
11/07/09
…tape karĕ rupi, terã tape joja rupi jaguata tenonde va’erã…
…por caminos tortuosos o por caminos derechos hemos de andar adelante…
Un caloroso saluto dal chaco paraguayo, dove il tipico clima estivo ci ha abbandonato dopo più di otto mesi ed ora si sente un leggero inverno, la pioggia in questi giorni si fa sentire e la terra arida reclamava fortemente il suo arrivo. Tanto tempo è già passato dalla mia ultima mail, ma i giorni passano così in fretta che non me ne rendo conto. Le varie attività si susseguono e ormai mi sento come a casa. La settimana scorsa abbiamo accompagnato il gruppo MALVI (Amigos de Laura Vicuña) a un campo a Isla Margarita, un porto a 9 ore di barca più a nord. Cinquanta ragazzi circa, animatori di questo gruppo, si sono riuniti per compartire esperienze, rafforzare il gruppo, conoscere la spiritualità di Laura. Il nostro mezzo di trasporto resta sempre tra i migliori (barco AQUIDABAN), abituandosi agli spazi e alle acrobazie per passare tra la gente che si distende in qualsiasi parte per dormire e le varie merci che riempiono ogni angolo libero. Tra le merci trasportate c’erano anche sedie in legno, dove il gruppo molto educatamente.. o quasi, si è posizionato per le prove di canto… che ovviamente sono durate le 9 ore di viaggio. Fortunatamente il coro era accettabile e non ci hanno tirato all’acqua come preda di piraña e mangurugiù. Arrivati alla meta già sfiniti per il viaggio.. ovviamente i ragazzi hanno pensato di continuare la festa o meglio a modo loro non hanno potuto fare a meno di star tranquilli.. così alla mattina alle cinque si sono sorbiti un’ora di adorazione nella cappella (lezione utile per il giorno seguente nel quale hanno dormito fino al momento della sveglia). Abbiamo avuto varie attraversate del rio Paraguay con canoe e una chiatta brasiliana, prestataci da Porto Murthino, la città che avevamo giusto in fronte. Siamo andati a conoscere, animare nelle varie scuole, presentare alla radio locale il gruppo e il motivo del suo incontro, visitare alcune famiglie, visitare le comunità indigene di etnia Ayoreo (diversa dalle comunità Toba Maskoy che abbiamo nei dintorni di Puerto Casado).
Questa settimana sono iniziate le vacanze invernali e soprattutto questa gripe porcina ci sta facendo soffrire un po’, in Argentina già hanno prolungato le vacanze scolastiche e dichiarato emergenza nazionale, poiché ci sono già stati 11 morti. Anche Paraguay sta dichiarando emergenza e nella Capitale e nelle zone di frontiera stanno cercando di adottare misure preventive alla diffusione dell’epidemia.. gli ospedali sono tutti saturi perché qualsiasi persona con quadro di influenza si dirige all’ospedale per fare gli appositi esami… quindi per ora prosegue in un clima di allarmismo diffuso e contagiosa paura, trasferibile con il solo ascoltare i mezzi mediatici. Qui a Puerto Casado nella sfortuna di essere isolati dal resto del paese godiamo della fortuna di evitare contagi.. ma vi assicuro siamo sommersi da mille altri problemi da risolvere.
Purtroppo per quanto piccolo sia el pueblo, ci sono vari incidenti in moto o di altra natura e la settimana scorsa è mancato un ragazzo di appena 19 anni che stava andando verso una estancia con suo padre in moto. Suo papà grave è stato trasportato nella capitale ed ora alcuni ragazzi, giovani suoi amici stanno raccogliendo fondi da inviargli per le cure, per l’operazione, per assistere in generale la famiglia che da poco si era trasferita qui. Tramite la radio parrocchiale quasi ogni settimana c’è una raccolta di fondi per una o l’altra persona. Con gli alunni del nono grado stiamo raccogliendo con lotterie varie un aiuto per un loro compagno di corso al quale hanno trovato cancro alle ossa. Nel bel mezzo di un pueblo dove più dell’80 per cento della popolazione vive con poco o quasi niente, cioè riesce a malapena ad assicurarsi il pane di ogni giorno, è impressionante l’apporto e l’aiuto che ogni famiglia ugualmente riesce a dare quando altre persone si trovano ad affrontare momenti particolarmente difficili.
Ovviamente non c’è obitorio qua in Puerto Casado e la comunità segue un particolare e rigoroso modo di dire il rosario. Quando la persona muore, resta al massimo 24 ore nella sua casa prima di essere sepolta. Poi per nove giorni si dice il rosario ad una stessa ora prestabilita e l’ultimo giorno per tre volte. Dopo sei mesi ripete la novena, dopo un anno ancora e così via. Quando termina il rosario si offre da bere e da mangiare a tutti coloro che sono venuti a pregare. Questo molte volte consiste in un costo molto oneroso per la famiglia e le persone vicine contribuiscono. La bara è quasi qualcosa impossibile da reperire.. c’è solo una parvenza di falegnameria che spesso non ha legna, e quindi senza bara.. i dettagli e le cose vissute fino ad ora sono molte e come tema non è tra i più belli da trattare, però qua sembra di viverlo quotidianamente.
La lotta per la terra del pueblo continua, purtroppo da parte del governo si stava aspettando la risposta al progetto presentato “sovranità alimentare”, ma ancora niente. La scorsa settimana si è fissato un incontro con alcuni rappresentanti della setta Moon e la nostra Multisettoriale, che se non si realizzerà, costringerà alla quarta marcia a fine mese. Si sta prevedendo una chiusura della transchaco (strada che collega Asunciòn a Bolivia). Il clima segue abbastanza teso perché tutte le famiglie già installate nei famosi 30.000 ettari attendono la proprietà della terra come da espropriazione già fatta.
Nel dipartimento ora il governatore è stato denunciato per frode e utilizzo non trasparente di fondi dedicati ai vari settori (merenda scolastica, trasporti.. ecc). Gli stessi consiglieri hanno esposto denuncia.
Per oggi vi saluto e vi invio alcune foto del Campo a Isla e delle giornate trascorse nelle comunità indigene di Karanday Puku e Karape la settimana anteriore.
A presto, un abbraccio
Evi
…ya que no falta mucho al dia de la amistad…
“Tú eres mi amigo del alma en toda jornada sonrisa y abrazo, testigo a cada llegada me dices verdades tan grandes con frases abiertas. Tú eres realmente el más cierto en horas inciertas.”
 
 
 
 
 
 

21/05/09
Eccomi, ci sono, tornata ieri da una breve visita alla nostra capitale del dipartimento, Fuerte Olimpo, accompagnando una delegazione di giovani del gruppo MALVI e Exploradores al pellegrinaggio al santuario de la Virgen Maria Auxiliadora. E’ da un po’ che non mi faccio sentire e giustamente vi chiederete che fine ho fatto… don’t worry… le attività, la scuola e i vari appuntamenti e riunioni mi assorbono completamente da ogni altro contatto con il resto del mondo via web… ma ogni tanto (come per esempio in questo momento) mi impongo di far arrivare per lo meno un piccione viaggiatore che dia qualche mio segnale di vita. Siamo partiti con il Pa’i (padre) Carlos ed il gruppo di giovani verso nord, a circa 300 km da qui, ovviamente su strada non asfaltata. In circa 7-8 ore siamo arrivati sfidando un po’ il maltempo che ci aveva minacciati il giorno prima, ma con un po’ di vento sud e un raggio di sole che ha fatto capolino il mattino del venerdì abbiamo potuto rischiare sulla splendida bioceanica (nome dell’unica strada che giunge al mio pueblo). Insomma lo spirito dei giovani, le varie preghiere e qualche dozzina di rosari hanno fatto si che potessimo andare all’incontro. L’accoglienza é stata calorosa e la convivenza per i due giorni che siamo rimasti lì altrettanto, i ragazzi si sono divertiti e hanno stretto amicizie nuove o rivisto persone già conosciute ad altri incontri. A Fuerte Olimpo sono giunti ragazzi da Puerto Guaraní, Baiha Negra (ultimo porto sul rio Paraguay prima che inizi Bolivia), Toro Pampa, e Ñu’apua (un internato dove vivono circa un centinaio di ragazzi dai 6 ai 17-18 anni). Dopo l’introduzione e il tema del Vescovo, il lavoro di gruppo e il pranzo, é giunto il momento di percorrere il pueblo: salire al monte, conoscere la radio locale (dove ovviamente come da programma un saluto non può mai mancare), visita all’unico luogo storico, un fortino costruito durante la guerra del Chaco. Il pomeriggio abbiamo continuato con il pellegrinaggio e la Messa.. e alla sera festa dato che siamo già entrati nella Novena alla Virgén. Domenica di rientro ci siamo fermati a conoscere l’internato dove i ragazzi studiano e lavorano la terra e allevano animali con l’aiuto di alcuni professori, delle suore e una coppia italiana che é presente per buona parte dell’anno. I giovani che vivono qui sono figli di peones che lavorano nelle estancias vicine e non, e ci sono molti ragazzi che inviamo noi dalle varie comunità indigene toba Maskoy del distretto di Puerto Casado. Suor Rosanna dispone di alcune borse di studio e gestisce loro i preparativi a inizio anno e la quota annuale (che é irrisoria contando che i ragazzi vivono lì tutto l’anno). E’ valsa la pena il lungo viaggio… e i ragazzi spesso con le loro poche parole ti danno modo di pensare al valore delle piccole cose, soprattutto ti lasciano senza parole quando alla domanda “cosa puoi apportare tu alla comunità” rispondono “aiutare il più bisognoso”... e loro stessi non hanno quasi niente che sia di loro proprietà o in loro possesso, ma il poco che hanno o possono dare lo condividono con infinita bontà. Molti di loro non hanno neanche la famiglia o se ce l’hanno é divisa in chissà quante parti e con molti problemi. Nella comunità di Puerto Casado la scuola mi ha dato modo di conoscere praticamente la maggior parte dei bambini e ragazzi del pueblo e quando esco con la mia bicicletta rossa sgargiante mi salutano, mi chiamano, qualcuno continua a chiamarmi “sor, hermana” nonostante già gli abbia spiegato che il mio nome é Evi e che non sono una suora. Quando vado alle altre due scuole che non sono quella parrocchiale vedo circa 300 ragazzi al giorno, unisco due classi alla volta e passo un’ora con loro. Nella scuola Domingo Savio abbiamo i ragazzi più grandi, dai 15 ai 17 e la cosa simpatica é che con gli alunni passiamo il fine settimana e tutti gli incontri dei vari gruppi giovanili, le prove del coro, i vari tornei o partite di calcio e pallavolo che si improvvisano nei 2.000 campi che ci sono nel pueblo, con loro andiamo a fare il bagno al rio, andiamo alle feste insieme (quelle poche che si organizzano nel polideportivo), ballo con loro… insomma comparto tutto. Il pueblo é piccolo e ora i volti mi sono sempre più familiari.
Poche settimane fa sono venuti alcuni Ministri di visita al pueblo per ascoltare le richieste, cogliendo l’occasione che giungeva il pagamento del sussidio che ogni 2 mesi ricevono alcune famiglie indigene e non. Io con l’auto de las hermanas ho fatto da autista ai Ministri e a tutti i giornalisti che sono arrivati in aereo nella super pista che abbiamo qui. La lotta per la terra prosegue e il pueblo Casadeño continua ad attendere risposta dal governo del Progetto Sovranità Alimentare che ha presentato alcuni mesi fa. Purtroppo ci troviamo a dover affrontare un giornale quotidiano che continua a insinuare e pubblicare notizie non veritiere perché fortemente sostenuto dalla Setta Moon proprietaria di quasi 900.000 ettari qui nell’alto Paraguay. Con la povertà e i pochi mezzi di cui dispone il pueblo é impossibile far fronte ai continui attacchi del quotidiano ed é per questo che il pueblo sta insistendo per una presa di posizione ferma e decisa da parte dello stato, che basandosi sulla Legge possa estinguere questo latifondo improduttivo di cui tale setta é proprietaria. Il caldo intanto prosegue qui, in teoria arriva l’inverno e un po’ di fresco ma per ora proseguo in infradito. Allego alcune foto recenti… le cose da raccontare sarebbero infinite e le giornate sembrano non bastare mai per tutto quello che c’é da fare… vado a letto pensando a ciò che mi manca e che farò il giorno seguente.
SE IO CAMBIASSI
Sempre possiamo migliorare, mettendo del nostro.
Il mondo sarebbe migliore se io cambiassi
Se io cambiassi la mia maniera di pensare verso gli altri, mi sentirei sereno
Se io cambiassi la mia maniera di attuare con gli altri, li farei felici
Se io accettassi a tutti come sono, soffrirei meno
Se io mi accettassi così come sono, quanto migliore sarebbe il mio ambiente!
Se io comprendessi pienamente i miei errori, sarei umile
Se io desiderassi sempre il benessere degli altri, sarei felice
Se io incontrassi il positivo di tutto, la vita sarebbe degna di essere vissuta
Se io amassi il mondo.. lo cambierei
Se io mi dessi conto che al ferire, il primo a essere ferito sono io stesso
Se io criticassi meno e amassi di più
Se io cambiassi… cambierebbe il mondo.
Un abbraccio forte.

12/03/09
Ciao amiciiiii!!! Mba’eichapa!
Non è un sogno ma realtà: è arrivato internet nel chaco paraguayo, sembra aver fine il mio isolamento dal mondo! Ed eccomi quindi a darvi un po’ di notizie in merito alle ore, giorni, mesi che sto vivendo in quel di Puerto Casado (per gli amici Puerto Soltero… sì visto che qui di sposato non c’è nessuno, solo il nome).
Ne ho da raccontare che semplicemente non so da dove iniziare, ma iniziamo dal tema più immediato, giusto oggi si è deciso di passare ad una mobilitazione con blocco della strada Transchaco, che è un’arteria principale del paese che collega la capitale alla Bolivia ed è l’unica strada asfaltata di tutta la regione occidentale del paese. Per far ciò dovremmo spostarci di 200 km su strada sterrata e lì adottare questa misura di forza per ottenere risposta dallo Stato.
Ma perché vi domanderete? La storia è lunga, quindi armatevi di santa “pasiensa” e sedetevi comodi.. non ricordo cosa vi ho già raccontato in merito alla storia di questo Pueblo, quindi per chi di voi ha già ascoltato può passare al 2° capitolo.
DOVE: Dipartimento dell’Alto Paraguay conta con una superficie di 86.000 km2 e possiede secondo l’ultimo censo (2002) 12.727 abitanti dei quali 5.500 sono residenti a Puerto Casado (43% della popolazione del dipartimento). Alto Paraguay si suddivide in 6 municipi-distretti: Fuerte Olimpo, Puerto Casado, Mayor Pablo, La Gerenza, Bahia Negra e Carmelo Peralta.
Puerto Casado è stato durante la guerra la porta di ingresso per i difensori del chaco nella guerra con Bolivia, dove morirono 30.000 giovani paraguaiani. Fu l’unica cittadina bombardata dall’aviazione boliviana durante la guerra del Chaco (1932-1935); possiede resti ed edifici di questa storica guerra; possedeva più di 240 Km di rete ferroviaria.
La impresa Carlos Casado si installò e diede vita alla cittadina nel 1886, dopo la guerra del “70” approfittando della consegna di grandi estensioni di terra che il Paraguay fece agli stranieri. Secondo i documenti sono 6 milioni di ettari la proprietà in suo possesso, ma la superficie sfruttata è molto più grande essendo praticamente incontrollata la penetrazione verso l’interno del chaco alla ricerca del quebracho (tipo di albero). Dopo più di 100 anni (1996) tale impresa inizia la vendita della terra.
L’11 di ottobre dell’anno 2000 la impresa Carlos Casado vende segretamente 600.000 ettari alla Setta Moon includendo le case della popolazione. Inizia la lotta per la terra dei casadenos. Non fu iniziata prima perché Casado continuava promettendo la consegna della terra alla popolazione. Promessa rimasta incompiuta.
Puerto Casado in quei 100 anni fu una enclave e soffrì di uno sfruttamento inumano da parte dell’impresa dove il padrone decideva sulla vita della gente e dove lo stato paraguaiano era completamente inesistente. La Setta Moon vuole essere il successore di tale sistema e per questo ne segue la ribellione della popolazione. Promette più di una trentina di progetti utopici.
Il 26 di settembre 2005 il potere esecutivo promulga la legge 2730/05 di espropriazione di 52.000 ettari. Si sperava che a partire dall’entrata in vigore di tale legge l’INDERT (entità responsabile della esecuzione dello sviluppo rurale in Paraguay) avrebbe iniziato i lavori per la stabilizzazione. Cosa che non accadde. Il popolo rimane in attesa.
Varie associazioni sostengono la lotta per la sovranità e dignità casadena: il vicariato Apostolico del Chaco, le HMA (Hijas de Maria Auxiliadora), il CODES (comunidad u desarollo sustentable), Radio Caritas, radio Pa’i Puku e Centro casadeño in Asuncion.
- 13 luglio 2005: prima marcia
- 4 agosto 2005 approvazione dell’espropriazione dei 52.000 ettari
- 16 ottobre 2006 si fonda la Cooperativa (oggi conta circa 600 associati)
- Marzo 2006 la Setta Moon sollecita alla corte Suprema di Giustizia la sospensione della legge in vigore ed il rifiuto della stessa per incostituzionalità.
- 7 luglio 2006 Seconda marcia al non vedersi compiute le promesse realizzate dal Governo. Con la risoluzione N° 1775/06 dell’INDERT la Cooperativa prende il possesso della terra e si installa in forma precaria.
- 28 de settembre 2006, offerta di donazione di 30.000 ettari da parte della setta all’INDERT.
La setta Moon raggiunge la dichiarazione di incostituzionalità dell’espropriazione dei 52.000 ettari e dona con inganno. Il pueblo perde ciò che aveva conquistato fino ad ora.
Con il possesso da parte della setta Moon di oltre 600.000 km quadrati di terreno, questa parte del Chaco vince il primato del più grande latifondo improduttivo. Si tratta di terreno in possesso di una società che in realtà è una persona la quale lo detiene a titolo speculativo e non produttivo. Chi è riuscito ad avere un pezzo di terra deve far dai 16 km in su, a piedi o in moto per raggiungerlo e coltivarlo, ed è una cosa assurda. Nel 1950 nel dipartimento dell’alto Paraguay risiedevano 60.000 persone, oggi 12.000 di cui la metà qui in Puerto Casado. Vista la grave emigrazione avuta, la popolazione reclama il suo diritto ad avere la sua terra e protesta contro questa vendita illecita che la famiglia Casado ha contrattato con la setta Moon, comprendendo assurdamente nella vendita tutta l’aera, considerando le persone oggetti di vendita. I casadeños hanno lottato perché gli sia riconosciuta la proprietà del cimitero, le proprie case, ed ora continua la lotta per riavere la terra.
In ottobre c’è stato un blocco del rio Paraguay e una manifestazione qua nel parco del pueblo, ma la chiusura del rio non è tanto visibile, anche se c’è stata la presenza di alcuni ministri venuti da Asunciòn. Il contatto tra i rappresentanti della Commision Pro Tierra, della Cooperativa Poty, della Multisectorial con il governo si mantengono, ma fino ad ora la causa non è stata impugnata con abbastanza fermezza o molto probabilmente incontra un avversario abbastanza forte dal lato opposto. Molti dei Ministri sostengono a parole la causa casadeña ed il Presidente stesso ha rivolto spesso il suo appoggio, ma nei fatti non hanno ancora adottato nessuna misura, né aperto trattative perché tale terra sia riconosciuta del pueblo. Ora molte famiglie si sono già installate nell’area in questione assumendosi i rischi di eventuali misure giudiziali o sfratti.
Tra riunioni in comune, nel salone parrocchiale, qui in casa delle suore si prosegue per decidere come proseguire, e giusto oggi si è stabilita la chiusura della strada per il 24 di marzo. L’intendente, i vari consiglieri sono tutti sull’attenti ad ogni segnale o azione della controparte, e giusto la settimana scorsa è giunto un fax dalla capitale con la richiesta di effettuare una misura giudiziale per conto della Victoria SA (impresa di Carlos Casado) sui 52.000 ettari. Si è deciso di rifiutare, perché nel caso contrario è come se avessimo accettato che i 52.000 ettari non sono di nostra proprietà.
Tramite radio proseguono i vari avvisi e la maggior parte delle persone, comprese tutte le comunità indigene possono essere avvisate e tenute a conoscenza (visto che tra le poche cose che non mancano c’è la radio, il campo da calcio e quello da pallavolo).
Passando ad un altro tema, con il gruppo giovanile della comunità indigena qui vicina ci siamo avviati con una piccola attività di uncinetto e grazie all’aiuto di alcuni ex-colleghi di lavoro ho potuto comprare una buona quantità di filo in modo che le ragazze possano iniziare, alcune imparare e poter concludere esse stesse il mercato, la vendita dei loro prodotti. I miei ostacoli linguistici diciamo proseguono lo stesso, ma per lo meno la confidenza e la conoscenza già gioca una buona parte e riusciamo a capirci lo stesso. Mi sono resa conto che questo atteggiamento lo hanno con qualsiasi persona parli con loro, le stesse maestre, o persone del pueblo hanno difficoltà a ottenere risposte. Fa parte della loro cultura, non si esprimono a parole come noi, all’interno della stessa comunità hanno questo specie di tabù della comunicazione.. possono passare ore bevendo tererè senza aprir bocca, e all’inizio da parte nostra è qualcosa di incomprensibile e che ti rende nervoso.
Venerdì siamo stati alla comunità Km 39 e una signora alla quale avevo dato del filo nei giorni precedenti mi chiama verso la sua casa (molti degli indigeni vengono a Puerto Casado perché una volta ogni due mesi ricevono il sussidio quindi tutte le comunità indigene vengono a ritirare i soldi.. una miseria.. tipo 30 euro per due mesi). Entro e mi siedo con loro, mi mostra subito il lavoro che stava facendo e poi va dietro la casa e torna con quattro uova nella mano per regalarmele. Dice a suo figlio di andar a prendere una borsetta di nylon e le mette lì dentro per darmele. Ci sediamo sui vari tronchi e sedie sotto l’albero e parliamo un po’, chiedo ai bambini se hanno iniziato la scuola già, che animali hanno, se posso fare una foto… e la signora dice di si e posiziona i suoi figli sotto il tetto della casa, sembrano i soldati quando formano la fila… Continuiamo a parlare e inizio a sfoggiare il mio vocabolario guaranì e ovviamente iniziano a ridere.. visto che delle sei vocali nasali non me ne esce neanche una..
Martedì siamo stati con sor Rosanna e il medico del centro di salute ad una comunità (Machete Vaina) dove per più di 4 ore il medico ha abilitato un’aula della scuola per la consulta. Molti sono venuti e i maggiori problemi sono alle vie respiratorie (polmoniti, bronchiti), mancanza di vitamine e ferro a causa dell’alimentazione poco variata e scarsa, dolori alla schiena, reumatismi a causa del letto di tronco di palma su cui dormono, della casa poco isolata in cui dormono o a volte direttamente all’aperto, e del taglio dell’erba con machete. Molte creature hanno problemi alla pelle a causa del sole forte, della scarsa pulizia e dell’acqua contaminata che spesso usano per lavarsi e per lo stretto contatto con tutti gli animali (che vivono in casa con loro)...galline, cani, gatti, maiali, capre, asini. In questo momento ci sono molti casi di dissenteria e disidratazione, la scorsa settimana è morta una ragazza di 21 anni per disidratazione e la sua famiglia quasi non se ne è resa conto. Non intervengono subito quando si sentono male e spesso li accompagnano all’ospedale troppo tardi, hanno la fobia della flebo perché credono che la flebo stessa sia quella che li uccide. Ci sono ammalati di tubercolosi che sono monitorati costantemente e seguono la cura con abbastanza sforzo sia da parte di sor Rosanna che a sua volta incoraggia il promotore di salute presente in ogni comunità a seguire da vicino ogni paziente, ed è il promotore incaricato di somministrargli le pastiglie e il latte ogni giorno. Ci sono anche alcuni casi di lebbra qui nel pueblo ma è abbastanza contenuta.
Passando ai gruppi giovanili, all’oratorio e alla scuola qui c’è veramente da sbizzarrirsi… i ragazzi e bambini sono veramente tanti ed ognuno con la sua storia o con i suoi misteri ci accompagnano ogni giorno nelle varie attività. Spesso molto indisciplinati e troppo carichi di energia che non sai da dove afferrarli per calmarli in po’. Ma come in tutti i casi ci sono le eccezioni e qualcuno è così timido e riservato, ti guarda, ti prende per mano o direttamente ti abbraccia e non ti lascia più. Con le visite alle famiglie stiamo conoscendo le realtà da cui vengono e questo ci aiuta molto per comprendere il ragazzo, la maggior parte delle famiglie hanno 8 figli o più, spesso con diversi padri, altri hanno fratelli adottati di famiglie molto povere.
Vi aggiorno anche sul mio progresso come autista.. nelle ultime uscite non mi sono più impantanata in modo irremovibile da dover chiamare aiuto.. l’ultima volta è stato qui in febbraio nel centro del paese… in un insignificante fosso che ho beccato con le due ruote anteriori allo stesso tempo.. con qualche spinta per fortuna è uscita. Prima di viaggiare alle comunità ci muniamo di alcuni strumenti utili come la pala, la pompa per biciclette (per gonfiare le nostre gomme senza camere d’aria), un pezzo di ferro per cambiare le ruote e mettere il 4X4, e molta molta acqua (l’ultima volta abbiamo esaurito la scorta prima del tempo e ci è servito da lezione), e poi volevo aggregare al kit una specie di gomma appiccicosa e ferro con un buco per riparare le ruote nel caso forassimo per strada (visto che aggiustare la gomma sembra essere più facile che togliere quella di scorta da dove l’hanno incastrata). In realtà questo kit è fin troppo essenziale perché quando viaggiamo con Padre Zdizslaw o Padre Carlos lì c’è veramente di tutto: zanzariera, amaca, catene per uscire dal fango, corde, ecc..
Per ora vi lascio ma prometto di aggiornarvi più spesso…
Un abbraccio forte
Sosteneteci, pensateci e pregate per la lotta della terra dei casadeños, ne abbiamo bisogno.
“Quien no vive para servir, no sirve para vivir”

21/01/09
Ciao Patrizia, ciao a tutto il VIDES, auguri a Roberta e benvenuta ad Eleonora,
io mi trovo in questo preciso istante in capitale, reduce da una settimana di campo animatori in una casa salesiana vicino alla capitale in Piribebuy. Ora le suore della mia casa di Puerto casado sono qui per il ritiro che ogni anno svolgono e per non restare sola nella casa sono scesa anch’io ed ho approfittato del campo animatori, dove ho conosciuto tutti i movimenti all’interno del piú grande MJS (Movimiento Juventud Salesiana). In particolare abbiamo elaborato alcune esperienze per le tappe del JJ (jovenes para los jovenes) in modo che la formazione all’interno di tale movimento possa essere segnato da alcuni momenti forti.
Dunque per cominciare buon anno 2009!
Mba´eichapa reiko.. haku hina! Il Guaraní é una lingua stupenda, ascoltare chi parla o chi canta ti lascia incantato. Ora che sto facendo l’abitudine di sentirlo parlare ogni giorno mi sento piú parte di questa tradizione, cultura, radice che ha lasciato il popolo indigeno e che continua a lasciare. Sebbene i cittadini paraguaiani vogliano distinguersi nettamente dalle comunitá indigene (che sono un 2% nel totale dei 6 milioni di abitanti) e si sentano offesi quando qualcuno gli dice “Sos un indio”, é inevitabile riconoscere nel fatto stesso che é lingua nazionale, che quotidianamente ne fanno uso, piú della metá della musica che si ascolta é in guaraní e tutto ció che si dice in questo idioma é senza dubbio piú sentito, piú profondo e tocca direttamente l’anima delle persone. Un messaggio in guaraní non ha lo stesso valore che lo stesso messaggio in spagnolo. La moneta nazionale é il guaraní. Anche nel campo politico e in settori pubblici come privati si vede il suo sempre maggior uso (campagne elettorali, propagande, mercato del lavoro, amministrazione pubblica..); l’unico campo dove non c’é stato nessun avanzamento é quello giuridico e legislativo. La chiesa cattolica é stata l’istituzione che storicamente per prima ne ha fatto maggior utilizzo per poi passare all’attuale e molto diffuso jopará (cioé il mix spagnolo-guaraní).
Lo stesso Papa Juan Pablo II nella sua visita pastorale nel maggio 1988 ha letto il suo messaggio in guaraní e ancora oggi le persone trasmettono questo momento con orgoglio. Importante é anche la dichiarazione da parte dell’UNESCO del guaraní come Patrimonio Intangibile dell’Umanitá.
Anche la danza paraguaiana é un altro tesoro che questo popolo possiede, giá alle scuole elementari hanno una materia (danza) nella quale si insegna la danza tipica ed altri balli... ed é praticamente necessario perché in ogni festa, occasione, ricorrenza c’é un momento dedicato e si vede proprio come si sentono partecipi e coinvolti.
I preparativi e l’arrivo del Natale sono passati in fretta e quasi non mi sono resa conto della cosa, un pó per i 40 gradi all’ombra che a stento mi ricordavano il classico Natale con la slitta e le renne, un pó perché abbiamo sempre corso fino alle ore 23:00 della vigilia, un pó perché mancavano le corse all’ultimo minuto per cercare il regalo per la sorella, il papá ecc (in realtá questa é stata una bella conquista.. magari fosse ogni anno cosí). La vigilia di Natale la abbiamo passata in casa con Sor Rosanna, sor Isabel e la sorella di sor Isabel che é veunta a conoscere il Chaco (molte persone in Paraguay non sono mai andate a visitare questa parte del loro paese e ne hanno in parte paura, per l'ambiente, per gli stereotipi di persone che credono incontrare... in realtá é un luogo magnifico). Abbiamo cenato in casa dopo il presepe vivente, la veglia e la messa e ascoltato la musica della festa che si udiva da ogni punto del pueblo, compresa camera mia. Il 25 dicembre con Pa'i Martin siamo andati con una barchetta a motore a Puerto la Esperanza dove abbiam celebrato con loro e siamo rientrati nel primo pomeriggio. Tanti i momenti di pulizia in qualsiasi posto mettessimo piede.. devo specificare che in casa con noi c’é una suora maniaca della “limpieza” e quindi il comandamento n.1 é diventato “pulisci ogni luogo dove entri” .. la casa, la parrocchia, il salone, il campo da calcio, le stanze con ragni accumulati da millenni, qualsiasi giardino, corridoio.. non importa se sta arrivando una tormenta e tu stai pulendo per niente perché, tempo 5 minuti ed é disastro ovunque, l’importante é che tu prenda in mano uno straccio e inizi a pulire.
Tutti i pomeriggi, ora che si é in vacanza scolastica, siamo stati impegnati con l’oratorio nella parrocchia dove i ragazzi vengono e insieme a loro si canta, si gioca, tentando che il gioco sia qualcosa di costruttivo e non distruttivo, si fanno varie attivitá. C’é un piccolo problema di fondo, abbastanza diffuso nel pueblo: quello che non é di nessuno é mio.. e quello che é di qualcuno diventa mio lo stesso.. cosí ogni tanto nonostante le nostre mille raccomandazioni sul comportamento, i nostri mille occhi, una palla sparisce, un pezzo di rete viene tagliata (perché qualcuno ha bisogno di farsi un’amaca), dei riflettori puf.. magia spariscono... qualcosa poi si ottiene ritorni a Pietro e qualcos’altro no.
Non solo nella comunitá di Puerto Casado ci sono stati preparativi per il Natale, anche in tutte le comunitá indigene sono stati costruiti presepi con statuette d'argilla e giunchi ed i giovani si son preparati per il presepe vivente. Nella comunitá di Livio Farina abbiamo costruito dei kiwido bianchi che gli angeli (bambini) hanno usato come coreografia.. peccato che la comunitá sia stata quasi assente durante la rappresentazione perché i ragazzi si erano impegnati molto. Purtroppo tra le varie sfide che ci aspettano in questo nuovo anno c’é proprio quella di incentivare l’unione all’interno delle comunitá, ridurre il problema dell’alcolismo, soprattutto tra i giovani, cercare di dare aspettative migliori a queste comunitá, motivare ad una crescita in tutti i campi, iniziando da quello scolastico fondamentale per il progredire di una societá.
Un caro saluto a tutti.

28/11/08
É in arrivo dal Chaco paraguayo un caloroso saluto a tutti quelli che leggeranno, alla famiglia VIDES, ai prossimi volontari in partenza, alle famiglie, ecc, non mi dilungo perché altrimenti inizierei con un noioso elenco di persone, anche se in verità in questo momento vorrei salutarle tutte.
La mia esperienza qui é cominciata, sono arrivata ad Asunción il 7 ottobre e dopo più di qualche giorno perso a sbrigare pratiche burocratiche sono partita verso la casa di destinazione a circa 600 km dalla capitale. Devo dire che con i primi contatti istituzionali quasi quasi é meglio la burocrazia italiana… e ce ne vuole…
Tornando al viaggio, prima tappa martedì 20 ottobre in autobus fino Concepcion e il giorno seguente ho provato l’ebbrezza e la gioia di salire sul Titanic del rio Paraguay, una barca stracarica di tutto quello che uno può immaginare: cibo, medicinali, moto, mattoni, mobili e ovviamente persone... costrette ad arrampicarsi, mettersi in qualsiasi metro quadrato di spazio trovassero libero. E cosi sono state le seguenti 24 ore, non so precisamente a che velocità abbiamo percorso il rio, ma sicuramente molto lentamente, fermandoci di tanto in tanto in quello che le persone chiamavano porto, ma che in realtà di porto non aveva niente a che vedere. Sto ancora pensando a che riferimenti potessero avere sopratutto di notte quando ci fermavamo tra una pianta e l’altra e sulla sponda non c’era niente a parte verde, alberi e ninfee. Quattro-cinque persone scendevano in direzione sicuramente di una “estancia” che solo loro avrebbero potuto trovare. Il mio porto, un po’ desolato e silenzioso per lo meno aveva qualche persona in attesa, persone che salgono nella barca per comprare quello di cui hanno bisogno e poi scendono di nuovo. La casa delle FMA è alta e grande, quindi anche di giorno, abbastanza fresca rispetto alla temperatura esterna. Nel Chaco la temperatura arriva e supera tranquillamente i 40 gradi, ma di notte si dorme bene poiché l’aria si fa più fresca. Le prime settimane sono state di conoscenza e presentazione in ogni aula, corso, chiesa, riunione, incontro. Oltre ai giovani a Puerto Casado sto prendendo contatto con la Cooperativa che gestisce il problema della terra, per la quale il popolo casadeño sta lottando da anni, tra marce, manifestazioni, comunicati. A fianco del Pueblo di Puerto Casado, di circa 6.000 anime, c’é il pueblito di Livio Farina, che è una comunità indigena di etnia Maskoy che forma un po’ una realtà a parte, anche se si cerca una maggiore integrazione tra il paese e la comunità. Attorno a Puerto Casado sono presenti altri “asentamientos” indigeni più o meno vicini e più o meno raggiungibili a seconda delle condizioni meteorologiche. Un padre salesiano polacco Pa`i Sísalo, Suor Rosanna e da questo momento anch’io, ci occupiamo di seguire queste comunità nella parte religiosa e non solamente. Si collabora con il centro di salute per provvedere all’apporto di medicinali, ci sono infatti alcuni casi di tubercolosi che necessitano essere seguiti, anche se è difficile far seguire la cura, non tutte le persone vogliono, alcune preferiscono seguire la medicina tradizionale. In queste comunità si stanno creando inoltre gruppi di giovani ed è un po’ una sfida che possano essere visibili nella loro comunità come fuori, che possano farsi voce delle esigenze, che possano essere soggetti attivi all’interno di questa realtà, cercando di evitare che si lascino sopravvalere dai vizi o dall’impotenza di non poter migliorare le proprie condizioni.
Anche nel pueblo di Puerto Casado sono presenti gruppi giovanili legati all’esperienza salesiana, un gruppo di exploradores e MALVI, con uno dei quali abbiamo organizzato un torneo di calcio e pallavolo che stiamo per terminare, se il tempo ce lo permette. Ventidue squadre sono quelle che hanno partecipato al torneo e il primo premio per il vincitore di ogni categoria è una capra, il secondo un trofeo. Non vi racconto i lunghi dettagli e le avventure con le capre ma vi lascio immaginare. I preparativi sono stati lunghi e nello svolgimento del torneo ho conosciuto meglio le persone, il loro carattere e le difficoltà a volte nel dialogare tra di loro, ad accettare o reclamare certe regole a seconda del caso: se fanno comodo mi rifaccio alle regole altrimenti no.
Ora mi trovo in Asunción per pochi giorni, prendendo contatto con la Pastorale sociale qui per poter formare un gruppo di persone che possano mantenere il contatto con il Centro e con le varie attività e temi che si svolgono.
Nei quartieri di Puerto Casado da qualche settimana si stanno preparando per celebrare il novenario de la Virgen de Caacupé. L’Otto di dicembre e i giorni precedenti praticamente gran parte del Paese si dirige ad un pellegrinaggio in questo santuario dove è presente la statua della Virgen de Caacupè che secondo la leggenda è stata scolpita da un indio.
Insomma, riassumendo, tutto procede bene tra una cosa e mille altre… ora vi invio qualche foto del posto.
Un abbraccio forte a tutti.
A presto.
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