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Testimonianze da Bonazzi Laila - Thailandia

06/04/07
La tombola sembra essere un ottimo metodo per migliorare le mie scarse abilità con la lingua thai. Con i numeri me la cavo anche discretamente bene, considerando anche il supporto di Avialà, che, piuttosto che prendere una cartella per conto suo, si diverte ad aiutare la povera Pi Laila che a stento sta dietro alle estrazioni. Pi, sorella, amica, non so bene come mi considerino. Ieri siamo andati in piscina. Mi ero dimenticata di quanto passi in fretta il tempo quando si è in acqua, e gli spruzzi, i tuffi e il sole non ti fanno proprio venire voglia di uscire. Avevo anche dimenticato la sensazione della cartapesta sulle mani, della colla nei capelli e la soddisfazione quando finisci il tuo clown, la tua maschera o qualsiasi altra cosa.
Anche se, povera Pole, il clown che abbiamo colorato insieme era decisamente brutto, ma lei sembrava non accorgersene. I ragazzi non mi chiedono di giocare a calcio, sanno che, anche se vengo dal paese degli attuali campioni del mondo, non ci sono speranze con me; forse andrei bene in porta, giusto perché è talmente piccola che la copro solo standoci nel mezzo. E Ponsì, perché non vuoi giocare a pallavolo? Crede di non esserne capace. Crede di non saper fare molte cose e non si accorge nemmeno che, nonostante la sua estrema timidezza, è di gran lunga la più bella tra le ragazze. Forse è così bella proprio perché non se ne rende conto.
Non sono sicura di scrivere giusti i loro nomi, ma non c’è una regola fissa, è solo una traslitterazione aleatoria dall’alfabeto thailandese al nostro. Il thai non è la loro lingua madre, anche se forse lo diventerà, perché sono tutti membri di una qualche Hilltribe (“tribù di montagna”). La popolazione thailandese, infatti, non è omogenea dal punto di vista etnico. Ad una maggioranza di thai si aggiungono molte minoranze tribali che abitano prevalentemente la zona nord del paese. Karen, Lisu, Lahu, Akha, Hmong sono nomi familiari anche per chi è solo venuto in vacanza nel nord della Thailandia. Tutte queste tribù non hanno confini di residenza definiti e abitano anche nei paesi confinanti, come Laos e Myanmar. Alcune sono specificatamente originarie di questi paesi e poi nel corso del tempo si sono spostate per diverse ragioni in tutta l’area. Ogni tribù ha la propria lingua, le proprie tradizioni e i propri costumi, ma tutte devono far fronte agli stessi problemi. In generale, le Hilltribes sono profondamente svantaggiate all’interno del sistema sociale thailandese, anche a causa di pregiudizi e di alcune politiche governative. Alcuni villaggi, spesso tramite il lavoro di religiosi, riescono ad avere una propria scuola dove i bambini possono studiare la loro lingua e contemporaneamente il thai per potersi integrare in futuro nella società. Sempre più spesso, tuttavia, le necessità materiali spingono molte famiglie a spostarsi nelle città, come Chiang Mai, alla ricerca di un qualche lavoro. La lingua, il primo ostacolo a cui devono far fronte, e la mancanza di documenti e istruzione li portano a una serie di lavori saltuari e non qualificati. Vivono in baraccopoli in città, in due o più famiglie dividono una stanza senza alcuna sicurezza igienica. Non avendo né cittadinanza né documenti di nessun genere i bambini e gli adolescenti sono facile preda di ogni genere di sfruttamento. C’è un mondo sotterraneo infatti fatto di gioco d’ azzardo, traffico di droga e prostituzione che rischia di coinvolgere tutti quelli che sono senza difese. Non è un segreto che la Thailandia sia tristemente famosa per la prostituzione minorile. Sempre a causa della lingua e anche dei costi, queste famiglie non sono in grado di mandare i figli alla scuola thailandese, e, costretti dalle circostanze, li lasciano tutto il giorno nelle baraccopoli, mentre gli adulti sono in giro alla ricerca di qualche mezzo di guadagno per la giornata, ovviamente cercando di evitare la polizia. Privazioni materiali di ogni tipo e una vita costantemente al limite portano alla distruzione di queste famiglie, tramite alcol, droga, abbandoni e violenze domestiche. Anche le strade della capitale Bangkok sono un libro aperto di storie tristi che hanno come protagoniste le comunità di immigrati illegali dei paesi limitrofi e, soprattutto, donne e bambini. Il ritmo della vita della città alterna le facciate dei moderni centri commerciali alle ombre di storie al limite dell’incredibile per la loro durezza. Questo si vede, quando si gira la cartolina sul retro.


11/11/06
…eccoci davanti a un computer per aggiornarvi.
Siamo a Bangkok. Va tutto bene, oggi abbiamo incontrato suor Caterina che è venuta da Chiang Mai a prenderci, pensiamo di partire domenica con lei. Oggi pomeriggio faremo due chiacchiere con lei.
Le altre suore sono squisite, si preoccupano che mangiamo e riposiamo (abbiamo già regalato alcune scenette divertenti con qualche strana verdura che in teoria non doveva essere piccante, beh, di fatto, per noi lo era parecchio....). Ieri siamo state a Sampran a conoscere l'altra comunità, la scuola e il centro per bambine cieche.
In più gita turistica tra coccodrilli, elefanti, tigri e orchidee. Piove, piove, piove, tipo diluvio universale, Bangkok e Chiang Mai sono mezze allagate, ma siamo sicure che le suore tireranno fuori un'arca dal cappello. Non ci stupiremmo! Grazie a tutto il lavoro dietro le quinte che state portando avanti. Vi aggiorneremo!
Un abbraccio
Laila e Laura
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