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Testimonianze da Leonardi Andrea - Honduras - Tegucigalpa |
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15/02/07 L’esperienza con i bambini si sta sviluppando in maniera inaspettata, dico inaspettata perché non pensavo di poter arrivare a legarmi tanto a loro, ai loro destini, vedo nei loro occhi quelli dei padri, vedo in loro degli adulti in miniatura, pronti per affrontare quella dura vita che li aspetta in questo paese malandato.
Nonostante tutto continuano a sorridere, un sorriso così grande e splendido, più grande del mondo che li aspetta e che sembra pronto a volerli inghiottire.
Penso a loro quando saranno grandi, a quando dovranno cercarsi un lavoro, una maniera di sopravvivere, districarsi tra i meandri della città, tra le difficoltà della vita, e tra i problemi enormi di un paese sfruttato come l’Honduras, immagino loro di nuovo al posto dei padri, immagino loro affrontare la disoccupazione, lo sfruttamento, la criminalità, le multinazionali che come piovre spremono il paese, i governi pieni di false promesse, gli amici che tentano la sorte immigrando negli Stati Uniti e la voglia di farlo, di avere almeno un ultimo sogno da giocarsi nella vita.
Intanto i bimbi continuano a sorridere e schiamazzare intorno a me, ignari dei miei pensieri e ricordandomi quanto sia leggera e semplice la vita; stare in mezzo a loro mi fa sentire leggero, mi fa sentire che la vita non si ferma mai, continua a scorrere incurante degli umani drammi, dei terremoti e degli uragani, mi fa sentire che c’è ancora speranza nel futuro, è come se mi dicessero: non ti preoccupare Andrea, non fa niente, noi ce la caveremo.
Mi chiedo cosa posso fare per loro, per aiutarli, per prepararli, per salvarli, per disilluderli, perché non ci rimangano male un giorno, quando la vita li prenderà a schiaffi. Poi mi accorgo che non ce n’è bisogno, che loro sanno già come si vive in Honduras, sanno stare al mondo meglio di me, rifletto e mi accorgo che sono loro che stanno insegnando a me delle cose, non al contrario.
Io, che arrivo convinto assolutamente di tutto, da buon occidentale, sto disimparando l’etnocentrismo, sto imparando di non sapere nulla, sto imparando che non è questione di scuola, d’età, di soldi, di etnia, di famiglia; sto imparando che un bambino la sa più lunga di me e me lo dimostra tutti i giorni… un bambino qualunque, Hondureño.
Sto imparando il sapore del riso in bianco, il sapore dei fagioli a memoria, delle banane fritte come se le avessi sempre mangiate, sto imparando come si piange, e soprattutto come si sorride. Sono uomini in miniatura e vivono in un mondo in miniatura, chiusi tra queste quattro mura delle scuola, lì posso vedere tutto ciò che accade nell’intero pianeta come al microscopio, è l’esperienza più affascinante che possa fare ogni mattina.
Li voglio ringraziare tutti, anche se loro non lo sanno, voglio dire grazie a loro per farmi arrabbiare, per farmi ridere, per farmi urlare, per farmi provare tutte queste emozioni, per essere miei maestri e per farmi sentire vivo. Grazie.
 
12/12/06
Qui tutto procede al meglio.
E’ un’esperienza che sta dando moltissime soddisfazioni, stimoli sempre nuovi e soprattutto voglia di fare sempre di più. Dalla relazione giornaliera con i bambini, ma in generale con tutte le persone che si incontrano e che diventano sempre più familiari, e per le quali stiamo diventando parte del quotidiano, nascono idee e proposte che qui possono essere realizzate perché c’è la volontà, c’è la possibilità, ci sono le basi per fare molto di più…
Cordiali saluti e Buone Feste.
 
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