|
VIDES & EU - 07/10/06 |

Assemblea Generale EAPN – Bozza della Dichiarazione Finale: “L’Europa che Vogliamo”
Nella città di Toledo, in Spagna, dal 5 al 7 ottobre 2006, si è tenuta la diciassettesima Assemblea Generale di EAPN. Quest’anno è stato trattato il tema “L’Unione Europea che vogliamo”. Tale soggetto ha implicato un confronto crescente all’interno delle EAPN nello stabilire una visione comune della propria attività, fondata sulle esperienze delle associazioni membro che lavorano alla lotta contro la povertà e l’esclusione sociale nell’Europa allargata e in via di ampliamento.
Durante quest’Assemblea Generale le EAPN hanno accolto tra i suoi membri la Lituania Anti Poverty Network e le seguenti organizzazioni Europee: European Network Against Racism (ENAR), la Fondazione Europea per i bambini di Strada e SMES Europa. Alla fine dell’Assemblea Generale, i delegati hanno adottato la seguente dichiarazione. Noi, rappresentanti di un’ampia e diversificata gamma di ONG, attive nella lotta contro la povertà e l’esclusione sociale nei differenti Stati membri dell’Unione Europea, esprimiamo la nostra speranza affinché l’Unione Europea possa diventare uno spazio non solo di mercato e di integrazione economica, ma un luogo di intensa cooperazione, per garantire l’accesso ai più alti livelli di standard sociali e la protezione dei diritti fondamentali per tutte le persone residenti nel territorio dell’Unione Europea. Esprimendo questa speranza, siamo coscienti che l’Unione europea è ancora lontana dal raggiungere tale obbiettivo, come mostrano chiaramente i dati riportati in seguito:
1. Le statistiche ufficiali dell’Unione Europea segnalano che 72 milioni di persone nei differenti Stati Membri vivono quotidianamente in una condizione di povertà, o di rischio di povertà. Tale situazione rappresenta una minaccia alla coesione della società europea, così come appaiono allarmanti i rischi da essa derivati per le persone direttamente coinvolte: le condizioni di salute incerte, gli alloggi inadeguati o inesistenti, il lavoro precario e spesso pericoloso, le opportunità di ferie e vacanze limitate, ecc. Nonostante la serietà della questione, la strategia proposta dai capi di Stato e di Governo per affrontare tale situazione e per “dare un impatto decisivo alla cancellazione della povertà per l’anno 2010” riceve scarse attenzioni nelle più alte sfere politiche.
Noi auspichiamo un’Unione Europea in cui il desiderio di coesione sociale e di eliminazione della povertà sia realmente rispecchiato dall’operato dei propri leaders politici, ed in cui la valutazione dell’impatto della povertà sia realizzata in tutte le maggiori proposte e programmi politici.
2. EAPN teme che i successi ottenuti durante i cinque anni della precedente strategia dell’Unione Europea per l’inclusione (2000-2005) abbiano messo in secondo piano l’attuale programma comunitario sulla protezione e l’inclusione sociale, lanciato nel 2006. Per questa ragione, EAPN invita i leaders europei a considerare con più attenzione e a prendere concrete iniziative per risolvere i gravi problemi individuati durante il Consiglio dei Ministri degli Affari Sociali, svoltosi nel marzo 2005 con lo scopo di determinare i punti prioritari delle nuove politiche europee contro la povertà. In tale sede sono state prospettati vari progetti: la prevenzione della povertà infantile; il supporto alle famiglie; la promozione dell’uguaglianza tra l’uomo e la donna e la conciliazione della vita lavorativa con quella familiare; il miglioramento dei servizi sociali; la valutazione del fenomeno dei senzatetto; lo sviluppo di nuovi approcci per affrontare l’integrazione delle minoranze etniche e degli immigrati. Questi 6 obiettivi del Consiglio riflettono con chiarezza la realtà che ci circonda e si connettono perfettamente alle priorità identificate dai membri di EAPN
3. Coscienti della tragicità del fatto che, durante quest’unico anno, più di 3000 persone sono morte nel tentativo di raggiungere il territorio europeo, chiediamo un’Unione Europea in cui gli Stati membri cooperino per assicurare che le proprie politiche di immigrazione e di asilo rispettino pienamente i diritti fondamentali dei migranti. Ciò è particolarmente importante in un contesto che tende sempre più a differenziare le politiche migratorie, specialmente nelle aree di controllo e pattugliamento congiunto (per esempio Jason e Hera II), che hanno il potere di minare il diritto d’asilo e la protezione umanitaria. Gli accordi che richiedono o, addirittura, obbligano i Paesi di provenienza degli immigrati a regolamentare i flussi migratori illegali, ledono il diritto di “vivere in ogni paese, incluso il proprio”. Le politiche di rientro devono fare in modo che gli Stati Membri adempiano interamente alla proprie responsabilità di assicurare che gli immigrati rimpatriati non siano uccisi o torturati nel proprio Paese d’origine.
4. L’anno scorso, il termine “flexicurity” è diventato uno dei simboli degli obiettivi politici dell’Unione Europea in materia di impiego e sviluppo economico. Le EAPN rilevano con soddisfazione l’intenzione di affrontare il tema della sicurezza nel dibattito sull’impiego, sebbene consideri, tuttavia, tale dibattito squilibrato a causa dell’importanza data alla questione della flessibilità. In ogni caso, nonostante la retorica, risulta evidente che gli obbiettivi politici sono ancora troppo influenzati da bisogno dei datori di lavoro di rendere più flessibili le leggi in materia di occupazione, cosi come risulta palese quanto tali obiettivi siano caratterizzati da una tendenza a spingere i disoccupati e i cosiddetti “inattivi” ad accettare lavori sottopagati, precari, senza alcuna possibilità di carriera e di sviluppo personale e che mettono a repentaglio l’incolumità e l’integrità dei lavoratori. Al fine di ottenere il buon funzionamento del nostro modello economico, è necessario lo sviluppo combinato dei concetti di sicurezza e di flessibilità. Ciò implica che l’obbiettivo della flessibilità sia supportato ed assicuri un solido sistema di assistenza e una formazione permanente per tutti i cittadini. Noi, membri di EAPN, desideriamo un’Europa in cui alti livelli di welfare e di protezione sociale siano considerati come diritti e valori e non solo come strumenti per l’integrazione del mercato del lavoro. Ci auguriamo, inoltre, che vengano attivati programmi efficienti volti ad assistere i cittadini nel passaggio dall’assistenza all’occupazione, in piena rispondenza sia all’obbiettivo dell’eliminazione della povertà, sia alle reali aspirazioni di ogni singola persona.
5. La tendenza economica attuale implica uno squilibrio tra i servizi di interesse generale e i servizi di interesse economico generale, con gravi conseguenze in tutta l’Unione Europea. Negli Stati membri in cui sono stati liberalizzati i mercati del gas e dell’elettricità, i cittadini aventi un basso reddito e le vittime della povertà sono sottoposti a delle serie difficoltà. Nonostante ciò, questa tendenza alla privatizzazione si sta estendendo al mercato dell’acqua, del sistema sanitario, dei servizi sociali. Noi, membri di EAPN, desideriamo un’Unione Europea in cui la protezione, la regolamentazione e la distribuzione dei beni e servizi primari necessari per un’esistenza dignitosa siano non solo soggetti alla liberalizzazione dei mercati ma siano rispettati come diritti sociali e come parte importante della nostra eredità culturale.
6. Il 2010 è stato designato come l’Anno Europeo contro la Povertà e l’Esclusione Sociale. Quest’avvenimento dovrebbe rappresentare un punto decisivo verso lo sviluppo dell’ “Europa che vogliamo”; un’Unione Europea che, come affermato nell’articolo 3 della Carta Costituzionale proposta, “combatte l’esclusione sociale e la discriminazione, e promuove la giustizia e la protezione sociale, l’uguaglianza tra uomini e donne, la solidarietà tra le diverse generazioni e la protezione dei diritti dei bambini”. I delegati dell’Assemblea Generale invitano i responsabili dell’Anno Europeo contro la Povertà e, in particolare, i Ministri degli Affari Sociali dei differenti Stati Membri, a cominciare una riflessione a partire dall’anno prossimo, affinché siano già pronte chiare proposte e siano realizzate delle tappe decisive nella costruzione di un’Europa Sociale.

EAPN General Assembly– Draft Final Declaration: “The EU We Want”
On 5-7 October 2006, EAPN held its seventeenth General Assembly in Toledo, Spain. This year the key note theme was: “The EU We Want”. This theme draws on an ongoing dialogue within EAPN aiming at establishing a common vision for the work of EAPN that draws on the experience of our members working in the fight against poverty and social exclusion across the enlarged and enlarging EU.
At this General Assembly the Network welcomed into its membership the Lithuania Anti Poverty Network and the following European Organisations; European Network Against Racism (ENAR), the European Foundation for Street Children and SMES Europa. At the end of the General Assembly, the delegates adopted the following declaration.
We the representatives of a broad and diverse range of NGOs fighting against poverty and social exclusion across the member states of the European Union, express our hope that the EU can become a space not only for market and economic integration but a space for intense cooperation to guarantee access for all to high levels of social standards and the protection of fundamental rights for all the people resident on the territory of the European Union. While expressing this hope we are mindful that the EU is still far from reaching such a vision which is evident through some key realities mentioned below:
1. The official EU figures show that 72 million people live their daily lives in or at risk of poverty in the EU Member States. As well as the risks associated to this reality for the people directly concerned, for example; poor health, homelessness or inadequate housing, precarious and often dangerous employment, limited recreational or holiday opportunities etc, this reality also represent a threat to the cohesiveness of European society. Despite the seriousness of the threat involved the strategy proposed by the Heads of States and Governments to address this reality and to “make a decisive impact on the eradication of poverty by the year 2010” receives little high level political attention. We want to see a European Union where the desire for social cohesion and the eradication of poverty is clearly visible in the political leadership given at the highest level and where poverty impact assessments are conducted on all major policy proposals and developments.
2. EAPN is concerned that progress made during the 5 years of EU inclusion strategy (2000-2005) might get lost in the streamlined EU social protection and social inclusion strategy which was launched in 2006. That is why EAPN calls upon the EU leaders to take concrete initiatives to address the major societal problems which were identified as key priorities for future anti-poverty policy of the EU by the Council of Ministers of Social Affairs in March 2005: the prevention of child poverty; supporting the caring capacity of families; promoting the equality of men and women and reconciling work and family life; the improvement of social services; treatment of the phenomenon of homelessness; the development of new approaches to the integration of ethnic minorities and immigrants. The 6 priorities of the Council reflect well the reality on the ground and overlap to a great extent with the priorities identified by EAPN’s membership.
3. Mindfull of the tragic reality that already this year over 3000 people have died trying to reach the teritory of the EU. We want a European Union where the Member States cooperate to ensure that all asylum and immigration policies fully respect the fundamental rights of migrants. This is particular important in the context of the increasing 'externalisation' of migration polices, especially developments in the areas of joint patrol (e.g. Jason and Hera II), which have the potential to undermine asylum and humanitarian protection. Agreements which request or even oblige sending countries to control illegal exits undermine the right to "leave any country including one's own". Return policies must ensure that Member States fully realise their responsibility to ensure that returned migrants are not subject to death or torture in the "re-admitting" country.
4. In the past year the word ‘flexicurity’ has become one of the key words associated with the key political goals of the EU (of jobs and growth?). EAPN welcomes the intention behind this development to bring issues of ‘security’ into the debate about employment, a debate which to date has been unbalanced due to an over emphasis on flexibility. However the evidence is that despite the change of rhetoric, the political goal is still very much determined by the needs of employers and the perceived need to flexibilise labour law, accompanied by ‘make work pay’ and ‘activation’ policies aimed at putting pressure on the unemployed and the so called ‘inactive’ to take jobs which are characterised by being low paid, unstable and with often unhealthy working conditions with little opportunity for further training or personal development. We want to see the balanced development of this concept which is necessary for the model to function. This means ensuring life-long learning and sufficiently extensive welfare systems to support the flexibility aspect. We want to see an EU where having a high level of social protection is seen as a value in its own right and not just a tool for labour market integration and where well-designed activation programmes, which do not involve compulsion, assist people in the transition from welfare to work, while responding to their real aspirations and the need to lift people out of poverty.
5. The trend towards wholesale deregulation of services of general interest and services of general economic interest, with scant regard for the social consequences continues within the EU. In Member States where the electricity and gas markets have been “liberalised”, people experiencing poverty and those on low incomes are prey to serious difficulties. Yet this trend continues and is likely to continue in areas as diverse as water, health and social services. We want to see an EU where the protection, regulation and distribution of “basic” goods and services that are essential to live a decent life are not only subject to ‘market freedoms’ but are seen and respected as ‘social rights’ and a rich part of our cultural heritage.
6. 2010 has been designated as the EU Year against Poverty and Social Exclusion. This year should mark a turning point towards the development of the “EU We Want”. An EU that in the words of article 3 of the proposed Constitutional Treaty “shall combat social exclusion and discrimination, and shall promote social justice and protection, equality between women and men, solidarity between generations and protection of the rights of the child” The delegates to the General Assembly called on all those responsible for the European Year and in particular the Ministers for Social Affairs in the different Member States to begin their reflections already in the coming year to ensure that clear proposal are ready in order to make decisive steps forward towards building a Social Europe. |
|