VIDES Internazionale Volontariato Internazionale Donna Educazione Sviluppo - FVGS Onlus Fondazione Volontariato Giovani e Solidarietà
Google web www.vides.org
Testimonianze da Leonelli Lorenzo “Promuovere la pace attraverso la solidarietà” - R. D. Congo

10/06/09
Per me raccontare de Congo è difficilissimo, perchè spesso se ne sa poco e quel poco che si sa è sempre stereotipato. La Repubblica Democratica del Congo è Africa e tutti conoscono l’Africa in fondo, anche se non ci sono mai stati; ne hanno visto centinaia e centinaia di volte le immagini nei documentari. E nella realtà mi è parsa esattamente come l’ho vista quando stavo a casa. Eppure ho imparato che l’Africa non è solo questo, il Congo non è solo povertà e malaria. Tuttavia, poiché mi risulta troppo difficile descrivere come ho cambiato idea sul Congo, per quanto ho visto e fatto qui preferisco parlare di come il continente sia veramente come noi ce lo immaginiamo. E anche oltre l’immaginazione.

C’è una città dove manca l’elettricità. Quindi non c’é luce e non c’è acqua corrente, perchè non funziona la pompa; non funzionano i frigoriferi, ammesso che non ci sia un generatore a benzina. Le fabbriche ancora aperte funzionano solo con i generatori. Ma la benzina costa. Alcuni usano i pannelli solari, ma la corrente caricata non basta per tutta la giornata. Le strade sono in pessime condizioni, quando ci sono. Sono state asfaltate senza macchine, manualmente dagli operai, così il governatore ha dato lavoro ad un po’ di gente. La ferrovia è bloccata ormai da mesi. I macchinisti sono in sciopero perchè non sono stati pagati dallo stato e i sindacati si sono accordati con la società e hanno intascato gli aumenti degli operai. Senza la ferrovia non arrivano i beni alimentari, come farina e pesce, che la città non riesce a produrre da sola in quantità sufficiente. I prezzi del cibo e quindi il costo della vita sono aumentati di parecchio negli ultimi mesi.

E c’é una scuola, in periferia, a 20km. I bambini non pagano le tasse, la maggior parte almeno, non paga quel dollaro al mese per poter frequentare le lezioni. I genitori qui sono ancora obbligati a decidere se mangiare la sera o mandare il figlio a scuola. E di figli ne hanno sempre tanti. Ci sono i professori della scuola, che ancora oggi – estate 2009 – non hanno ricevuto il primo stipendio da quando il centro è stato riconosciuto dallo stato nel mese di novembre 2008. Ogni giorno, esclusi sabato e domenica, alle 7,30 cominciano a lavorare. Hanno già camminato 2 ore per arrivare alla scuola e ne faranno altre due al pomeriggio per rientrare. Per insegnare, senza ancora essere pagati. I bambini fanno lezione in classi ricavate da containers mercantili e la segreteria della scuola sta sotto una palma.

Questa città è Mbuji Mayi, nel cuore della Repubblica Democratica del Congo e la scuola si trova a Lukalenge, nella periferia della città. Mbuji Mayi è il principale centro diamantifero del Congo e uno dei più importanti al mondo. E qui il paradosso: la povertà è seduta sui diamanti, letteralmente. In passato bastava scavare nel giardino di casa per trovare una pietra e la città è piena di buchi e tunnel, sotto le strade, nel letto del fiume. Oggi bisogna scavare sempre più in profondità per trovare i diamanti. E la MIBA, la società statale per la raccolta dei diamanti, ha ormai fermato la produzione. Ma la ricerca artigianale delle pietre continua, a condizioni di sicurezza sempre peggiori.

Abbiamo organizzato un pasto, una domenica, gratis per tutti i bambini e ragazzi del centro di Lukalenge. Sono circa 600. Con i soldi raccolti a casa siamo riusciti a preparare due razioni di pesce, verdura e una grande palla di bukari (la “polenta” di mais locale usata come pane). I bambini in fila sono venuti a prendere il cibo, si sono seduti e hanno aspettato che tutti avessero da mangiare o che almeno il maestro li autorizzasse a mangiare; non si sono buttati sul piatto come matti, non hanno neanche provato ad assaggiare con un dito quello che gli era stato distribuito. Eppure avevano fame. Non mangiano regolarmente a casa, almeno non mangiano tre volte la giorno tutti i giorni; a volte passa anche un giorno intero senza cibo. Mi chiedo dove trovino la forza per giocare o per studiare. E non mangiano spesso il pesce o la carne; di solito hanno solo il bukari e qualche verdura. Eppure non solo hanno aspettato l’ordine del maestro per mangiare ma non hanno neanche mangiato tutto quello che avevano nel piatto. La maggior parte ha lasciato il pesce e la verdura, altri tutto quello che era stato loro dato, per riportarlo a casa e dividerlo con i genitori e i fratelli. Questa è l’abitudine qui, questo è quello che gli altri membri della famiglia fanno e i bambini imitano: quando qualcuno ha la fortuna di avere qualcosa in più da mangiare, lo porta a casa e lo divide con la famiglia. Anche dei bambini di 6 anni della prima elementari qui lo fanno.

Il Congo non è solo questo e l’Africa non è il Congo. Ma forse questo era proprio quello che vi aspettavate di leggere in un racconto sul paese. Questi due paradossi alla fine rientrano nella normale concezione che si ha del continente. Tuttavia credo che proprio questo sia il problema: come una situazione incredibilmente drammatica sia diventata quotidiana per loro e normale per noi.











Copyright © VIDES Internazionale & FVGS Onlus Via Gregorio VII,133 00165 Roma ITALIA Tel.: 0639379861 Fax: 06632001