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L’UNICEF chiede progressi per la fine delle mutilazioni genitali femminili |

L'UNICEF si è complimentato per le pressioni dei governi e delle ONG per rendere illegali le mutilazioni genitali femminili, descritte dall'agenzia come una delle “violazioni dei diritti umani più silenziosamente sopportate.”
Secondo il direttore esecutivo dell'UNICEF, Ann M. Veneman, “un sostegno forte dei governi affinchè le comunità e gli individui facciano la scelta migliore per le bambine salverà vite e beneficierà famiglie e comunità.” Aggiunge che “la strategia più efficiente per questo problema non è punire i responsabili ma promuovere e sostegnere le scelte igieniche.”
Secondo l'UNICEF, circa 3 milioni di bambine in 28 paesi nel continente Africano sono soggette alle mutilazioni genitali femminili ogni anno, così come migliaia di bambine in comunità immigrate nell'Europa, nell'America del nord e nell'Australia. Molte comunità ancora sono legate alla vecchia tradizione, che - sebbene non sempre detto direttamente - è considerata prerequisito per il matrimonio.
L'UNICEF sostiene dei programmi per terminare le mutilazioni genitali femminili in 18 paesi e sta guidando attività iniziali in 4 paesi. È stata implementata anche una legislazione per rendere illegale le mutilazioni. Secondo l'UNICEF, una conferenza regionale sul problema si terrà in Mali, e il Segretario generale dell'ONU si riferirà alla pratica delle mutilazioni nel suo Study on Violence against Children in ottobre. Per maggiori informazioni:
http://www.un.org/apps/news/story.asp?NewsID=17407&Cr=mutilation&Cr1=UNICEF |
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