologia da utilizzare e sulla preparazione degli ambienti.
Il giorno 5 dopo una breve presentazione dei partecipanti secondo il paese di appartenenza, sono stati introdotti gli obiettivi, la metodologia e il programma del seminario.
A seguito di un test d’ingresso, che ha inteso verificare le conoscenze, gli atteggiamenti e le esperienze dei presenti sulle tematiche oggetto del Convegno, è stata fatta una introduzione dettagliata della Campagna “All Different all Equal” promossa dal Consiglio d’Europa. Sono stati spiegati i concetti di Diversità, Partecipazione e Rispetto dei Diritti Umani, mettendo in risalto la differenza fondamentale tra società multiculturale e società interculturale.
Il pomeriggio è proseguito con l’intervento di Zuzana Michalidesova sulla pluralità delle culture. La dinamica messa in atto dell’interazione fra individui appartenenti a culture diverse ha portato ad un primo confronto che ha messo in risalto come le differenze esistenti possono portare ad un arricchimento reciproco.
Il pomeriggio si è concluso con un lavoro di gruppo che ha portato alla presentazione delle diverse culture esistenti in ogni Paese presente al Convegno, secondo quello che era l’obiettivo della giornata: “Individuare la complessità delle culture nei singoli Paesi”.
Le diversità emergono soprattutto nei confronti degli zingari, degli immigrati e di chi è diverso per lingua , per religione e per situazione economica.
In particolare richiama l’attenzione la situazione della Slovenia (paese poco conosciuto e dove stanno emergendo le differenze) e l’Albania (paese non conosciuto nella sua ricchezza umana).
La mattinata del giorno 6 si è aperta con una riflessione sulla giornata precedente e con l’individuazione dell’obiettivo principale:comprensione di ciò che è comune a tutte le culture.
Il primo intervento di Denisa Adamkovičová, membro di un’associazione a favore degli emigrati, ha spiegato la differenza tra immigrati e rifugiati mettendo in evidenza le difficoltà che questi ultimi si trovano a dover affrontare per integrarsi nelle società che li accolgono. In particolar modo si riscontra una Perdita di identità. E’importante aiutare i rifugiati perché la perdita dell’identità può provocare traumi e forti shock.
Il rifugiato, infatti, non sa che situazione troverà nel paese che lo accoglierà, molto spesso non accetta la nuova realtà ed è arrabbiato con il paese che ha dovuto lasciare e con quello dove ha trovato rifugio.Si trova in una situazione di conflitto anche con chi è li ad aiutarlo.Sono tutte emozioni naturali, sente la pressione dell’ integrazione e il paese che lo accoglie è sempre più concentrato a fornirgli aiuti materiali e non psicologici (e questo lo si fa perché è più facile e meno impegnativo). Quello che invece ci si auspica è una maggior attenzione alle problematiche interiori e psicologiche del rifugiato ed a una possibile integrazione lavorando sulla necessità di rafforzare la personalità dello stesso creando in lui aspettative senza averne noi nei suoi riguardi.
Sono state evidenziate anche le problematiche che la società stessa incontra nell’accettare immigrati e rifugiati.
Di seguito Katarina Galdunová è intervenuta sul tema dei Diritti Umani, definendoli e sottolineando che si acquisiscono alla nascita come qualità dell’essere umano.Non possono essere ceduti,annullati… sono basati sul concetto di dignità umana, sono universali e dovrebbero essere uguali in tutto il mondo.I problemi che non portano all’universalità di questi diritti sono legati alle differenti culture e tempi
Esistono tre generazioni di diritti umani: Diritti civili, diritti politici, diritti legati all’ambiente pacifico e sicuro.
Il problema essenziale è come rafforzare la difesa dei diritti umani La protezione degli stessi va operata sulla base del principio di coesistenza e cooperazione tra gli stati visto che a livello internazionale il principio portante è quello della sovranità di ciascuno stato entro i propri confini e della conseguente non ingerenza sugli affari altrui.
Esistono diversi sistemi di protezione, i più importanti:
Sistemi universali che presuppongono l’esistenza e la tutela di moltissime culture senza la protezione diretta verso il singolo e Sistemi Regionali che agiscono attraversi istituzioni quali il Consiglio Di Europa, la Convenzione dei Diritti Umani, l’Unione Africana…..
Il sistema europeo è considerato il migliore del mondo.E’ possibile il ricorso personale alla Corte Europea Di Strasburgo secondo il principio di ammissibilità e sulla base del principio di sussidiarietà (quando sono esauriti rimedi interni) Esempio caso Soering.
A fine mattinata i gruppi, suddivisi per nazionalità, sono stati invitati a riflettere sul tema della diversità ed in particolare è stato chiesto loro di individuare gli stereotipi tipici negativi e positivi dei diversi Paesi presenti che avrebbero, poi, esposto a tutti nell’arco del pomeriggio.
Prima di tale confronto Jan Mihalik, membro dell’Associazione Partners per un Cambiamento Democratico, è intervenuto sul tema della non-violenza. Interessante è stata soprattutto la parte in cui, dopo aver spiegato le diverse forme di violenza (diretta, strutturale e culturale), ha poi assegnato a gruppi composti di 4-5 persone dei casi concreti che dei volontari si erano trovati a dover affrontare. Tale esercizio ha permesso di mettere subito in pratica le nozioni appena apprese sul tema della non-violenza. Da sottolineare è il numeroso materiale fornito nell’ambito di questo intervento che ha permesso di seguire gli argomenti trattati con maggiore partecipazione.
Riprendendo il lavoro di gruppo svolto nella tarda mattinata, un rappresentante per ogni Paese è stato invitato ad esporre prima i pregiudizi e gli stereotipi negativi relativi alle altre nazioni e dopo gli aspetti positivi. Dopo un iniziale imbarazzo dovuto alla delicatezza dell’argomento, l’esercizio ha riscosso enorme successo portando ad un coinvolgimento globale e ad un sincero confronto sulla veridicità di talune affermazioni espresse.
Ciò ha permesso di individuare i tratti comuni tra le culture delle diverse nazioni presenti secondo quello che era l’obiettivo della giornata: “Capire gli aspetti comuni tra le diverse culture”.
I lavori della giornata sono terminati con l’ intervento di Tomáš Florián, membro dell’associazione locale Domka. La sua testimonianza ha permesso un primo contatto con quello che è il lavoro svolto sul territorio nazionale dalle associazioni che si impegnano per il rispetto delle minoranze e una loro maggiore partecipazione e integrazione. Il relatore si è concentrato sopratutto sul problema degli zingari e sul problema della sensibilizzazione verso gli stessi e sulle varie tecniche utilizzate per una maggiore integrazione e conoscenza.

In serata è stato organizzato un tour della città di Bratislava, che oltre a far conoscere le bellezze della capitale slovacca, è stato un importante momento di aggregazione e coesione tra i partecipanti.
Il giorno 7 ha messo l’accento sulla ricerca di strategie positive nei confronti della diversità.
Sono proseguito gli incontri con rappresentanti di associazioni locali:
il VIDES Slovacchia ha illustrato un campo di volontariato realizzato in territorio ucraino e ha illustrato il lavoro di preparazione e di programmazione per i prossimi campi di lavoro in quel territorio.
Novà Nàdej Slovensko (associazione locale) lavora soprattutto con i giovani impiegandoli nella ristrutturazione e nella valorizzazione di zone depresse dove questi giovani abitano. Si cerca di stimolare la loro volontà e di impegnarli attraverso l’utilizzo di queste aree da loro ristrutturate adibite agli sport.
Durante il processo di ricostruzione di queste aeree vengono stimolati anche attraverso l’impiego di forme artistiche e visive applicate.
Inizialmente i giovani avevano un cattivo rapporto con persone estranee al loro contesto mostrando scetticismo nei confronti delle proposte... Attraverso questo progetto sono stati aiutati a socializzare e ad integrarsi positivamente nel loro ambiente.
Il prossimo obiettivo: impegnarli in competizioni sportive, esibizioni, concerti e farli partecipare attivamente.
Slovenská humanitná rada (associazione locale) si occupa soprattutto di assistenza sociale a Bratislava. Aiuto ai rifugiati attraverso l’integrazione degli stessi perseguitati e impossibilitati nel tornare nelle loro case e nei loro paesi di origine .I rifugiati hanno molte difficoltà a trovare lavoro, sono presenti forme accentuate di razzismo e xenofobia. Le condizione abitative dei rifugiati sono pessime, mancanza di igiene, diffusa povertà, violenza su molti livelli.
L’associazione tende ad aiutare i rifugiati cercando di eliminare le diversità sociali,l’esclusione e cercando di responsabilizzare gli stessi e di farli intervenire direttamente nella società.
E ’stato infatti messo in evidenza una atteggiamento pronunciato di vittimizzazione da parte dei rifugiati e di poca responsabilità dovuta probabilmente al senso di abbandono vissuto.
Si cerca di sensibilizzare la società attraverso la presenza costante e aggiornata di informazioni via computer.
In seguito i gruppi hanno cercato di individuare le azioni da realizzare nel proprio paese per combattere i pregiudizi, gli stereotipi e riscoprire il valore di ciò che è diverso e comune alle culture.
La messa in comune in assemblea ha sottolineato in particolsare l’importanza di un recupero della identità nazionale per se stessi e per gli altri, il desiderio di conoscere i paesi presenti in Europas nei loro valori culturali e storici, il bisogno di ritrovarsi in azioni comuni a favore degli strati più emarginati.
La serata si è conclusa festeggiando il “Diversity day”: cibi e prodotti tipici di ogni regione, balli e canti tradizionali (dalla danza slovacca al valzer viennese, dal canto irlandese alla tarantella napoletana, dal canto albanese all’inno nazionale sloveno, al coinvolgimento di tutti i presenti attraverso un ballo ceco e un ballo polacco).
Nell’ultima giornata (8 ottobre) si è approvata la
“Carta della Diversità” redatta da un gruppo ‘interculturale’.
In assemblea si sono raccolti i suggerimenti sui destinatari di questa carta, a livello europeo e a livello regionale. Sono state segnalate le iniziative dei diversi gruppi per assicurare una continuità dell’iniziative nei rispettivi paesi, concludendo il tutto con una foto commemorativa. |
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