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Testimonianze da Cocchi Viviana - Messico - Ocotepec |
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29/08/07
La despedida
Duele mucho despedirse, es como morirse....anche qui vale il detto, salutare prima di partire ti uccide.
Ho lasciato Ocotepec definitivamente dopo giorni di saluti nelle varie case, giorni di pranzi, di caffè, di atoles, di ballo, di baci, lacrime, sorrisi e abbracci.....sono abbastanza a pezzi e anche il mio fisico sembra non reggere il colpo.
Anche se continuo a pensare a come farò a vivere senza Ocotepec non trovo soluzione....è difficile dopo 10 mesi abbandonare, perché si tratta proprio di questo ABBANDONARE, le persone che ti hanno aperto la loro porta di casa sempre, che in ogni momento ti hanno dato un piatto o una tortilla da mangiare, o fagioli o quello che avevano in casa (ultimamente un sacco di elotes = pannocchie alla brace). E' difficile abbracciare Norma Yolanda che ha 4 anni e che ogni pomeriggio mi ha visto entrare a casa sua e spiegarle che da oggi non sarà più così, guardarla in quegli occhioni enormi e rispondere a quel sorriso gigantesco non con lacrime ma con un altro sorriso....oggi non ha sorriso, mi ha abbracciato fortissimo e ha iniziato a singhiozzare....ha 4 anni ma ha capito tutto.....è difficile spiegare a Lando che non vederlo scendere alle 19 di sera da casa sua sarà strano e triste, quando l'altra sera mi ha detto "mi chiamerai vero?" io ovviamente gli ho promesso di sì...sappiamo però tutti che se anche il mio cuore è tutto per loro tra qualche mese inizieranno a sorgere gli impegni e i problemi e tutta la frenesia che il nostro tanto "amato progresso" ci comporta e che avrò voglia di parlargli ma non sarà cosi semplice...è difficile ogni volta in ogni famiglia rispondere alla domanda "quando torni? Presto vero? passa di qui, qui sai di avere una casa e una famiglia"... è difficile trattenere le lacrime quando la nonna di Ernesto di 72 anni ti scoppia a piangere tra le braccia e dice che per lei sei sua nipote e che sempre ti porterà nel cuore e aspetterà ogni giorno il tuo ritorno, sempre pronta a mettere sul fuoco una tazza di caffè per me come da 10 mesi a questa parte....è difficile guardare Eraclio con il quale ho lavorato mesi interi, gli ho dato tutta me stessa e augurargli che il bimbo che nascerà il 15 settembre potrà avere la possibilità di vivere un'infanzia tranquilla con un papà che ha lasciato i suoi problemi di alcolismo alle spalle......come si fa a fare tutto questo? Come si fa a lasciare qualcuno che non può essere tuo ma che vorresti lo fosse? Qualcuno che ti guarda negli occhi fino all'ultima curva di Ocotepec mentre te ne vai sulla camionetta e che sai che molto probabilmente quando lo rivedrai tutto tra di voi sarà diverso?
Non posso pensare di alzarmi al mattino e non vedere quella distesa di cerri che non hanno mai fine, incontrare per strada quando vado a comprare le tortillas tutti i bimbi che mi chiamano per nome e che gli basta un sorriso o un "hola" o una carezza per essere felici, salutare con un Buenos dias almeno una trentina di persone nei 100 metri di strada che percorro, andare dalla mia classe delle medie a dare le mie due ore di inglese quotidiane cantando per mezzora "Imagine" di John Lennon per fargli imparare l'inglese più rapidamente, andare a casa di Eraclio e giocare ogni sera con i suoi fratellini e parlare con Martha, sua mamma, guardare i film con la famiglia di Ernesto seduti “in sala”, aiutare le bimbe dell'internato a fare i compiti al pomeriggio tra il mio zoque imbarazzante e il loro spagnolo traballante, camminare verso le comunità dopo un acquazzone in mezzo al fango e respirare quell'aria pulita di libertà che in Italia avevo dimenticato, arrivare alle comunità e ricevere i bimbi che ti vengono incontro per giocare e farti portare da ognuno di loro nelle loro case.........uff, sicuramente sono immagini che mi accompagneranno sempre, sensazioni che sono parte del mio sangue e della mia pelle come tutta questa terra messicana così incredibilmente immensa e semplice.... 
25/06/07
Manca oramai poco tempo alla fine di questo anno passato a Ocotepec, e ogni giorno mi sembra ancora più speciale, più unico...
Con i ragazzi cominciamo ad entrare nell'ottica della partenza: sto facendo l'indirizzo di posta elettronica a tutti!!
I nostri amici vaqueros sono tutti partiti per Playa del Carmen a lavorare; si sono solo fermati 2 purtroppo e comincio a sentire la loro mancanza, anche perché non so se li rivedrò prima di partire. Però in questa maniera inizio ad abituarmi a lasciarli; sarà molto difficile con Trino e Lando perchè sono i due ragazzi a cui ho dato più “seguimento” e sono quelli che seppur per la loro giovane età (17 uno e 15 l'altro) si sono dimostrati veri amici. Poi ci sono tutte le famiglie come quella di Ernesto, quella di Eraclio, quella di Carmelito, di Eric, alcune famiglie di San Isidro, di San Josè Plan, di San Francisco, alcuni gruppi di ragazzi, come quelli di San Sebastian che non vogliono mischiarsi con gli altri ma che vogliono aiutarci sempre e stare con noi il più tempo possibile... insomma tante persone che mi hanno dato tanto ma a cui io ho dato tanto, a cui ho dedicato giornate intere, ad alcune addirittura mesi interi e con i quali si è instaurato un forte rapporto. E' difficile lasciare, ma bisogna saperlo fare per poter ritornare e soprattutto valorizzare quello che si è vissuto come esperienza; il legame rimarrà sempre, questo è ovvio, nessuno potrà farmi dimenticare questo popolo, la sua identità così forte e fragile, la sua cultura così antica e affascinante, le sue tradizioni così diverse, radicate, a volte di difficile comprensione e la sua gente, così semplice, di cuore, povera ma forte, di grande temperamento. Non dimentico le porte sempre aperte che ho trovato, non dimentico gli abbracci e i baci che ho conquistato, dai bimbi così restii a toccarti, dalle madri di famiglie un po' diffidenti al principio e timide e anche dai baci dei ragazzi, non solo quelli del gruppo giovanile, che all'inizio si sentivano imbarazzati e ora invece li pretendono come saluto... insomma tutto questo lo porterò con me in Italia, è il mio tesoro umano e sociale, è la traduzione bellissima di quella definizione di "incontro tra culture".

A mangiare tamales con Norma, Carlos e Humberto |

Gita al rio con il gruppo degli adolescenti |

Gruppo giovanile comunità di San Pablo
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Humberto, Pancho, Norma, Carlos e Pepe |

Isma, Carmelito, Hulber e io in preparazione alla recita |

Le ragazze del gruppo |

Manuel si ripara dalla pioggia |

Meliton ed io |

Momento del ballo nella comunità di Cerro Blanco |

Nella foresta sotto al diluvio |

Norma Yolanda, Juan Carlos, Elisabeth ed io |

Ragazze del gruppo giovanile |

Recita alla comunita' di Cerro Blanco |

Ritorno a Ocotepec bagnati e infangati |

Trino ed io la notte della festa della mamma |
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17/05/07
Questa notte vi voglio raccontare la semplicità che c’è in una festa di compleanno in una famiglia qualunque qui ad Ocotepec, ma che per me rappresenta qualcosa di più, per me è una famiglia molto cara: sapete quelle persone che ti conquistano con la loro delicatezza, la loro dolcezza, la loro naturalezza? Questa è la famiglia di Isidro; oggi è il suo compleanno, nonché suo onomastico: compie 16 anni! Verso le sei del pomeriggio sono passata per fare gli auguri e come sempre mi sono ritrovata nella cucina seduta ad un tavolo ad aspettare una calda tazza di caffè preparata dalla mamma Brigida. Ogni volta che arrivo mi assalgono i 5 bimbi bellissimi, Juan Carlos con la sua vivacità, Humberto con la sua calma, Guadalberto con la sua timidezza, Norma Yolanda di soli 3 anni con la sua intelligenza acuta (parla già spagnolo come se fosse zoque, sa scrivere, leggere, pitturare, cantare e ballare) e con il suo sorriso enorme, Elizabeth così semplicemente bella e delicata, Ernesto uomo perfetto, educato, pacato, acculturato, artista, bellissimo, e poi c’è Isidro, così diverso da tutti, l’unico “güero” (bianco come me) della famiglia, il più ribelle, il timido, quello che ce l’ha sempre con il mondo, quello che è sempre annoiato, quello che non vuole andare a scuola… ma con un cuore immenso e con un affetto nei miei confronti enorme. Oggi non voleva festeggiare perché ovviamente, come tutti i ragazzi ribelli della sua età, non ama particolarmente il suo compleanno; Brigida, sua mamma con Elizabeth, la sorella, ha cucinato tutta la mattina tamales con pollo. Una pentola enorme stracolma, per tutta la famiglia, per i vicini, per gli amici, per chi volesse entrare nella loro cucina come me, che sono andata al di là di quella soglia. Oggi alle sei dovevo fare altro ma sono voluta passare per dare un bacio e portare un fiore a Isidro e dopo un’ora mi sono ritrovata in una bellissima fotografia (quanto avrei voluto che qualcuno l’avesse scattata!): io con tutta la famiglia seduta in cucina a mangiare tamales e bere caffè e ascoltare musica. Isidro era lì di fianco a me, un po’ imbarazzato, all’inizio contrariato, ma poi felice di dividere questo giorno con la sua famiglia e con me: tutti sanno che sarà unico questo compleanno per noi, perché non si ripeterà più, io sarò lontana e mi rimarrà il ricordo di questo momento così semplice e delicato. Mi sono sentita a casa; mi sono sentita figlia di Brigida, sorella di Isidro e di tutti i fratellini. Non c’erano regali o festoni o pacchi da scartare, ma si sentiva comunque nell’aria affetto vero, voglia di stare insieme. A volte mi dimentico questa sensazione, perché la vita di città spesso mi fa allontanare da questi momenti, a volte li cancella del tutto. Oggi avrei voluto che il tempo si fermasse, avrei voluto rimanere lì per sempre, ad assaporare il sapore di quel caffè così caldo, l’odore dell’impasto di mais del tamal, ascoltare quel bellissimo suono che ha lo zoque, sentire le risate a crepapelle di Norma Yolanda, ascoltare il silenzio di Juan Carlos mentre mangia il suo tamal con la bocca piena di pollo e salsa, e vedere Isidro felice, sorridere, guardarmi e ringraziarmi con gli occhi, senza bisogno di nessuna parola, perché a volte bastano le persone, qualche sguardo e qualche sorriso per farti sentire BENE.

11/04/07
Buona Pasqua a tutti anche se in ritardo!!! Sono appena tornata dalla Settimana Santa che ho passato in un altro Municipio sempre in Chiabas, missionando; é stata veramente una bellissima esperienza, sempre molto intensa. Rispetto all’anno passato quando ero venuta a missionare a Ocotepec, questa esperienza é stata più stimolante dal punto di vista lavorativo in quanto mi sono occupata dei giovani della Comunità che mi ha accolto per organizzare con loro la “Pascua juvenil” e formare a fine settimana il gruppo juvenil che manca. La scorsa missione mi ero occupata dei bambini, quindi il lavoro era più incentrato sul gioco, mentre quest’anno si trattava di riuscire a motivare i ragazzi affinché dopo la mia partenza continuassero a portare avanti il lavoro fatto insieme questa settimana. Ho lavorato intensamente per 8 giorni, dal mattino alle 7 fino a notte fonda con 50 adolescenti e giovani della Comunità, organizzando attività, giochi, dinamiche, dando temi della Settimana Santa, organizzando le celebrazioni, il giovedì, il venerdì e il Sabato Santo, le convivenze, le visite alle famiglie più disagiate e ai malati, le riunioni… insomma tanto tanto lavoro ma tanta tanta soddisfazione. Ho convissuto una settimana con molte famiglie della Comunità che ci invitavano ogni giorno a mangiare nelle loro case, dalla colazione fino alla cena (a volte capitava di mangiare anche 4 volte in un giorno perché le famiglie non si mettevano d’accordo sui turni!!!), cercando di farci trovare sempre un piatto caldo e gustoso. I ragazzi sono stati instancabili, grandi lavoratori, con tantissima energia e voglia di mettersi in gioco, di ascoltare, di imparare e sopratutto di iniziare a dare vita ad un proprio gruppo giovanile della Comunità. Come sempre partire è stato difficile: abbiamo passato il sabato notte fino alle 3 della mattina insieme durante la messa e dopo per il convivio della Comunità a suon di marimba e tamburi, ballando; al mattino alle 6 della domenica erano tutti di nuovo presenti per la messa della “Pascua” per salutarmi. Vi dico solo che seppur stanchi morti dalla settimana e dalla nottata ballerina (abbiamo dormito solo 2 ore!!!!), si sono presentati tutti puntuali alla messa e alla fine, quando stavo uscendo dalla camera con le valige, mi hanno accolto in cerchio con le chitarre cantandomi la nostra canzone “Tu eres mi hermano”. Beh, chi non la conosce non sa cosa significa sentirsi dedicare le sue parole: tocca veramente il cuore. E’ una canzone sull’amicizia, è stata anche dedicata al papa Giovanni Paolo II dai giovani in un incontro mondiale della gioventù. Quindi immaginatevi l’atmosfera: tra lacrime e sorrisi, tutti a cantare, abbracciarsi… insomma come sempre una dura prova. Ho però deciso, per quanto mi sia possibile, di dare seguito a questi ragazzi da Ocotepec e tornando a trovarli appena posso, cercando di aiutarli nella formazione del gruppo giovanile.
E’ stata una settimana speciale, con persone che valgono veramente tantissimo e che vi vorrei far conoscere, almeno attraverso le immagini. Ecco alcuni di loro:

 


05/03/07
Vi avevo lasciato con un sogno, con un progetto, con una speranza; finalmente vi posso dire che abbiamo esaudito queste tre cose, sabato siamo andati a pitturare la scuola di San Antonio Monte. Sono partita alle 8 del mattino sotto un sole magnifico con 15 ragazzi del gruppo dei giovani con cui sto collaborando: abbiamo portato vernici, rulli, pennelli, scope per un'ora e mezza di salita tra i boschi. Arrivati ci siamo riposati, abbiamo fatto colazione e poi tutti al lavoro: come vedete dalle foto ognuno aveva un pennello, ognuno ha contribuito con la sua arte a pitturare una parte di muro di rosa, mentre Rafa e Rogelio (2 dei ragazzi più grandi) si sono dedicati al murales (una cascata in mezzo ai cerri di Ocotepec) che e' venuto bellissimo! I bimbi della comunità sono stati tutto il tempo con noi a guardarci, ad aiutare a pulire, a dipingere, un po' timorosi all'inizio ma poi divertiti da così tanta gente (non sono abituati a vedere molte persone e ancora meno molti ragazzi, visto che è una comunità molto isolata). Le donne ci hanno offerto il pozol, bevanda di acqua e mais, e poi il pranzo a base di tortillas fatte a mano, riso e uova; dopo 4 ore la scuola era pitturata,noi anche, i nostri vestiti pure! Ora mancano solo la porta, le panche e i tavolini che porteremo o questa settimana o la prossima; è bello vedere i ragazzi che lavorano per la propria gente, per i propri bimbi, che si divertono anche sudando e spezzandosi la schiena. Sono sempre occasioni per stare insieme, per costruire un gruppo, valori, contatti, amicizie; devo ringraziare i miei amici italiani che mi hanno dato la possibilità in termini finanziari di poter realizzare questo sogno, che hanno creduto in me e in questi giovani. Ora i bimbi possono entrare in un ambiente più pulito e vivo, guardando un muro e vedendo le proprie montagne e boschi che sono così unici e indescrivibili.....buon sogno anche a voi!

A bere posol |

Finito! |

I ragazzi
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Il disegno |

Lavorando |

Pitturando |

Scuola pitturata |

Scuola prima |
22/02/07
Ecco a voi il racconto del Carnevale più pauroso del mondo: quello di Ocotepec! Sabato dopo mezzogiorno è iniziata a riempirsi la piazza di gente e di bimbi in maschere: ma che maschere! Da fare paura anche ai grandi! Lupi, diavoli, pagliacci, dracula, uomini sanguinolenti...e così è iniziato il Carnevale, che è finito ieri sera alle 19 con un gran pienone nella piazza Centrale! 4 giorni di marimba dal vivo nel chiosco e di ballo sfrenato, tutti ovviamente belli pienotti di alcool, irriconoscibili dai travestimenti; che c’è di particolare in questo Carnevale che non c’e’ in quello di Rio De Janeiro, o in quello di Venezia o di Viareggio? Beh, che non ci sono carri, non ci sono bancarelle, non ci sono sfilate, non ci sono donne mezze nude che ballano la samba, ma solo un unico polverone di gente (e di polvere anche) che balla abbracciata in mezzo alla piazza al suono instancabile e continuo della marimba! Piccoli, grandi, adolescenti, tutti a ballare, ovviamente solo ed esclusivamente uomini, perché anche in queste feste si vede la discriminazione di genere. Semplicemente ballo e basta. Niente d’altro. E’ divertente perché ti senti chiamare dai ragazzi per nome ma non li riconosci e questo dà loro la forza e il potere di dirti di tutto; anche perché gli zoque solitamente sono molto chiusi, hanno vergogna di abbracciarsi tra di loro, di parlare con le ragazze, insomma sono abbastanza timidi. Invece nei giorni di Carnevale li vedi trasformati, caciaroni come gli italiani, sorridenti, festaioli.
Oggi dovrebbe riprendere la normalità, ma in realtà Ocotepec stupisce sempre: il Carnevale continua, o meglio, ne inizia un altro, quello organizzato dal PRI, il partito all’opposizione in questo momento sia in Chiapas che qui nel municipio (per capirci meglio è un partito di centro destra). Di nuovo fino a domenica a ballare, ma ovviamente non in piazza perché quella è del PRD, ma da un’altra parte, moooolto lontano.....a 10 metri di distanza!!!!!!!!! Mi fanno morire, anche nelle feste sono divisi politicamente! Ma si può??????
Seguiranno quindi altri 4 giorni di balli, maschere, grida, bottiglie e speriamo di sole (domenica ha diluviato per tutto il giorno!).
Io intanto sabato salgo con i ragazzi del gruppo giovanile a San Antonio Monte a dipingere la scuola elementare e domenica stiamo organizzando un Cineforum con palomitas (popcorns); nel frattempo continuano i corsi di inglese, le bambine dell’internato, l’appoggio psicologico e presto clinico a due fratelli che hanno problemi di alcool e droga e che stanno cercando di affrontare e risolvere la morte del papà avvenuta 4 mesi fa tragicamente....insomma si cerca di essere un appoggio e un punto di inizio per un popolo che tanto amo, che spesso costa caro comprendere e accettare, che a volte causa dolore, ma a cui oramai sento di appartenere. 
16/02/07 Buonasera Suor MariaGrazia,
le scrivo dalla biblioteca virtuale di Ocotepec che ha appena messo 6 postazioni computer con collegamento Internet! Incredibile!
Il ritorno e' stato molto forte, come sempre; mi sento proprio a casa oramai, le strade, gli odori, le persone, i colori sono oramai quotidianità e non so cosa potrei fare senza di essi. E' ovvio che ogni volta riabbandonare la mia realtà di Milano, la famiglia, gli amici non è semplice, è sempre una partenza che costa lavoro e malinconia, però qui ci sono talmente tante persone che oramai contano su di me che non posso lasciarle.
Ora rimarrò da sola perché Laura tra qualche giorno torna e forse questo mi preoccupa un po', però mi farà assaggiare la possibilità di stare qui da sola, di contare su me stessa, di affrontare la giornata con le mie forze. Ce la farò? Chi sa, si tenta sempre, si lotta e alla fine un risultato arriva sempre.
Bene quindi, ci sentiamo presto. 
07/02/07
Voglio raccontare la storia di una comunità dimenticata da molti, immersa nella foresta del Chiapas, attraverso le immagini dei suoi bambini, dei loro visi, dei loro sorrisi…..
San Antonio Monte è una piccolissima comunità formata da 10 case a un'ora e mezzo di cammino da Ocotepec; non si raggiunge però via carretera (la strada asfaltata) ma attraverso una pura vereda (sentiero in mezzo al bosco) stretta stretta e molto ripida. Spesso il tempo piovoso provoca dei veri e propri fiumi d'acqua nel sentiero, o ancora peggio, dei veri fiumi di fango, com'è successo mercoledì 17 Gennaio, giorno di festa della comunità. Pioveva da 2 giorni, ma non come piove qui in Italia…secchiate d'acqua continue senza sosta; la strada era praticamente una palude di fango e acqua, ma non ci sentivamo di lasciare sola una comunità nel suo giorno di festa, una comunità che già vive la maggior parte del suo tempo isolata dal resto del Chiapas, oserei dire! Quindi alle 10.30 del mattino ci siamo incamminate, solo donne e che donne: le signore di Ocotepec in gonna e sandali e mantella in mezzo a metri di fango e fiumi di acqua (dalle foto si può notare la mia mise molto femminile!!!!)! Che camminata, spettacolare, sono tornata fradicia, sporca, grondante ma super contenta!
Abbiamo passato la giornata con i 16 bambini che vivono nella comunità; abbiamo organizzato dei giochi, abbiamo disegnato, hanno vinto colori e quaderni che abbiamo preparato per loro, il tutto è avvenuto nella scuola perché fuori la pioggia non dava cenno di fermarsi. Vorrei che vi soffermaste sulle immagini della scuola: senza porta, lavagna rotta, panche di legno piccole e distrutte, pareti fredde, nude, finestre non finestre. Questo è il luogo dove i 16 bimbi dovrebbero ricevere un'educazione quotidiana. Pensate a voi in una stanza così, ai vostri figli, ai vostri cuginetti, ai vostri nipotini in una classe così abbandonata…da questi pensieri è nata l'idea con il sacerdote di Ocotepec, un grande missionario, di pitturare la scuola, comprare la lavagna, la scrivania, i panchetti con l'aiuto della comunità e di tutto il municipio. E dare a quei bimbi che vedete nelle foto così allegri e spensierati, la possibilità di studiare in un posto di cui hanno diritto, un luogo accogliente, preparato, piccolo ma adatto. Poi si provvederà alla questione sempre delicata dei maestri, che non danno lezioni da 2 settimane perché causa pioggia non riescono (????) a raggiungere la comunità da Tuxtla…
La storia di questa comunità continua, forse ora si sente un po' meno dimenticata, forse ci sta aspettando…  
 
02/11/06
Ocotepec, Ocotepec, paraiso terrenal....così recita la canzone che ha scritto un adolescente di qui, un ragazzo che come molti ama il suo pueblo, sperduto tra le montagne chiapaneche, in mezzo alle nuvole e al freddo, dove il Subcomandante Marcos o Lopez Obrador non si sa neanche che faccia abbiano....questo è Ocotepec! Una comunità zoque al 100%, composta da 24 pueblitos tra le montagne, i più vicini a 30 minuti di cammino, i più lontani a 3 ore circa, in mezzo alla foresta....e' cultura, radici, storia, fame, povertà, fango, pioggia, bambini....tutto... è difficile descrivere senza poter osservare con i propri occhi.
Da domenica io e Laura facciamo parte di questa comunità e lavoriamo già a tutti gli effetti: le suore ci hanno accolto nel migliore dei modi, dandoci da mangiare a tutte le ore, portandoci in giro, facendoci conoscere la gente.
Martedì ci siamo svegliate alle 4.30 e abbiamo fatto il pane: qui infatti è nato un progetto di una panetteria dentro la casa missione che dovrebbe dare lavoro alle ragazze e signore del posto, in modo che abbiano un'occupazione, una retribuzione e che imparino un mestiere, ma purtroppo la gente di qui, sebbene sia povera, non ha la cultura del lavoro e della costanza e quindi alla fine ci ritroviamo noi e le suore, che già fanno mille altri lavori, a fare il pane.
Ieri alle 11 siamo andate io e Laura a venderlo casa per casa, come ambulanti: sarà perché siamo italiane e qui è come dire due evidenziatori fosforescenti in una pagina in bianco e nero, sarà perché siamo la novità, ma abbiamo venduto un sacco di pane!!!!! Che emozione!
Intanto abbiamo fatto la conoscenza delle bambine che vivono qui nella casa dal martedì al venerdì: sono bimbe dai 6 ai 10 anni, che vanno a scuola qui vicino e che si fermano a dormire e mangiare e fare i compiti nella missione. Sono bellissime: occhi grandi, scuri, capelli lunghissimi, neri corvino... ma sono tremende, parlano solo zoque e mi sa che spesso si prendono gioco di noi! Però hanno una voglia di affetto che è commovente!
L'altro ieri sono andata a San Isidro, la comunità vicino dove avevo passato la settimana di Pasqua: volevo salutare alcune famiglie, rivedere i bimbi...per strada la gente mi chiamava per nome "Vivianaaaaa", mi hanno riconosciuto! Si ricordavano esattamente chi fossi!
Nota dolente: i due preti che dicono messa! Sono due di Jalisco che trattano le persone come se fossero degli stupidi. Uno crede di essere un divo di Hollywood, arriva sempre in moto o si fa portare con la sua scorta in camioneta, l'altro pensa di essere un presentatore della televisione. Ieri addirittura alla fine della messa si è messo a pettinare i capelli di un signore della prima fila... mentre diceva messa! hanno istituito una specie di ordine di sicurezza all'interno della Chiesa: ci sono 5 uomini con la loro mantellina a forma di croce che girano per tutta la Chiesa durante la messa a controllare che la gente non dorma, che non metta i piedi sul legno dove ci si inginocchia, che sia seduta bene, che non parli...... contando che quasi la metà della gente sono bimbi e che forse i bimbi un'ora seduti immobili non riescono a stare ad ascoltare uno strano uomo che parla in spagnolo velocissimo e neanche una parola di zoque! Veramente imbarazzante, ieri mi sono sentita veramente imbarazzata... al contrario le suore con cui condividiamo la missione sono fantastiche. Sono 5, la direttrice è una donnina piccola piccola con un cuore enorme... oltre a me e Laura c'è Giorgio, un volontario italiano che 8 anni fa ha deciso di venire a Ocotepec per “missionare” e da allora vive qui... lui è sicuramente la parte più razionale e operativa della missione ed è coccolato da tutte le suore... che tipo!
Ci sono ovviamente momenti di solitudine e malinconia, non è facile anche perché non c'è Internet, né tantomeno telefono... cioè c'è una caseta (telefono pubblico) dove tutto il pueblo va a telefonare o a ricevere telefonate... immaginate la confusione!!! Però quassù è tutto talmente unico che so di dover vivere questa esperienza al massimo, perché non tornerà mai più! Ora scappo... sono a Tuxtla e tra poco si mangia... come al solito! |
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