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Testimonianze da Giroldi Marco - Nuevo Laredo

30/01/07
Carissima Suor Maria Grazia,
sono finalmente arrivato a San Felix. La missione è davvero poverissima e i ragazzi della casa hogar hanno davvero moltissimi problemi. La maggior parte sono ex ragazzi di strada, nati sotto un ponte o in mezzo alla spazzatura. Uno addirittura è stato strappato dalle braccia della madre che lo stava per uccidere, perché non se ne voleva occupare. Alcuni di loro hanno dei seri problemi mentali di apprendimento e razionalizzazione. La casa è piccolissima, povera ed essenziale. C'è davvero solo il posto necessario per accomodare questi piccoli diavoli. La maggior parte di loro ha già superato i 12 anni. Il primo impatto con loro è stato difficile, ma dopotutto lo giudico discreto. Il mio compito, da come ho capito, sta nel disciplinarli. Non si lavano, non sanno lavorare né tenere la propria roba. Inizio alle 7.30 e termino alle 18.00. Per ora è tutto, spero di poterle scrivere presto buone nuove. La saluto e la ringrazio nuovamente.
30/11/06
Vi mando alcune foto del posto in cui sono. Sono state scattate da una delegazione in visita in frontera.
Dovrebbe esserci tutto, più o meno tutto quello che è la mia vita qui. Il cantiere, la comunità in costruzione, le baracche, le strade, padre Felipe e suor Gloria.






25/11/06
La frontiera messicana è un posto molto affascinante, ricco di contraddizioni e paradossi. È un paradosso. Tutto è precario, sfuggente, fulmineo. Anche la terra sembra in transito, anche l'aria. La vita di fatto è molto povera anche perché nessuno vuole vivere in questo posto e quindi nessuno si impegna a costruirsi una vita dignitosa. Sono praticamente sulla linea geografica del niente, felicemente intrappolato in questo fluire di genti e cose senza paragoni. La frontera, come la chiamano loro, è un posto molto duro, materiale, pragmatico, ed esiste con l'unico scopo di dividere, separare, porre un distinzione. I grandi discorsi filosofici qui non servono a nulla, si vive di vita. Non esiste una sola persona nata e vissuta qui, Nuevo Laredo è solo frontera, l'ultima fermata o la prima stazione: basta girare le spalle per cambiare punto di vista. È un punto di sosta; questo comunque devo dire che non mi dispiace perché in effetti stando in un unico posto conosco tutte le culture del Messico.
Alcuni dati che ho raccolto parlando con la gente di qua… il 90% delle persone che vivono qui sono:
- lavoratori messicani che quotidianamente vanno in USA per lavorare;
- poveracci che attendono le carte per passare;
- ex clandestini;
- futuri clandestini.
Tra di loro si chiamano "mojados" , bagnati, perché si suppone che per passare la frontiera da clandestini si debba attraversare il Rio a nuoto. Gli americani li chiamano "Wet Back", schiena bagnata. Il viaggio di attraversata dura circa 5 giorni, sono giornate di deserto e cactus, tutto ridotto al minimo cibo e acqua pure. Si marcia di notte, di giorno ci si nasconde tra i cespugli secchi e spinosi o tra le punte taglienti dei cactus. Gli accompagnatori si fanno chiamare "coyotes", come i mammiferi simili a piccoli lupi che appunto vivono nel deserto. Sono generalmente persone molto crudeli.
Spesso i coyotes si approfittano delle donne, rapinano gli uomini e poi li abbandonano nel deserto. Una delle cose più tristi e crude da accettare è che spesso (per una questione soprattutto linguistica) le guardie di frontiera sono di origine messicana, o comunque latino americani. Gente che ha voltato le spalle al proprio paese e al proprio passato. È vero, le persone peggiori sono quelle che hanno perso la loro identità. Dignità. Identità e dignità. Insomma, avete capito.
Il viaggio di andata è di 1.000 dollari americani per gli adulti di sesso maschile, donne e bambini costano di più perché si suppone che siano un peso, un ritardo e una responsabilità in più, in generale la somma arriva quasi alla soglia dei 2000 dollari americani. Non sono solo i messicani a tentare la traversata "para el otro lado", come
lo chiamano loro, sono un po' tutte le genti del Centro America, in gran parte onduregni, guatemaltechi, salvadoregni e nicaraguensi. Loro però si vedono meno in giro, quasi non parlano, vivono una vita più ritirata,
oscura. Sono di fatto già in viaggio da tempo e si sentono già immigrati, sono solo in attesa del visto di lavoro; rimane un discorso un po' più complesso e che per ora mi è difficile affrontare in maniera esaustiva. Insomma, in generale, passerotti che aspettano che i falchi si sazino per liberarsi nel vento per un po'.
Dicevo, il prezzo per la traversata è di circa 1.000 dollari americani, che devono esser pagati per la maggior parte in anticipo, gli altri a debito, con i relativi interessi. Se sopravvivono alla marcia e ai coyotes, devono superare a nuoto il Rio (in molti non sanno nemmeno nuotare, madri con figli affogano, è incredibile) e infine i mitra dei Border Guard. Il tutto per lavorare in nero ed essere sfruttati in un ristorante, come braccianti o operai. Un prezzo salato per essere schiavi, non credete? Sono tutti racconti molto tristi, e che mi riservo di raccontare nello specifico per una questione di rispetto verso chi ha voluto gentilmente farmi cosciente della propria esperienza. Le assicuro che qui c'è molta diffidenza, e venire a conoscenza di certi dettagli non è sempre facile,
non lo dico con vanto, è reale. Ci sarebbero tante cose da scrivere, ma in generale è questo. Qui non c'è niente, stiamo costruendo tutto con le nostre mani. Lavoro tutti i giorni al cantiere, per questo la mia vita non è cambiata molto, mi ricorda quando andavo al lavoro con papà, solo che qui non ci sono macchinari, bisogna costruire tutto e quindi un muratore diventa anche falegname, fabbro, carpentiere eccetera. Insomma il mio lavoro è questo, in
pratica sto facendo il muratore: mi piace e sto imparando molte cose.
Suor Mary Gloria Mar mi sta sempre molto vicino, telefonandomi costantemente.
La frontiera si illumina della luce arancione dei lampioni e per me è tempo di andare. Spero di sentire presto buone nuove, da lei e da tutto il Vides. Un abbraccio.
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