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"Giovani per i Giovani: solidarietà senza confini" - Da Stefano (Messico - Tuxtla) |
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Messaggio di fine servizio:
Questa settimana finisce il mio servizio, e' il momento di guardarsi indietro e ripensare a tutte le cose successe, alle emozioni vissute, alle persone incontrate.....forse e' troppo presto per capire bene fino in fondo come questa esperienza mi abbia cambiato, quello che sento in questo momento sono semplicemente stanchezza e contentezza.
Entrambe sono sicuramente frutto del cammino che ho percorso in questo (quasi) anno. Le emozioni in questi giorni sono ancora piu' forti e ho paura del distacco dalle persone e dai bambini con i quali ho vissuto per tutto questo tempo. Mi sento pero' riempito da questa esperienza che é sicuramente stata la piu' intensa, forte, profonda e faticosa della mia vita.

9/12/04
…qui tutto bene. Il clima continua a fare la mia gioia e questi bambini fanno ormai talmente parte della mia vita che giá penso a quanto sará difficile andarmene. Il tempo infatti passa in fretta e il momento del ritorno non sembra cosí lontano...
Il 3 ricominciano infatti le scuole e mi metteró di nuovo alla guida del microbus e della camioneta per rinnovare il miracolo quotidiano di portare ogni mattina 50 bambini in 9 scuole diverse.
…Devo dire che in generale ultimamente sono proprio contento, credo soprattutto per il fatto che mi trovo bene nell'Albergue, che ho trovato una mia "dimensione" diciamo. Bene, un saluto a tutti e buone feste!


28/10/04
salve! come va? qua tutto bene.E' arrivato l'autunno ma non é che ce ne si accorga molto perché continua a fare caldo, e sinceramente non mi
dispiace... Il tempo sta passando veloce anche perché le giornate sono sempre molto piene. Ormai divido il mio tempo tra i compiti di autista e quelli di assistente, piú le mille cose varie ed eventuali che ci sono sempre da fare. In particolare in questo mese abbiamo cominciato il Proyecto de Formacion Integral. In pratica si tratta di una giornata (il sabato) in cui prepariamo delle attivitá e dei giochi a cui partecipano, divisi per fasce di eta' (8-12 anni e 12-18), i bambini dell'Albergue con le bambine
della casa di Copainalá o della casa femminile di Tuxtla. Io in particolare mi sono occupato di preparare attivitá di gioco per favorire il conoscimento e l'integrazione del gruppo, per sviluppare la motricitá e la creativitá, per mettere alla prova la capacitá di collaborare e infine semplicemente per farli divertire. Ma la parte che mi é piaciuto di piú preparare sono state le "lezioni" sui diritti umani, argomento sul quale mi sono laureato: ad un laureato in scienze politiche non capita tutti giorni di trovare
un'applicazione pratica ai propri studi !!! La partecipazione e l'interesse dei ragazzi/e poi mi ha dato veramente una soddisfazione e la sensazione di poter fare qualcosa di utile, pensando soprattutto a quanto mi sono scervellato per trovare un modo per far loro recepire le cose senza la necessitá di farlo come se fosse una lezione scolastica.
Ultimamante sto anche facendo il lavoro delle schede per le adozioni a distanza: le suore mi stanno man mano dando le schede dei loro rispaettivi assistiti e io le sto passando a computer, in spagnolo e in italiano, aggiungendovi le foto che ho fatto in questi mesi. Insomma, é un lavoro un po' lungo, soprattutto per il fatto che devo ritagliarmi il tempo per farlo.
Un saluto a tutti laggiú a Roma

24/07/04
Salve! E un'altro mese e' passato, stavolta volando. la seconda meta´di giugno e' stata molto particolare perche' si avvicinavano le vacanze, c'erano le feste finali nelle scuole e infine c'e' stata una grande festa per le prime comunioni e battesimi di una trentina di bambini: riunire 150 persone qui nel patio della casa e' stato un lavoraccio ma alla fine ne e' valsa la pena. Ormai ho cominciato a sentirmi veramente parte della casa e ho visto che le suore fanno affidamento su di me: questo mi rende contento sia perché vuol dire che ho guadagnato la loro fiducia sia perché mi sento utile. Le suore sono poi partite praticamente tutte per cittá del messico per frequentare un corso sui bambini di strada e io sono andato con loro per poi andare al campo formativo.
Questo e´stato veramente una esperienza incredibile: abbiamo organizzato l'animazione per bambini giovani e adulti di un intero paesino della sperduta campagna messicana!! la gente é sempre stata molto accogliente e disponibile, dico solo che quando siamo arrivati ci hanno accolto con la banda!! é stato anche bello conoscere tanti volontari (in media eravamo una quarantina, ma siamo arrivati a essere 50) anche se dispiace molto il fatto che con la maggior parte di queste persone sará molto difficile rivedersi. Forse il bello di un'esperienza cosí é la sua unicitá/irripetibilitá, peró a volte é difficile.
Adesso una quindicina di volontari é ad Ocotepec per una decina di giorni. Mi sarebbe molto piaciuto andare ma la direttrice mi ha chiesto di rimanere alla casa: ci sono 10 bambini che non possono tornare alle loro famiglie per le vacanze, nella maggior parte dei casi perché una famiglia non ce l'hanno, e ci sono solo 2 suore (da sabato 1). Credo a causa della loro triste situazione, i bambini rimasti sono i piú turbolenti e alcuni di loro valgono per tre, non sará quindi facile prossimamente. Mi consola peró il fatto che nella seconda parte di agosto verrá qui francesca e ci faremo un giro per il chiapas, cosí avró anche modo di fare un po' il "turista". Mi sento il supplente delle suore e anche per questo, come dicevo, sento che la direttrice si fida di me e mi affida questa responsabilitá; spero vada tutto bene. Mi spiace che alcune suore se ne vadano ad altre destinazioni, spero che le sostitute non siano da meno.
Entrare a far parte di una comunitá di suore è veramente un'esperienza unica: un esercizio incredibile di tolleranza reciproca, sforzo per collaborare al meglio evitando tensioni, tanta elasticitá e comprensione. E con tutto questo si finisce per essere una grande famiglia con 60 bambini.In ogni caso peró se non ci fossero i bambini qui con noi per me sarebbe veramente molto difficile: ho grande ammirazione e rispetto per queste suore, ma la loro é una scelta di vita radicale e difficile, che si puó portare avanti totalmente solo se se ne è completamente convinti. Per questo capisco i volontari che hanno difficoltá ad inserirsi in alcune comunitá.
Mi accorgo di condividere con loro molte cose, in primis sicuramente l'amore per questi fanciulli, ma mi rendo conto spesso che su molte cose abbiamo punti di vista molto diversi. Non si tratta solo del mio non essere cattolico, ma anche di vere e proprie differenze culturali e di costume tra qua e l'Europa. Io cerco sempre di capire fino in fondo e rispetto nella maniera piú assoluta, ma rimangono delle differenze. L'importante é cercare di capirsi reciprocamente e di convivere: io non pretendo cambiare le loro idee e cerco sempre di spiegare il meglio possibile la mia situazione inserendola nel mio contesto; sono anche molto curioso di vedere come la gente pensi diversamente da me, a patto che questa sia abbastanza aperta da capire che la si puó pensare anche in altro modo. Altrimenti c'é scontro, non confronto. Con quasi tutte le suore della casa riesco ad avere un dialogo positivo in questo senso.
Comincio anche a conoscere bene i bambini, a conoscere le loro reazioni, a capire cosa si cela dietro alcuni comportamenti; di conseguenza comincio a capire sempre meglio come trattare con loro, come cercare di farmi ascoltare (spesso la cosa piú difficile) e come districarmi nelle mille situazioni che si presentano ogni giorno che possono sembrare insignificanti per noi ma che per loro spesso sono fondamentali. Dopo i nomi, inoltre, ho imparato anche i soprannomi (il mese prossimo comincio coi cognomi.....). Purtroppo a volte perdo la pazienza e la calma e so che questo non porta a nulla, anzi forse li allontana da me, ma non riesco a evitarlo. L'unica cosa che posso fare é staccare un attimo: d'altra parte mi accorgo anche che se vedono che mi intristisce (come in effetti é) il fatto che non mi rispettino alla fine sembra che si pentano. I momenti con loro sono sempre altalenanti, a volte va bene a volte va male, a volte sento che sto dando loro molto ma loro non lo percepiscono, a volte mi sembra che siano loro a darmi molto senza che io riesca a ricambiarli. Quando sono tornato dal campo ed ero un po' triste per i motivi che ho detto, siamo andati al
parco e mi é passato tutto: erano contenti che fossi tornato e mi hanno fatto passare un bel pomeriggio che mi ha fatto dimenticare un po'le mie pene. Sento che si sta creando un legame e a volte mi viene giá da pensare che quando me ne andró sará veramente dura; ho giá visto le suore che sono state cambiate e per loro al momento di andarsene non é stato certo facile. Con i piú piccoli in particolare sto legando molto, forse perché sono quelli piú disinibiti nei rapporti
affettivi e che non hanno avuto delle forti botte dalla vita come gli altri. Piú sono grandi, in
effetti, piú sono complicati: difficile capirli, instaurare un rapporto, sapere bene come porsi. Sento
che ho veramente tantissimo da imparare. Sento anche a volte che sicuramente riceveró molto di piú di quello che ho da dare e da una parte questo mi rende contento, dall'altra mi fa sentire un po' impotente. Ormai comincio ad ambientarmi al punto di sentire la mia quotidianitá come "normale": vivere le emozioni piú forti come quelle piú ordinarie, provare le sensazioni di ogni giorno (anche quelle piú banali), il tutto peró in un paese diverso dal tuo ti fa riflettere molto. Se mi guardo indietro e´come se potessi vedere la mia vita da un'altro punto di vista, osservarla da lontano. Avevo giá avuto modo di provare un'esperienza del genere con l'anno di studio all'estero, ma si trattava di osservare la propria vita "regolare" da meno lontano, fisicamente e non.
La ringrazio di tutto, soprattutto di avermi mandato qua.

17/06/04
Un mese !! é passato un mese dal mio arrivo nella casa e non so neanche da che parte cominciare. Beh, posso dire innanzitutto che non mi sembra un mese ma molto di piú: la mia vita a milano sembra giá cosí lontana e le cose successe sono moltissime. Credo che la quantitá di emozioni e sensazioni provate sia cosí superiore alla normalitá che i 30 giorni passati mi sembrano almeno il triplo. Dopo il momento di entusiasmo iniziale devo dire che,anche penso per la stanchezza del lungo viaggio e del fuso mal digerito, ho avuto un iniziale momento di panico/sconforto. Mi spaventava l'idea di stare qui dieci mesi: il primo pranzo che ho fatto in mezzo a questa ‘ciurma’ (con un gran caldo, divorato dalle zanzare e mangiando delle strane cose) mi aveva messo un po' di paura: mi é venuto il timore di non farcela, di non reggere per tanto tempo. Le suore mi hanno accolto veramente bene, ma ho sicuramente accusato un po' il distacco da casa mia, dalla mia famiglia e dai miei amici. La quantitá di cose che ci sono da fare qui ogni giorno peró non ti lasciano molto tempo per pensare e quindi mi sono buttato a capofitto nelle mille attivitá della casa, cercando di capire e carpire il piú possibile per passare da novellino a cui bisogna spiegare tutto a reale aiuto per la casa.
Uno dei problemi iniziali maggiori é stato imparare tutti i nomi: puó sembrare una stupidaggine, ma se giá qui tendono a non ascoltare/ubbidire, figurati cosa fanno se neanche riesci a chiamarli con il loro nome (per inciso, i bambini sono circa 55!!).Piano piano quindi sono stato inserito in alcune attivitá: accompagnare i bambini col pullman la mattina, seguire nello studio della mattinata il gruppo di quelli che vanno a scuola il pomeriggio, organizzare un'ora di gioco pomeridiana a turno per i diversi gruppi di etá. In tutto questo le suore mi hanno seguito con molta attenzione ed affetto, soprattutto se si tiene in conto che hanno giá molte altre preoccupazioni. Hanno sempre risposto volentieri alle mie mille domande e soprattutto hanno sempre cercato di darmi buoni consigli; mi hanno anche molte volte "difeso " dai ragazzi, cercando di convincerli a rispettarmi e ad ubbidirmi. La loro apertura é stata anche notevole nell'accettare un non battezzato, anche se all'inizio si vedeva che non riuscivano bene a capire con chi avessero a che fare: mi sembra di capire che qui risulti molto strano dichiararsi non appartenente a nessun tipo di chiesa/religione. Quando dicevo che non ero cattolico, allora pensavano che fossi evangelista/presbiteriano/mormone ecc. ecc.; quando poi dicevo che non ero battezzato si passava allo stupore, immagino seguito dalla domanda non espressa : "ma allora perché sei qui?". Col passare dei giorni penso di essermi innanzitutto guadagnato la loro fiducia, e quando abbiamo preso un po' di confidenza reciproca mi hanno finalmente chiesto (in alcuni casi esplicitamente in altri meno) : ma allora cosa ci fai qui ? Cosí abbiamo anche potuto discutere delle mie posizioni e io ho avuto modo di spiegare le mie famose motivazioni (dopo averle dette tante volte ormai sono bravissimo a spiegarle) e hanno potuto comprendermi meglio. Una volta rotto il ghiaccio su questo argomento siamo passati anche a prenderci un po' in giro reciprocamente, arrivando anche a scommettere sulla mia futura conversione.Mi spiace che da agosto ci saranno dei cambi tra le suore, spero di trovarmi bene anche con quelle che verranno. Le mie giornate sono insomma molto piene e intense. Oltre alle attivitá che ho giá menzionato cerco di inserirmi, affiancando le suore, in tante altre cose: assisterli quando fanno il bucato, quando fanno il loro "oficio" pomeridiano (pulire una parte della casa), assisterli durante la cena e quando vanno a letto. Cerco sempre poi di giocare con loro nei tempi morti e durante l'ora di recreo, anche se ultimamente mi accorgo che a volte ho bisogno di questi momenti per fermarmi un attimo e "ripigliarmi" un po'. Mi accorgo infatti che é una vita molto faticosa e logorante, lo si vede dalle facce delle suore; ma è anche piena di piccoli momenti di gioia e soddisfazione. Quando arrivo alla sera mi sento il piú delle volte contento perché sento che ho avuto una giornata piena e che sono riuscito a dare qualcosa a questi bambini. Loro cercano semplicemente affetto ed attenzioni, e darne un po' ad ognuno di loro é un piccolo ma importante gesto: non penso che cambierá radicalmente la loro vita ma forse puó dar loro la speranza e l'idea che le cose possano essere differenti dalle terribili situazioni familiari da cui provengono. Le storie che stanno alle loro spalle sono molto spesso allucinanti. Lo scopo di questa casa penso sia proprio quello di ridar loro un po' di forza e speranza, la possibilitá di avere una vita diversa; mi accorgo di quanto sono stato e sono fortunato ad aver avuto tanto dalla vita e tanto amore dalla mia famiglia. Non é sterile pietá quella che sento,piuttosto rabbia e voglia di poter cambiare qualcosina. E'obbiettivamente poco (basta andare ad Ocotepec e vedere quanto ci sarebbe da fare), ma è qualcosa. Questo mi consola anche perché mi accorgo che veramente penso che qui i ragazzi possano cambiare e vedere qualcosa di positivo oltre le loro situazioni di povertá /emarginazione/ ignoranza/degrado: essere parte di questo processo e poter dare un piccolo aiuto mi rende felice e orgoglioso di quello che sto facendo, mi dá una grossa spinta per cercare di dare sempre il meglio. A volte mi accorgo di aver perso troppo la pazienza e di essermi arrabbiato troppo, oppure di aver lasciato che la stanchezza avesse il sopravvento: cerco di fare tesoro di queste cose per cercare di migliorarmi. Cerco anche di imparare dalle suore. In particolare osservo la direttrice Sor Rosita che é un mito: da una parte é cosí quadrata e inflessibile, dall'altra sa essere molto dolce ed affettuosa. Si vede il carisma che esercita sui bambini grazie a questo suo modo di essere: la ascoltano, la rispettano e la amano come un mamma. Il fatto di essere un varón mi aiuta molto perché per esempio giá il fatto di essere alto e avere la barba per i ragazzi é motivo di ammirazione. Quando mi vedono spesso mi chiamano solo per ricevere un mio sguardo credo: mi volto e dico : "cosa c'e'?", e loro spesso non rispondono e semplicemente si fermano a guardarmi, magari ridendo. Una volta a tavola ridevano tutti e pensavo mi prendessero in giro per qualcosa, quasi mi arrabbiavo, ma poi uno mi ha detto che ridevano perché erano contenti che fossí lí e quasi mi scioglievo. Un problema grosso é peró quello di riuscire a farmi rispettare ed ubbidire al momento debito. Devo guadagnarmi il loro rispetto e non é facile, devo dimostrar loro che so essere anche io duro ma voglio loro bene.( Le suore sono molto ascoltate per questo credo).I primi giorni era molto difficile sotto questo punto di vista e questo era uno dei motivi della mia frustrazione; in piú non capivo ancora bene lo spagnolo di qua, perció me ne dicevano dietro di tutti i colori senza neanche che me ne accorgessi e facendo quindi anche la figura dello stupido. Mi sembra che gradualmente la mia "autoritá" stia crescendo e che mi ascoltino un po' di piú, ma penso di essere solo all'inizio. Non solo sono ragazzi con comportamenti difficili, ma penso anche che non diano la loro fiducia cosí facilmente. In piú sono abituati al fatto che i volontari siano delle meteore che passano velocemente per la casa: simpatici e magari pure bravi, ma che in fondo si possono anche non ascoltare (un po' come i supplenti a scuola, per intenderci).Il primo giorno, il primo bambino che mi si é avvicinato mi ha chiesto SUBITO: quando vai via ? Io gli ho risposto: a marzo ! Lui si é fermato un attimo apensare e mi ha detto: non é possibile, marzo é giá passato! E io: ma no, marzo dell'anno prossimo! E lui ha strabuzzato gli occhi per lo stupore e poi ha fatto un gran sorriso chiedendomi : davvero ?......é stato un momento molto emozionante. Loro quando ti vedono ti misurano e cercano di capire fin dove possono tirare la corda: devi essere tu a metter loro un limite, fin dall'inizio perché se no è finita. Dietro consiglio di sor Rosita ho provato a farlo ed é per questo che all'inizio é stato tanto difficile e mi sono inevitabilmente scontrato con i piú rebeldes. Spero che alla lunga questo modo di porsi, piuttosto faticoso devo dire la veritá, possa dare i suoi frutti. Mi consola comunque il fatto che in effetti alcuni ragazzi non danno praticamente retta a nessuno....L'altro giorno sono andato a trovare Lucia per prendere il suo passaporto da mandare a Cittá del Messico (per il visto quindi ancora nulla di concluso) e ho potuto vedere Ocotepec. Giá il viaggio é stato bellissimo: le quattro ore di sballottaggi e trasbordi mi sono passate in frettissima per la curiositá e ammirazione che suscitano questi paesaggi. Ocotepec sembra un mondo a parte e probabilmente lo é; lí veramente la gente ha una maniera di vita diversa, diversi orizzonti e possibilitá; la povertá e la semplicitá sono incredibili, ma anche l'accoglienza e la curiositá che si suscitano . Lucia mi sembra si trovi bene, l'unica cosa che le manca credo che sia un po' di compagnia: forse per Ocotepec, per il futuro, sarebbe meglio mandare due volontari (questa é un'idea mia, lei vi dirá eventualmente in prima persona cosa ne pensa). Anche lei é sempre molto indaffarata ed è contenta di stare lí proprio perché é un posto incredibile, particolare e letteralmente fuori dal mondo. Io ogni tanto riesco a mettere il naso fuori dalla casa approfittando dei ritiri e delle riunioni delle suore, cosí sono riuscito ad andare a San Cristobal e ad uscire un paio di sere con dei ragazzi conosciuti qui nella casa (aiutavano a preparare una recita). Le montagne qui intorno sono veramente belle dal punto di vista naturalistico e sono anche loro molto particolari; piú avanti vorrei riuscire ad addentrarmi nelle varie zone indigene e conoscerle meglio. Intanto sto rastrellando e leggendo tutti i libri che posso, e che riesco perché il tempo é poco, sull'argomento.
Abbiamo anche fatto una bella gita a Jalapa (per presentare la recita che hanno preparato) e il giorno dopo alla spiaggia di Veracruz: é stato molto bello, anche perché ero appena arrivato ed ho avuto modo di conoscere meglio i ragazzi che erano venuti e anche le ragazze della casa femminile qui di Tuxtla. Piccola nota negativa, domenica scorsa mi sono letteralmente aperto la testa: sistemando un megaschermo per proiettare la finale del campionato di calcio ho tirato una superzuccata contro una mensola e mi sono tagliato. Un bel po' di sangue e un bernoccolo, poi il dottore di fiducia della casa che presta a tutti le sue cure gratuite (comprese le medicine) mi ha compuesto, come si dice qui. Totale, giro con una benda in testa e sicuramente mi rimarrá visibile un bel "recuerdo de Chiapas". Facendo un piccolo bilancio del primo mese direi che è proprio positivo. Ormai la sento come casa mia e mi sento a mio agio; sicuramente ho ancora moltissimo da imparare, ma penso di avere ormai trovato il mio posto. Penso che piú avanti la directora mi affiderá qualche responsabilitá in piú, spero di riuscire ad essere all'altezza perché questi bambini se lo meritano. Se la lettera é un po' sconnessa mi scuso ma ho dovuto scriverla in piú tempi approfittando dei tempi morti. Un saluto affettuoso a Lei e tutto il Vides,fate il tifo per l'Italia anche per me!

Salve ! sono quasi riuscito ad imparare tutti i nomi (58) ma nonostante questo si' mi hanno travolto... sto cominciando a prendere il ritmo delle suore che sono davvero incredibili. Abbiamo sempre trovato chi ci aspettava e sono sempre state tutte sempre molto gentili...

Lucia e' andata giovedì a Ocotepec, oggi e' passato di qui Giorgio e mi ha detto che sta bene ( anche se e' su con solo 2 suore e non mangia i fagioli...)
Non so ancora cosa dire di Tuxtla, sono qui da troppo poco, la casa mi sembra una enorme famiglia, spero di trovare il mio posto in essa: le suore sono comunque tutte molto disponibili e gentili… A presto

Salve sono qua a un cibercafè e Lucia è qui di fianco (purtroppo il pc della casa è momentaneamente fuori uso ) , il viaggio i bus è andato bene anche se un po’ stancante. Lucia partirà forse domani , bisogna prima che riesca a mettersi in contatto con Octopec. I bambini arriveranno tra poco da scuola spero non ci travolgano… Saluti |
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