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Testimonianze da Nobile Stefano - Ungheria

23/02/07
Recita un proverbio cinese: non si possono cucinare i ravioli nella teiera. I ravioli, infatti, cuocendosi, si ingrandiscono, e, una volta cotti, sarebbe molto difficile farli passare attraverso il suo collo. Fuori di metafora, questo proverbio vorrebbe ricordare quanto sia difficile poter esprimere a parole ció che un’esperienza crea in ogni persona: cosí come i ravioli, infatti, ogni momento che si deposita dentro cresce, e crescendo diventa sempre piú parte del singolo, appartenenza che impedisce di trovare le espressioni piú adatte per comunicare agli altri ció che si é vissuto. Se, infatti, dovessi scrivere ció che sto facendo in Ungheria in qualitá di volontario VIDES in Servizio Civile Internazionale, mi basterebbero poche righe: aiuto la Comunitá FMA di Mogyoród nelle piccole faccende quotidiane, contribuisco all’assistenza in oratorio durante il weekend, ho caldeggiato e sostenuto l’apertura di una nuova sede VIDES in Ungheria a Budapest in aggiunta a quella di Debrecem, troppo lontana per i nostri volontari e, infine, cerco di promuovere nuove attivitá sia per l’oratorio invernale, sia per il nyari oratórium, la nostra Estate Ragazzi. Al di lá di questo, la vita quotidiana procede secondo ritmi normali, a volte concitati per appuntamenti importanti come la festa di don Bosco, a volte piú distesi e tranquilli. Se peró dovessi fare una sorta di bilancio di questi primi sei mesi, la curva che si verrebbe a creare disegnerebbe un vaso, con un inizio molto positivo, una sorta di precipizio verso una situazione di conflitto e un recupero altrettanto celere della situazione di distensione. In un primissimo momento, infatti, mi sono sentito decisamente a casa: la Comunitá FMA mi ha accolto in un modo splendido, probabilmente anche grazie al fatto che giá ci conoscevamo per altre mie esperienze di volontariato all’estero fatte attraverso la Scuola di Mondialitá. In un secondo momento, peró, le differenze culturali si sono fatte sentire, e, nonostante giá conoscessi questi luoghi e questo popolo, non riuscivo piú a sentirmi inserito in questa cultura: mi sentivo straniero. Era necessario per me superare questo stadio, altrimenti sarei morto nel tentativo di affermarmi, cosa assolutamente da non fare: chi sono io per affermare la mia cultura? In virtú di cosa dovrebbe essere proprio la mia cultura quella che deve essere esportata e diffusa? Da qui una sorta di conversione, di folgorazione, che, a mio avviso, é la cosa piú importante di un’esperienza come questa: la presa di coscienza che se l’obiettivo potrebbe essere unico, ci sono mille strade diverse per arrivarci, mille strade che si identificano con le mille culture dei mille popoli che compongono questo fantastico mondo chiamato Terra. Ho dovuto quindi imparare a ragionare da un punto di vista non mio, da un punto di vista basato su una storia particolare, fatta di periodi di oppressione, di rivoluzioni, di formae mentis di certo sconosciute in quei territori che, fino a una ventina di anni fa, si trovavano al di lá del muro, in quello che era definito “mondo libero”. Certo, questo non significa che ho perso la mia identitá: sono italiano e rimarró sempre italiano, ma questo necessario esercizio mi ha aperto la mente, mi ha positivamente costretto a scendere a patti con una cultura non mia, costrizione neccessaria per la sopravvivenza di entrambi. Ovviamente questa non é l’unica cosa che ho imparato fino a oggi, ma credo sia la piú importante: in un mondo sempre piú multiculturale credo sia necessario accorgersi che la cultura di una singola persona appartiene, rispetto a tutta la mondialitá, a un numero ristrettissimo di uomini, e per creare una multiculturalitá degna di questo nome é necessario riuscire a cogliere i diversi punti di vista, non per perdere il proprio, ma per arricchirlo della visione dell’altro. E il tutto per poter camminare insieme a testa alta.

22/02/07
La nascita del VIDES Ungheria di Budapest >>

01/11/06
Carissimi,
é giá dal 18 ottobre che sono arrivato in Ungheria, e anche se di giorni ne sono passati pochi, devo dire che le sensazioni, le emozioni e le attivitá fatte fino a oggi sono state molte. I primi giorni sono stati di ambientazione…Ma direi di andare con ordine...
La casa che mi ospita é abitata da sei suore e una postulante; le Figlie di Maria Ausiliatrice hanno sia la responsabilitá educativa di una scuola di Mogyoród, sia la gestione di un´altra scuola a Pesthídekut, e questo fatto ha spinto la direttrice a dividere la comunitá in due gruppi distinti ma sempre in contatto tra loro e sempre sotto la supervisione della stessa persona. La casa che mi ha accolto ha molti impegni, come la responsabilitá educativa di una scuola dell´infanzia, l´organizzazione dell´oratorio, la catechesi, il corso di pittura, la formazione degli animatori e dei giovani, la preparazione di eventi legati alla figura di don Bosco e la sensibilizzazione verso il carisma salesiano, ma le idee nascono di continuo, alimentate dalla fervente fantasia di suor Italia e dal fatto che molta gente del paese si rivolge proprio alle suore per chiedere e consigliare nuovi modi di azione. All´interno di tutto questo, si inserisce anche il mio piccolo e semplice aiuto, aiuto che fino a oggi é consistito nel preparare il mercatino missionario per la Giornata Mondiale Missionaria, nell´aprire e animare l´oratorio aperto il lunedí, il venerdí e il sabato, nell´aiutare le suore nelle piccole faccende quotidiane e nel fare tutti quei piccoli servizi che altrimenti sarebbero stati a carico di questa comunitá, giá piena di lavoro. La Giornata Missionaria é stata anche occasione per sensibilizzare gli abitanti di Mogyoród verso ció che é oltre il proprio confine, cosa non molto facile: la particolaritá della lingua e della storia ungherese, infatti, rendono questo popolo molto nazionalista e parecchio distratto riguardo gli avvenimenti e le situazione di disagio del mondo. Proprio per questo motivo la Giornata Missionaria é stata preparata con molta cura e ha preso il via sin dal sabato sera, quando la comunitá missionaria salesiana di Kazincbarcika é venuta a celebrare la messa prefestiva. Don Simon, indiano e direttore di questa missione, don Savio Domenico, vietnamita, e Gesza, coadiutore salesiano ungherese, hanno raccontato la situazione dei propri Paesi, e hanno anche spiegato il motivo per cui loro stessi sono missionari in Ungheria. Durante la domenica, abbiamo allestito un piccolo mercatino missionario per raccogliere fondi da destinare a una casa salesiana delle FMA a Calcutta, India, e abbiamo preparato un grande gioco missionario per i bambini piú piccoli dell´oratorio, durante il quale ho avuto la possibilitá di raccontare loro la mia esperienza di volontariato in Madagascar.
Oltre a ció che é stato fatto, quello che piú mi ha segnato sono state le emozioni e le riflessioni provate in questi giorni. Innanzi tutto, ho notato una convivenza pacifica e tollerante tra le varie religioni presenti nel territorio: la chiesa cattolica, quella luterana e quella calvinista, infatti, partecipano spesso agli eventi piú significativi di ognuna. Ricordo, ad esempio, che sabato scorso abbiamo festeggiato la fine della ristrutturazione della nostra chiesa parrocchiale, e il parroco, don Karácsondi, organizzò per l´occasione una preghiera ecumenica insieme ai rappresentanti delle altre religioni. Non potete immaginare l´emozione che ho provato nel vedere al suono delle campane il nostro parroco, il pastore luterano e quella calvinista entrare nel tempio cristiano cattolico e pregare insieme! La cosa su cui riflettere, peró é, a mio avviso, un’altra: se é vero che c´é questa apertura nei confronti delle altre religioni, non é peró vero che questa apertura si rivolga anche alle persone straniere. Infatti, prima di poter entrare nel “cerchio della fiducia” di una famiglia ungherese, é necessario superare alcuni step, primo fra tutti quello di non essere o slovacco o romeno. Questa mentalitá a volte si rivolge anche contro noi italiani, e prende la forma della disobbedinza o del silenzio, disobbedienza o silenzio che necessariamente segnano il modo di lavorare anche qui a Mogyoród. Una seconda cosa che volevo condividere con voi ha preso forma lunedí scorso, quando, insieme a suor Beatrice, ho accompagnato suor Annuska e sua nipote a incontrare alcuni loro parenti in un piccolo paesino verso l´Austria, Kald. Al di lá dell´accoglienza splendida che abbiamo ricevuto, ció che mi ha fatto piú impressione é stato il fatto che, tornando verso casa, ci siamo fermati in centro a Budapest per accompagnare una signora a casa sua. Essendo nella zona storica di una capitale, mi aspettavo un buon livello di sfarzo, cosa puntualmente smentita giá nel momento in cui siamo entrati nell´androne del palazzo. A parte i bidoni della spazzatura accumulati lí, ció che piú mi ha colpito é stata la povertá e la desolazione che si respirava in quel palazzo: struttura comunista, quindi un grande rettangolo con un buco al centro che dava sul cortile interno, umiditá che segnava le pareti, la terrazza di collegamento tra i vari appartamenti con i buchi (e si era al terzo piano...), una dignitosa povertá che scorreva anche negli occhi di chi ci abitava. Che cosa possiamo fare per queste persone? E poi, che cosa possiamo fare per l´intera Ungheria? A degli occhi italiani, questo Paese potrebbe sembrare normale, potrebbe sembrare, cioé, uno dei tanti Paesi dell´Unione Europea che certo ha bisogno di qualche aiuto ma é democratico e rispetta i diritti umani. Italia, non é cosí! O perlomeno lo é solo in parte...La situazione politica ungherese non é certo felice in questi giorni, e proprio oggi ho sentito parlare per la prima volta di “rivoluzione”, rivoluzione che potrebbe scoppiare anche da un giorno all´altro. Dato che in Italia le notizie arrivano un po’ sfumate o distorte, soprattutto perché i principali mezzi di comunicazione sono sotto controllo governativo, mi permetto di fare un piccolo riassunto. Nel marzo del 2003 la coalizione tra il partito comunista e quello liberale, il Magyar Socialista Part, vinse le elezioni, e affidó l´incarico di formare il nuovo Governo a Ferenc Gyurcsány. Sin dal primo momento iniziarono alcune pacifiche manifestazioni che volevano denunciare come il MSP avesse vinto le elezioni attraverso dei brogli elettorali: ricordo, infatti, che nell´estate di quello stesso anno, trovandomi in Ungheria per un´esperienza di volontariato estiva, alcune persone avevano occupato pacificamente la piazza del Parlamento per costringere il neo Primo Ministro alle dimissioni, cosa puntualmente non avvenuta. La storia politica ungherese percorse poi strade abbastanze tranquille fino ai giorni nostri, quando, verso la metá di settembre di questo anno, Gyurcsány si lasció sfuggire che non solo vinse le elezioni del 2003 grazie a dei brogli elettorali, ma anche che riuscí a convincere il popolo ungherese della soliditá dei conti economici del proprio Stato, cosa assolutamente falsa. Il popolo ungherese, solitamente calmo e poco avvezzo alle manifestazioni di piazza, scese nelle strade e, anche con episodi violenti, cercó di spingere il Primo Ministro a rassegnare le dimissioni. Quresto obiettivo, peró, non fu raggiunto, soprattutto a causa del fatto che Gyurcsány, forte della maggioranza assoluta in Parlamento, riuscí a ottenere la fiducia dello stesso. L´apice degli scontri fu raggiunto il 23 ottobre scorso, quando, dopo una splendida manifestazione per onorare il cinquantesimo anniversario della Rivoluzione del 1956, molte persone si radunarono nelle principali piazze e vie della cittá per manifestare contro il Governo. La risposta a questo pacifico movimento popolare fu data attraverso la polizia, la quale caricó i manifestanti e, allargando di molto i propri obiettivi, intraprese una serie di arresti non sempre legati a azioni violente. Se questo fatto puó destare preoccupazione, quello che successe in seguito é ancora piú grave: molte persone che hanno vissuto il comunismo realizzato negli anni della Guerra Fredda, infatti, sostengono con forza che questo Governo sta adottando alcuni degli strumenti tipici della politica di allora. Nei giorni successivi alla manifestazione inizialmente pacifica, infatti, la polizia inizió a compiere delle ricerche in tutti gli ospedali dell´Ungheria per identificare i feriti e poterli arrestare; persone che si trovarono per caso sui luoghi degli scontri si videro recapitare a mano un mandato di arresto; si inizió, infine, a adottare una serie di provvedimenti che avevano come obiettivo primario la limitazione della libertá di espressione. E sembrerebbe che uno dei primi soggetti interessati da queste leggi sia la Chiesa Cattolica. Durante la manifestazione del 23 ottobre, infatti, cinque sacerdoti furono picchiati nonostante indossassero il clergyman, i contributi statali sui quali le scuole private cattoliche possono contare si sono ridotti da 54.000 fiorini per alunno all´anno a 10.000 fiorini (da circa 214 euro a circa 40) e per legge queste scuole non possono fissare una retta annuale, ma solo contare sui soldi dello Stato per tutte le spese di gestione; la retorica governativa riguardo la politica da mantenere nei confronti della religione, infine, si sta avvicinando sempre piú a quella degli anni piú bui del comunismo. La situazione, quindi, non é delle piú felici, e la cosa preoccupante é, come dicevo poco sopra, sentire parlare di “rivoluzione”. Le manifestazioni, sempre pacifiche, stanno continuando, e per domenica 5 novembre é stato organizzato un momento di preghiera a Budapest per chiedere la pace in Ungheria. É da dire che tutte queste vicende toccano poco la vita di Mogyoród: in questo paesino, infatti, tutto scorre senza troppe difficoltá, ma sentire certe voci sempre piú forti e insistenti fa si che il futuro si presenti un pò piú cupo del presente.
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