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Testimonianze da Pastore Lorenza “Promuovere la pace attraverso la solidarietà” - Svizzera

21/04/09
Il mondo è venuto a visitarci...
Il mondo è venuto a visitarci...
Quando Suor MariaGrazia ci informò del suo desiderio di organizzare un corso di formazione per Human Rights Defenders a Ginevra fummo subito entusiasti, anche se non sapevamo precisamente cosa significasse tutto ciò.
La preparazione del corso fu molto impegnativa, ma allo stesso tempo molto appassionante.
Quando tutto fu pronto, raccogliemmo informazioni sulle attività realizzate dalle Suore nei
loro rispettivi Paesi e iniziammo a immaginare quanto grandi e forti dovessero essere per
riuscire a fronteggiare così coraggiosamente il difficile fenomeno dei bambini di strada.
India, Viet Nam, Filippine, Argentina, Colombia, Brasile, Guatemala... il mondo stava sfilando davanti ai nostri occhi.
Il corso di formazione non è stata un’esperienza unilaterale, in cui alcuni esperti hanno illustrato i meccanismi delle Nazioni Unite citando incomprensibili Convenzioni e difficili
Risoluzioni, come insegnati impegnati a tenere una noiosa lezione; ma, si è trattato di uno scambio reciproco tra esperti, partecipanti al corso e noi.
Noi...Noi sicuramente abbiamo imparato più di chiunque altro perché, per la prima volta, siamo stati proiettati in un nuovo mondo, lontano dall’ONU, lontano da Ginevra. Siamo stati in Argentina, nelle Filippine, in Brasile... Per 10 giorni siamo stati in ogni bambino lavato, nutrito, educato e amato dalle nostre Suore. Abbiamo insegnato informatica a Marialaya, in India, e letto storie sulla libreria mobile nelle Filippine; abbiamo consolato una giovane ragazza in Brasile e preparato insegnanti in Colombia. Siamo stati nei sorrisi, nel cuore, nella speranza e nella fede di ogni Suora. Si, siamo stati tutto questo!
Alle Nazioni Unite le nostre Suore hanno dimostrato ad Ambasciatori e rappresentanti di
Stato come sia possibile curare bambini di strada malgrado le pochissime risorse economiche ed umane; come sia possibile educare un bambino disperato, sfruttato, umiliato, maltrattato, senza radici né futuro, dandogli fiducia in se stesso e speranza nel futuro, ma soprattutto ridandogli indietro la sua dignità!
È vero, la loro voce e la nostra voce potrebbero essere considerate solo una goccia incapace di scalfire la pietra d’indifferenza, di silenzio e di incapacità d’agire tanto diffusa nel mondo, ma noi, di certo, siamo usciti da questa esperienza con ancora più energia e convinzione. E siamo sicuri che, come noi, tutte le persone che partecipavano al corso hanno provato gli stessi sentimenti.
Quindi, lavorando duramente e lavorando insieme, potremmo veramente far si che quella
singola goccia diventi uno stagno e poi un lago e infine un mare...Fino al momento in cui
tutti, ovunque, sentiranno la necessità di vivere in un mondo in cui il rispetto, la fiducia e la dignità umana non saranno più motivo di lotta perché i Diritti Umani saranno come aria per i nostri polmoni…Naturali... Realmente universali, indivisibili e interdipendenti.

Lorenza, Stefano e Maria

13/01/09
Salve a tutti!!!!!!!!!!!
Sono ormai trascorsi 3 mesi da quando sono arrivata a Ginevra e, come già dissi a soli 7 giorni dal mio arrivo, mi sembra di vivere qui da sempre. La Comunità nella quale vivo è eccezionale. Ero spaventata prima di arrivare qui, perché la convivenza con le Suore mi faceva un po' paura; ma col passare dei giorni mi sono dovuta ricredere e ho scoperto che proprio loro, le Suore, sono la mia forza ed energia grazie a tutto l’affetto che riescono a darmi in ogni momento. E’ un affetto discreto e sincero trasmesso con un sorriso, una parolina e quei calorosi abbracci che prima avevo provato per gioco solo durante il corso di preparazione…facendo l’aeroplanino, e ora sono pieni di emozione, sensazioni positive e voglia di dire grazie per quello che siete. La Comunità è prima di tutto una famiglia, le Suore adesso sono le nostre mamme e i nostri papà, si occupano di noi con minuziosa cura e non mancano in nulla. Sono adorabili.
Ma la mia esperienza qui non è solo convivenza ma anche lavoro. Il mio lavoro è principalmente su due fronti. La maggior parte del tempo lo trascorro lavorando per l’Ufficio dei Diritti Umani, e un’altra parte la dedico collaborando all’assistenza con i bambini.
Se dovessi descrivere l’ufficio dei diritti umani in una sola parola, direi che è una sfida, non facile. Ha degli obiettivi ambiziosi e strumenti non ancora del tutto adeguati, ma io, come anche le altre ragazze che ci lavorano, Maria, Randi e Gladys (che è stata con noi fino a Dicembre), cerco di aiutare al meglio Sr. Maria Grazia, la responsabile, che per tutto lo scorso anno si è fatta carico, da sola, di un lavoro che talvolta ci sembra tanto persino per cinque persone.
Sono riuscita, dopo qualche mese, a farmi un'idea di cosa e come le FMA lavorino in tutto il mondo, rendendomi conto dell’entusiasmo, delle energie e dell’amore con il quale portano avanti la loro missione. Allora la domanda che mi pongo tutti i giorni è: come posso io, da qui, contribuire in maniera positiva a quanto loro fanno in loco? All’inizio ho avuto molta difficoltà a darmi una risposta, ma forse oggi ne ho una. Le Fma hanno bisogno di un ufficio di coordinamento come punto di riferimento, come punto di raccoglimento, come punto di coordinamento. Molte Province realizzano, con sacrificio e fantasia, delle attività che permettono a bambini, ragazzi, donne, uomini e intere famiglie di migliorare la propria vita, perché sono accolti nella difficoltà, accompagnati nella crescita, attraverso una maggiore consapevolezza di sé e degli altri, ed aiutati ad inserirsi nella stessa società che anni prima li aveva isolati. Sono azioni di eroismo quotidiano che sfuggono all’attenzione dei molti e soprattutto sfuggono all’attenzione dei “grandi”, che tentano di inventare nuovi modi e strumenti per tutelare la vita e la crescita di persone che, solo potendo usufruire maggiormente dei piccoli progetti già esistenti, vivrebbero meglio. Per questo mi entusiasma l’idea di lavorare sul side event di marzo alle Nazioni Unite che le FMA e il VIDES, in collaborazione con il BICE, stanno organizzando, proprio al fine di presentare parte dei progetti che sono da loro realizzati in alcune aree del mondo.
Mi rendo conto che il cammino è ancora molto lungo e il lavoro da fare molto arduo, ma occorre avere fiducia, fede e cercare di creare delle basi solide.
Le Nazioni Unite. Il mio lavoro è anche questo. Per il momento ho vissuto intensamente l’UPR, la Revisione Periodica Universale, del mese di dicembre. Il mio incontro con questo ambiente è stato molto istruttivo ed emozionante. Istruttivo perché ho un po' ripassato geografia, e in alcuni casi scoperto l'esistenza di Paesi a me sinora sconosciuti come l'ormai “celebrissimo” Tuvalu. Emozionante perché non è frequente vedere come in una stanza possano convivere tanti Stati, ed ancor più emozionante è stato vedere come i loro rappresentanti si relazionino in modo apparentemente amichevole anche se, nel mondo, non lo sono poi così tanto. Mi ha invece deluso come il gioco della “stanza piena” o “stanza vuota” sia così diffuso, perché questo mi fa capire che ci sono Stati e Stati, chi conta e chi non conta. Assistere all’UPR è stato molto interessante, anche perché mi ha permesso di capire alcuni strani rapporti di amicizia e inimicizia fra gli Stati, i loro maggiori interessi, e come le critiche date e ricevute non siano motivo di offesa, ma un punto di partenza al fine di favorire la crescita stessa degli Stati.
In un primo momento, mi ha fortemente deluso il fatto che, dopo il dibattito di un'intera mattinata e due lunghi giorni di lavoro da parte della Troika, si potesse approvare un Draft Report, a mio modesto parere, deludente, e per lo più con una stanza semivuota. I documenti approvati non mi sono sembrati tanto ambiziosi. Gli Stati che si sono presentati, nella maggior parte dei casi, hanno accolto suggerimenti non vincolanti relativi al proseguimento degli sforzi intrapresi, al mantenimento dell’interesse e dell’impegno in determinate aree, ma nessuno di questi ha accettato ad esempio di abrogare la pena di morte o applicare una moratoria per non ricorrere più ad essa, abolire la poligamia o firmare protocolli ed annullare riserve alle convenzioni. Allora mi sono chiesta quale fosse il significato di tutto questo “show”, se il risultato che si portava a casa sembrava così limitato. E lì la mia mente si è rimessa nuovamente al lavoro …ma questa volta sono stata aiutata dalla Ministra del Burundi che, rispondendo agli interrogativi sollevati dagli Stati sulla poligamia nel suo Paese, mi ha illuminato dicendo: “non posso impegnarmi qui dinanzi a voi per un qualcosa che la popolazione non è ancora pronta a recepire, in quanto un cambiamento di tale portata richiede uno sconvolgimento culturale che non può essere indotto esclusivamente dall’alto, ma occorre una preparazione che richiede del tempo”. Credo che questo sia del tutto vero, credo che nulla possa essere imposto dall’alto, e quindi, sotto quest'ottica, il Consiglio dei Diritti umani riacquista il suo reale valore e non mi sembra più tanto deludente, perché, in effetti, è il luogo in cui gli Stati sono, allo stesso tempo, invitati ad interrogarsi e a riflettere su se stessi e, a confrontarsi con gli altri Stati, ma, in modo del tutto costruttivo. Solo grazie a questo tipo di confronto possiamo quindi, col tempo, auspicare il raggiungimento di reali, e forse radicali, cambiamenti che siano a beneficio di tutti.
E poi ci sono i bambini. Il mio tempo con i bambini non è tanto. Trascorro con loro qualche ricreazione e, solo con alcuni di loro, la sera, aspettando che i genitori vengano a prenderli.
Ho visto le foto e letto le testimonianze di tutti i miei amici sparsi per il mondo. Ho percepito quanto loro stiano dando a quelle creature ma soprattutto come i piccolini stiano aiutando loro a crescere. Qui la realtà è un po’ diversa, non siamo in Africa né in Sud America, non c’è povertà di beni materiali, ma forse c’è molta più povertà di valori. I bambini vivono realtà familiari confuse, molti di loro hanno i genitori separati, risposati, fratelli e fratellastri, famiglie allargate e sparpagliate, che tentano di conquistare il loro affetto con l'abbondanza di beni materiali. In alcuni di loro la mancanza di una famiglia solida è molto evidente e apprezzo molto l'impegno delle Suore che, con il loro carisma e il loro impegno, tentano di colmare proprio quelle lacune valoriali che le famiglie non colmano o in molti casi addirittura creano.
Adesso credo proprio di essermi dilungata abbastanza. Quindi, vi saluto qui e auguro un buon proseguimento e lavoro a tutti.

13/10/08
Vivere in una casa salesiana è vivere in famiglia. L’amorevolezza delle suore e l’accoglienza che riservano ad ogni volontario mette a proprio agio sin dal primo momento. Noi siamo arrivate a Ginevra da soli 7 giorni eppure abbiamo la sensazione di vivere qui da sempre. Il lavoro da fare è tanto ma l’idea di essere parte di un progetto utile e ambizioso come quello della creazione dell’ufficio dei diritti umani ci dà l’energia per lavorare con entusiasmo.
Oggi è stato anche il nostro primo giorno con i bambini e ci siamo divertite tanto. Quello che ci ha colpito è l’orgoglio della loro multiculturalità e la facilità, per ingenuità e spensieratezza, di stare insieme nonostante le nazionalità e culture più disparate.
Il bilancio del nostro inizio è più che positivo, ora ci auguriamo di fare al meglio il nostro lavoro e di poter vivere al meglio questa esperienza… con la speranza di non combinare troppi guai (tipo far scattare l’allarme della Casa nel cuore della notte)! Anche per questo ringraziamo la Comunità di Veyrier, per la pazienza che sempre ci manifesta, anche quando, pur cercando di fare del nostro meglio, commettiamo degli sbagli.
Maria e Lory



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